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Giro, Fondriest: "Transenne più alte per evitare cadute come quella di Contador"

Per l'ex-campione del mondo, il rischio di incidenti fa parte del ciclismo. Ma qualcosa si può fare per limitare l'incoscienza di certi spettatori

Spettatori incursori al Giro d'Italia. Improvvidi e molesti. E' capitato durante la seconda tappa con arrivo a Genova. Un tale su una bicicletta è sbucato dal nulla in mezzo al plotone che arrivava a tutta velocità. Questione di istanti, poi il capitombolo. Lui in pista, molti corridori fuori, doloranti per la caduta. E' successo a uno sbuffo dal traguardo di Castiglione della Pescaia, zona franca della sesta tappa. Un tifoso (?!) allunga la sua macchina fotografica poco scolastica e tanto pro' (il teleobiettivo non è strumento da tutti) oltre le transenne che dividono il lecito dall'illecito. Anche qui, è un attimo. Il primo a farne le spese è Daniele Colli. Poi, molti altri. Tra i quali Alberto Contador, candidato numero uno al passaggio tra gli applausi a Milano, che finisce pancia all'aria con il braccio sinistro dolorante. Gli esami diranno che è una sublussazione. Non una frattura, vero, ma comunque un guaio che potrebbe condizionare e tanto la corsa dell'uomo in maglia rosa. Qualcosa non torna. Per colpa di chi? Maurizio Fondriest, oro ai Mondiali in linea di Renaix nel 1988, separa e propone.

"Partiamo dal presupposto - spiega l'ex azzurro - che non puoi fermare tutta la sede stradale per impedire l'accesso imprevisto degli spettatori. E' impossibile transennare tutto. A Genova, il ragazzo con la bmx ha voluto fare una bravata. Non si è reso conto del problema che poteva causare, è stato un incosciente, ma cose del genere per fortuna non accadono spesso. Ecco, la considero un'anomalia. Per definizione, difficile da gestire. Discorso diverso per la caduta che ha coinvolto Contador. Lo spettatore responsabile del contatto con Colli non è il fotografo della domenica. L'obiettivo che montava la sua macchina fotografica costa molto, è roba da professionisti. Si è esposto fuori della transenna con un cannone del genere senza pensare agli effetti che avrebbe potuto provocare. Ha commesso un errore gravissimo. Che è costato tantissimo ai corridori". 

La storia del ciclismo è ricca di cadute provocate dal pubblico. Dobbiamo pensare che sia una variabile che fa parte del gioco?
"Le cadute 'normali' ci sono sempre state e probabilmente sempre ci saranno. Quando sei nel gruppo insieme con tanti corridori, c'è poco da fare. Una distrazione e sei a terra. Per colpa tua o per colpa di altri. Sì, penso che le altre cadute, quelle causate dagli spettatori facciano parte del gioco. Perché se vogliamo risolvere il problema alla radice, dovremmo correre in pista. Ho vissuto in prima persona occasioni in cui la folla si apriva per consentire il passaggio del gruppo. Migliaia di persone. Come si fa? Transenniamo tutto il percorso?".

Dunque, nessuna soluzione praticabile. Capita, punto.
"Qualcosa si può fare. Potrebbero alzare le transenne all'arrivo, per impedire che qualcuno si sporga sul tracciato. Ma siamo sicuri che ci sarebbero i soldi per fare un'operazione del genere? Puoi ridurre la sede stradale, ma non tutti gli arrivi hanno la stessa larghezza. E guai a creare imbuti strettissimi, sarebbe ancora più pericoloso. Chiudere la zona del traguardo al pubblico? Sarebbe la morte di questo sport. Occorre trovare il giusto compromesso tra la sicurezza per i corridori e le legittime richieste del pubblico. E non è affatto facile".

Il piano B, al limite della fantasia: facciamo indossare ai corridori protezioni che limitino gli effetti delle cadute.
"La tecnologia sta andando avanti e anche chi corre in bici ne sta beneficiando in modi e forme diverse. Ma protezioni con materiali rigidi darebbero troppo fastidio durante la gara. No, per il momento, non credo che sia una soluzione da prendere in considerazione".

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