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Giro d'Italia, Magrini: "Attenti, con le montagne arrivano le sorprese"

Il telecronista di Eurosport risponde a chi parla di una corsa noiosa, con poche fughe e Contador sicuro vincitore davanti ad Aru

Teobaldo Semoli

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Nonostante il freddo, la pioggia, le cadute, e una classifica generale che vede un testa a testa serrato tra Aru e Contador, separati da soli 19 secondi, dopo due settimane di Giro c’è chi parla di una corsa già scritta, e che fin qui ha regalato ben poche sorprese.

In effetti ci aspettavamo di vedere davanti lo spagnolo della Saxo e l’italiano dell'Astana, e così è stato; ma il duello tra i due favoriti alla maglia rosa finale non lo abbiamo ancora visto – raramente si sono attaccati o hanno preso il comando di una fuga – e il rischio è quello di arrivare a Milano con un finale già scritto, presumibilmente con Contador vincitore davanti all’azzurro.

“E’ vero che non ci sono ancora state le grandi azioni dei big, ma non sono d’accordo sul fatto che il Giro di quest’anno non sia interessante; anzi, io vedo sorprese tutti giorni – spiega Riccardo Magrini, che sta raccontando la corsa rosa per Eurosport – basti vedere la tappa di Jesolo dove una caduta (che ha coinvolto Contador e portato Aru in maglia rosa, ndr) ha mischiato di nuovo le carte, e ci ha fatto vedere che forse Porte e il Team Sky non sono così in palla come tutti avremmo potuto pensare”.

Cosa ne pensa rispetto ai distacchi della classifica generale?

“Aru e Contador sono praticamente alla pari. Gli altri, vero, sono dietro ed è evidente che non sono più i tempi di Coppi e Bartali, e nemmeno di Pantani, in cui possiamo pensare che i corridori recuperino 15-20 minuti di ritardo. E’ un Giro diverso, molto tecnico e sicuramente più "pulito", nel quale i corridori non possono permettersi strappi ogni 20 chilometri; ma questo non significa che sia meno bello..”.

Possiamo dire che per ora sono mancate le fughe dei protagonisti più attesi?

“In realtà di fughe io ne ho viste parecchie: Formolo ha vinto in fuga, così come Polanc sull’Abetone con Chavanel a ruota. E’ normale che i big per il momento non potevano rischiare, ma lo faranno nelle prossime tappe di montagna, quando si deciderà il giro”.

Quali sono le tappe che decideranno la maglia rosa?

“Già la cronometro di oggi, di 60 chilometri, può essere uno spartiacque importante, riportare Contador in maglia rosa e Uran vicino alla testa. Poi però, dopo il lunedì di riposo, arrivano le montagne con la tappa dell’Aprica, sul Mortirolo, che sarà uno spettacolo; così come quella del Colle delle Finestre, con arrivo al Sestriere. Lì Aru potrebbe davvero fare la differenza, anche perché è supportato da una squadra veramente forte..”.

Le piace come si stanno comportando gli italiani?

“Devo dire di sì. Ce ne sono tanti, non ultimo Modolo (vincitore dell’ultima tappa, ndr), che si stanno mettendo in mostra. E’ evidente che siamo nel mezzo di un ricambio generazionale, e anche la gente impiegherà un po’ a riconoscere i nuovi volti; ma se Aru dovesse iniziare a vincere qualche tappa di montagna l’entusiasmo potrebbe esplodere”. 

E Porte?

“L’australiano lo vedo decisamente sottotono, non solo per la stupidaggine che ha fatto Forlì (in cui è stato penalizzato per essersi fatto prestare la ruota da un corridore di un'altra squadra, ndr), ma anche per come si è rialzato dalla caduta di Jesolo. Sembra quasi che quell’errore lo abbia mandato in tilt”.

Lei non ama particolarmente il modo di correre di Team Sky…

“Sono tra i più forti, ci mancherebbe, ma devo ammettere che quella mentalità un po’ anglosassone di vivere le corse in maniera distaccata non è una cosa che condivido molto..”.

In che senso?

“Ecco, sotto questo punto di vista si può dire che l’aspetto umano è quello che oggi viene un po' mancare e che con tutta questa tecnologia e analisi di dati rischia un po’ di perdersi, insieme a un certo fattore di imprevedibilità. Detto questo, state certi che nei momenti decisivi, quando a contare sono solo cuore anima e gambe, saranno ancora i campioni a fare la differenza”.

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