Giro: vince Canola prima di due tappe nel nome di Pantani

A Rivarolo Canavese sprint vincente dell'italiano, con Uran sempre in maglia rosa. Domani l'Oropa e domenica Montecampione, le salite del Pirata

Marco Canola, primo sul traguardo di Rivarolo Canavese. – Credits: Ansa.

Sergio Meda

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Il Giro propone a Rivarolo Canavese il tema dei dispetti o se preferite delle trappole che non scattano ai danni del più forte in volata. Data la manifesta superiorità di Nacer Bouhanni, non potendolo battere si può fare il possibile perché perda, dando alla sua squadra, la F des Jeux, tutto il carico dell’inseguimento alla fuga di giornata. E quelli non ci cascano. Il resto lo fanno l’ennesimo acquazzone con la novità della grandine.

Fuga a sei nella corta tappa di oggi, ridotta a tre uomini nel finale, con il successo di un italiano, Marco Canola, che al ciclismo sin qui ha chiesto solo di partecipare. Un successo per lui nel Tour di Lagkawi, isola della Malesia, prima della volata odierna della 13a tappa in cui ha battuto Rodriguez e Tulik, evento che lo proietta sotto i riflettori negi spiccioli di giornata. Solo un flash per lui, domani l’attenzione si sposta su chi azzarderà.

Dopo il Carpegna nell’ottava tappa, domani si celebra il secondo omaggio che il Giro 2014 tributa a Marco Pantani, a dieci anni dalla scomparsa. Domani si arriva in quota a Oropa, un traguardo che evoca la memorabile e rabbiosa cavalcata del Pirata nel 1999, quando un incidente meccanico (salto di catena) gli fece mettere piede a terra all’inizio della salita, a 8,5 chilometri dall’arrivo. Ben assecondato dai compagni della Mercatone Uno ma certamente seccato per la bagarre che si era scatenata in testa - scattavano tutti come ossessi, più che mai felici di non averlo tra le ruote - Marco non si lasciò prendere dal nervosismo e in sei chilometri di salita, con generose progressioni, fu capace di riprendere e staccare, ad uno ad uno, i 57 corridori che lo precedevano. L’ultimo ad arrendersi, a due chilometri dal Santuario di Oropa, nel delirio dei tifosi, il francese Jalabert, quel giorno brillantissimo, ripreso e staccato dopo una cinquantina di metri. Anche per lui verdetto impietoso: un passivo di 20 secondi, rimediato in meno di due chilometri. Sparpagliati tutti gli altri. Ma quel Giro Marco non lo concluderà, espulso a Madonna di Campiglio.

A seguire, domenica, a completamento del fine settimana in omaggio al Pirata, un altro arrivo di quelli che contano. Montecampione evoca soprattutto il formidabile duello fra Pantani e Tonkov nel Giro del 1988. Per consentirsi un margine di sicurezza nella cronometro conclusiva, pur in maglia rosa, lungo i 13 km di quella ascesa Marco portò un’infinità di allunghi ai quali il russo rispose con disinvoltura sino a 3 km dall’arrivo. Gli fu fatale una nuova progressione di Pantani negli ultimi 2.500 metri, che solo la classe e l’orgoglio di Tonkov consentì di contenere al traguardo in 1’01”. Sulla carta i protagonisti colombiani e i nostri – fanteria leggera, genere Pozzovivo e Aru – cercheranno di emulare i due. Ma forse non è ancora tempo di duelli rusticani, a questo Giro.

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Sergio Meda, autore di questo articolo, è direttore del sito Sportivamentemag  (magazine on line che tutela lo sport e le sue regole) ed è stato la figura di riferimento dell'Ufficio stampa del Giro d'Italia dal 1995 al 2009.

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