Calcio a 5: cosa c'è dietro l'Italia campione d'Europa

Roberto Menichelli, ct della Nazionale vincitrice in Belgio del secondo titolo continentale, racconta il mondo del futsal nel nostro Paese

La gioia degli azzurri al termine della finale con la Russia – Credits: Cassella/Divisione Calcio a 5

Dario Pelizzari

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Ottantamila tesserati per le attività di prima squadra, 30mila per l'attività giovanile. E ancora: 150 società nazionali divise in cinque campionati (Serie A, Serie A2, Serie B, Under 21, Serie A femminile) e 2500 società regionali divise in tre tornei. Il futsal in Italia produce numeri di tutto rispetto. Merito anche e soprattutto dei risultati raggiunti dalla Nazionale maggiore, che lo scorso weekend in Belgio si è laureata per la seconda volta nella sua storia Campione d'Europa. Al timone degli azzurri dal marzo 2009 l'ex fenomeno del Torrino (club di Roma tra i più quotati nei primi anni Novanta), Roberto Menichelli, che ha accettato di spiegarci le logiche di uno sport conosciuto da tantissimi e praticato da molti meno.

Il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ha suonato la carica: il trionfo all'Europeo deve stimolare il percorso di crescita del futsal in Italia. Cosa è necessario fare per non perdere il treno?

“La priorità è incentivare lo sviluppo del movimento giovanile e spero che il risultato della Nazionale possa essere motivo di ulteriore slancio per raggiungere questo obiettivo. Il problema del reclutamento di nuovi atleti è comune a tutti gli sport meno popolari del calcio, ma è indubbio che per noi rappresenti un tassello fondamentale per fare sempre meglio. La Federazione ha avviato recentemente un progetto rivolto ai bambini e ha obbligato tutte le società a istituire una scuola di futsal. Gli effetti sono positivi e le conseguenze di questo lavoro sono e saranno sotto gli occhi di tutti”.

Dici calcetto e pensi ai campetti colmi di giocatori di tutte le età. Eppure, nel nostro Paese il futsal è ancora considerato uno sport minore, perché?

“Il calcetto non è altro che la versione amatoriale del futsal. Per carità, è una componente importante, anzi, importantissima, perché dimostra che siamo in tantissimi ad amare questo sport, però va detto che il calcetto non ha niente a che vedere con il futsal, che è uno sport indoor giocato su un parquet. Tuttavia, nel nostro Paese sono sempre di più i ragazzi che decidono di avvicinarsi alla nostra disciplina e anche le squadre sono in continuo aumento. Certo, non possiamo accostarci ancora a sport primari come il calcio, ma sono convinto che in chiave futura il futsal possa diventare una realtà sempre più consolidata”.

D'accordo, ma come spiegare questo scarto così netto tra calcetto e futsal? Perché chi gioca a calcetto spesso non decide di diventare un giocatore di futsal?

“La ragione è probabilmente questa: l'amatore che gioca all'aperto sul campo di erba sintetica mette in piedi velocemente una partita di calcio in versione ridotta. E non ci sono impegni di sorta. Si gioca, si passa la serata e tutto finisce lì. Per carità, va bene anche questo perché permette ai praticanti di conoscere una modalità di gioco diversa dal calcio, ma ripeto, il futsal è un'altra cosa. Mi consenta la battuta: prima o poi si convertiranno”.

C'è anche chi ha fatto il percorso contrario. Domenico Berardi, giovanissimo bomber del Sassuolo in profumo di Nazionale, è stato notato dagli osservatori del club toscano mentre giocava a calcetto con gli amici. Prandelli le deve una cena.

“Ci sono numerosi giocatori professionisti, soprattutto di formazione brasiliana e argentina, che hanno giocato molti anni a futsal prima di passare al calcio. Da quelle parti, viene considerata un'attività propedeutica al pallone a 11. Non mi sorprende che sia successo anche in Italia. E ancora meno che gli atleti in questione, come Berardi, possano raggiungere ottimi risultati”.

Dilettanti o professionisti? Quanti sono i giocatori del massimo campionato italiano che possono dedicarsi al futsal a tempo pieno?

“Premetto che la Divisione Calcio a cinque, la massima espressione del futsal di casa nostra, fa parte della Lega Nazionale Dilettanti. Sarebbe bello passare la soglia dallo status di dilettante a quello di professionista, ma mi rendo conto che non sia facile, perché i problemi ancora ci sono e non sono facili da risolvere. Ciò detto, i giocatori dei campionati più rappresentativi, penso alla Serie A, ma anche alla A2, si allenano tutti i giorni perché non potrebbero fare diversamente. Si tratta per molti di loro di un'attività a tempo pieno che richiederebbe un inquadramento economico differente rispetto all'attuale. Ma sono tanti gli sport, pure olimpici, che pur non essendo considerati professionistici possono vantare atleti che dedicano alla loro disciplina gran parte della giornata”.

La Serie A non sta attraversando un periodo felice. Questione di numeri che non tornano a causa della crisi economica o c'è di più?

“La formula del torneo è passata da 14 a 10 squadre proprio per far fronte agli effetti della difficile congiuntura economica. Devo dire però che la crisi ha investito quasi esclusivamente il massimo campionato nazionale, perché nei tornei inferiori non ci sono stati problemi così importanti. Il sistema del futsal italiano è riuscito a tenere molto bene. In più, devo aggiungere che la contrazione della Serie A ha portato a una maggiore competitività del campionato, perché le squadre partecipanti si sono attrezzate al meglio delle loro possibilità e la qualità in campo si vede”.

Quali le similitudini con il calcio fuori del campo? La discriminazione territoriale è una cattiva abitudine soltanto di chi frequenta gli stadi del pallone?

“Il pubblico degli sport indoor si differenzia solitamente dal pubblico che frequenta gli spalti di uno stadio di calcio. A parte qualche rara eccezione, posso dire che i tifosi del futsal si comportano bene spesso e volentieri”.

Per anni si è detto e scritto che gli ottimi risultati della Nazionale italiana di futsal contassero un po' meno perché “annacquati” dalla massiccia presenza in squadra di oriundi sudamericani. Con lei, però, qualcosa è cambiato.

“Era il nostro obiettivo, il mio e quello della Federazione. Oggi, rispetto al passato, ci sono più giocatori nati in Italia. Lo dicono i numeri e mi fa piacere sottolinearlo: abbiamo raggiunto il proposito che ci eravamo prefissi all'inizio del mio mandato. In ogni caso, ci tengo a ringraziare i ragazzi che non sono nati nel nostro Paese e che però molto hanno fatto e stanno facendo per il campionato italiano e per la maglia azzurra. Hanno portato qualità ed esperienza, contribuendo in modo determinante a rendere migliore il futsal italiano”.

Bronzo agli Europei del 2012, bronzo ai Mondiali dello stesso anno, infine l'oro agli Europei in Belgio. Cosa è lecito attendersi dalla spedizione azzurra ai Mondiali del 2016 in Colombia?

“Il percorso fatto fin qui è stato senza dubbio ricco di gratificazioni. Ora programmeremo il lavoro per il prossimo biennio e faremo del nostro meglio anche in Colombia. Dire ora dove potremmo arrivare è francamente difficile, ma il nostro impegno certo non mancherà, ne sono certo”.

Twitter: @dario_pelizzari

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