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Football Usa, la conferma: i traumi cranici provocano l'encefalopatia

Il vicepresidente della NFL riconosce per la prima volta nella storia un collegamento diretto tra il gioco e la malattia cronica

Football-americano

Dario Pelizzari

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Football americano nel caos. Per la prima volta un dirigente della National Football League (NFL), la Lega a stelle e strisce, la più importante al mondo, ha riconosciuto il legame diretto tra i traumi cranici subiti dai giocatori e la comparsa dell'encefalopatia cronica, la grave malattia degenerativa cerebrale che ha colpito numerosi atleti nel corso degli anni.

Parola del vicepresidente per le politiche di sicurezza e della salute della NFL, Jeff Miller: “Certamente sì, esiste una correlazione tra il football e l'encefalopatia cronica”. Miller ha risposto così alla domanda che gli è stata posta dal deputato dell'Illinois, Jan Schakowsky, nel corso di una tavola rotonda organizzata lunedì scorso dalla Camera dei rappresentanti.

Il dirigente della NFL ha di fatto avallato lo studio di un neuropatologo di Boston, il dottor Ann McKee, che ha riscontrato tracce della malattia nel cervello di 90 ex giocatori sui 94 esaminati. “In realtà, penso che sia comune più di quanto di pensi”, il commento che ha rilasciato il medico davanti la commissione. Uno studio, il suo, che crea uno squarcio profondo nel muro di silenzio eretto dalla NFL per evitare di affrontare un problema dai risvolti densi di conseguenze per il futuro stesso dello sport più popolare negli Stati Uniti.

Ricorda il network televisivo Espn che già nel 2009 un portavoce della NFL aveva ammesso al New York Times “l'evidenza che i traumi di gioco possono portare a problemi seri a lungo termine”, ma il numero uno della Lega, Roger Goodell, in carica dal 2006, non ha mai preso posizione in merito, lasciando alla commissione medica il compito di chiudere il caso.

E quest'ultima non si è tirata indietro, tutt'altro, ieri come oggi. Nel corso dell'ultimo Super Bowl, il dottor Mitch Berger, neurochirurgo di San Francisco che guida il gruppo di osservatori NFL incaricati di analizzare e approfondire le ragioni dei traumi da gioco, ha ribadito le coordinate della prudenza federale: non vi è ancora un legame certo tra il calcio e la CTE, l'encefalopatia cronica. Dalla sua, l'evidenza: la malattia può essere diagnosticata con certezza solo con l'autopsia ed è quindi molto complesso riscontrarla nei giocatori viventi.

Nel 2013, la Corte di giustizia della Pennsylvania aveva accolto la richiesta di 4500 ex giocatori che avevano accusato la NFL di aver nascosto il rischio di danni celebrali a lungo termine. Il risarcimento pattuito dalla National Football League è entrato nella storia dello sport americano: 765 milioni di dollari. Una cifra destinata probabilmente a salire con l'ammissione sottoscritta davanti al popolo americano da uno dei suoi massimi dirigenti.

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