Nella testa di Fognini…

Lo psicologo spiega cos'è accaduto al tennista azzurro, che ha perso la testa (e la faccia) a Montecarlo nel match contro Tsonga. Ma c'è una via d'uscita - Video

Fabio Fognini indica la sua testa durante il match contro Tsonga negli ottavi di finale del Master di Montecarlo. – Credits: EPA/SEBASTIEN NOGIER

Teobaldo Semoli

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Prima il litigio con il giudice di linea, poi la discussione con l’ufficiale di campo per finire con gli insulti lanciati verso il padre, ripresi dalle telecamere , che hanno fatto il giro del mondo.

Fabio Fognini ha perso la testa e lo ha fatto nel peggiore dei modi: in diretta Tv, davanti al pubblico del Master 1000 di Montecarlo, che voleva vedere la sfida tra l’idolo di casa Tsonga e l’italiano capace di battere (anzi umiliare) il vincitore di Wimbledon Andy Murray e riportare l’Italia in semifinale di Coppa Davis. 

Ma cosa è successo dentro la testa del 26enne tennista ligure? Lo abbiamo chiesto a Salvatore Russo, psicologo sportivo che di professione “cura” la mente degli atleti attraverso tecniche di pensiero positivo, goal setting, concentrazione e self talk. 

Allora Dottore, ci spiega cosa può essere successo nella testa di Fognini?

“Sicuramente Fognini era stanco fisicamente: aveva un problema alla gamba e e le fatiche dei primi turni, oltre che degli impegni di Coppa Davis, si sono fatte sentire. Soprattutto però era stanco a livello mentale e aveva accumulato uno stress che è esploso nella prima lite con il giudice di linea”.

Inutile dire che il "falco" gli aveva dato ragione ..

“Chiunque di noi quando da quando si alza la mattina inizia a instaurare un dialogo interno con se stesso. E’ come se una sorta di “vocina” nella nostra testa commentasse tutto quello che stiamo facendo, influenzando in tempo reale il nostro stato emotivo”.

Cosa avrebbe potuto fare Fognini?

“La sua voce interiore avrebbe potuto dirgli: “il giudice può sbagliare”, oppure “ho il talento necessario per recuperare...".

E invece cosa è accaduto?

“Lui era arrabbiato con se stesso, non con gli altri. Il problema è che quando si perde la capacità di auto-osservarsi ogni stimolo negativo diventa l'occasione per proiettare l’aggressività verso l’esterno. Questo ha generato un comportamento che si vede raramente su un campo da tennis…”.

Come la lite con il padre..

“Non mi sento di fare delle interpretazioni personali ma le immagini dimostrano uno spostamento della rabbia verso la persona di riferimento. Addirittura lo stato mentale in cui si trovava Fognini potrebbe averlo portato a un lieve e transitorio distacco dalla realtà per cui non si è nemmeno reso conto di cosa stavo facendo”.

Addirittura?

“Assolutamente. Rivedendo il video potrebbe anche non ricordarsi di aver fatto quelle cose”.

Perché è successo?

“Probabilmente perché Fognini non si conosce fino in fondo, quindi non è in grado di comprendere l’emozione di rabbia nel momento in cui arriva. Se l’avesse riconosciuta e avesse concentrato la sua attenzione sul punto successivo probabilmente avrebbe vinto il match perché avrebbe sfruttato un surplus di energie che il suo avversario non aveva".

Tutta questione di "rabbia", quindi?

"La rabbia in ambito sportivo non solo è un fattore necessario ma può essere addirittura un vantaggio se canalizzata nel modo corretto”.

Ad esempio?

"Banalmente concentrandosi sull'obiettivo, ma ci sono tennisti del passato, ad esempio Connors, che quando erano in difficoltà, e sapevano che per vincere non sarebbe bastato il loro talento, utilizzavano la rabbia per far innervosire l’avversario. La differenza è che lo facevano in modo cosciente”.

Anche un "tranquillo" come Federer deve fare i conti con la rabbia?

“Mi risulta che lo svizzero, negli anni, abbia fatto tantissimo lavoro mentale. Sicuramente ha un carattere differente, dovuto anche alla sua cultura, ma Federer ha perso delle gare importanti e non ha mai avuto reazioni del genere. Semplicemente ha capito che sarebbe stato più conveniente per lui comportarsi in un altro modo.

Cosa può fare ora Fognini?

“Fabio è di fronte a un bivio. Può ignorare quello è successo e andare avanti. Troverà altri avversari, un altro pubblico, un’ altra città ma correrà sempre il rischio che gli accada di nuovo quanto successo a Montecarlo”.

Oppure? 

“L’altra scelta è non fare finta di niente, rivedersi, provare a dire a se stesso: “c’è qualcosa di me che non conosco”. Questa ipotesi potrebbe essere la leva per capire come sfruttare la rabbia a suo vantaggio e portarlo al massimo delle sue possibilità. Magari tra i primi 10 giocatori al mondo...".

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