Paolo Corio

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Se Sofia Goggia è stata l’unica atleta di tutta la spedizione azzurra (femminile e maschile) a conquistare una medaglia ai recenti Mondiali di St. Moritz, in Coppa del Mondo è tornata a splendere la stella di Federica Brignone: prima il trionfo nel gigante di Kronplatz, tappa italiana del circo bianco giusto alla vigilia dell’appuntamento iridato, quindi la doppietta sul podio nelle due combinate di Crans-Montana (Svizzera), con un altro successo e un altrettanto entusiasmante secondo posto.

Figlia d’arte, a 26 anni Federica ha così ora eguagliato per vittorie (4) la madre Ninna Quario, protagonista negli anni Ottanta con l’irresistibile “Valanga Rosa”, superandola poi per numero di podi (16). Ma soprattutto la Brignone, il cui padre è a sua volta un maestro di sci, ha saputo ribaltare l’andamento di una stagione che rischiava di offuscare del tutto la precedente, in cui erano arrivati i primi due successi in carriera nel gigante di Solden (Austria) e nel Super-Gigante di Soldeu (Andorra). “Nella prima parte di questa Coppa del Mondo”, commenta la diretta interessata, “ho in effetti combinato tanti casini. A tratti era molto veloce, ma poi finivo per buttare via le gare commettendo qualche errore”.

Magari per un eccesso di fiducia, dopo che nel 2015-2016 sei entrata a far parte del gruppo delle migliori?
“Tutto il contrario: non riuscivo ad avere piena confidenza con la mia sciata. Io so come devo sciare e cerco di farlo al meglio, ma in termini assoluti non sono una persona così sicura di sé. L’unica mia certezza è che devo sempre allenarmi ‘a tutta’, perché così facendo alla fine i risultati arrivano”.

Il tuo fattore vincente è allora guardare sempre al futuro: confermi?
“Sì, ma aggiungendo che quando esco dal cancelletto non penso alla vittoria, ma solo a dare il massimo di me stessa. Ovviamente sono una persona competitiva, altrimenti non sarei qui, ma - come detto - ritengo che i successi siano la conseguenza dell’ottimizzare il lavoro per arrivare a sciare in gara come riesco a fare in allenamento”.

Tra le conseguenze del tutto, c’è anche un ritrovato entusiasmo degli italiani per lo sci grazie soprattutto alle tue vittorie e ai risultati delle altre tue compagne, a partire da Sofia Goggia…
“Sicuramente c’è una ritrovata attenzione intorno al nostro mondo, ma non mi piace quando si fanno i paragoni con il passato: ogni epoca ha i suoi protagonisti (più o meno forti) e le sue particolarità. Ad esempio, quello che più mi piace oggi è vedere come la passione per quello che facciamo noi sia molto spesso strettamente legata a quella per lo sci in sé, alla voglia di fare sport nella natura. Lo dico vivendo in Val d’Aosta, dove arriva sempre più gente mossa proprio dal desiderio di stare attivamente all’aria aperta”.

Ti senti insomma una sorta di testimonial dell’outdoor?
“Diciamo che sarei felice di sapere che qualcuno, vedendomi in gara, venisse preso dalla voglia di andare a fare sport all’aperto. Ancora meglio se fosse un ragazzino o una ragazzina della cosiddetta generazione dei videogiochi: io da piccola stavo all’aperto tutto il giorno, non riuscivo mai a stare ferma, come del resto mi capita anche ora”.

Fai quindi anche altri sport quando sei lontana dalle piste?
“Li ho davvero provati quasi tutti. Mi piacciono molto il tennis, il surf da onda, il golf e l’arrampicata, oltre che fare lunghi trekking in montagna nella bella stagione. In passato ho anche fatto atletica leggera e mi è rimasta la passione per la corsa, che devo però fare con estrema moderazione per evitare problemi alle ginocchia. Sono tra l’altro convinta che ‘rubare’ i gesti ad altre discipline sia utile anche per lo sci, uno sport di coordinazione in cui risulta assai utile la capacità di compiere più movimenti diversi insieme, di avere sempre la giusta memoria muscolare per affrontare le diverse situazioni in pista”.

Quanto all’altra, di memoria, Federica ha già spiegato come usarla: resettarla sempre per continuare a vincere.

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