Edoardo Frittoli

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Il 24 luglio 1949 Fausto Coppi vinceva il suo primo Tour de France. Conquistava anche una storica doppietta perché il 12 giugno il "campionissimo" aveva fatto suo il Giro d'Italia dopo una serie di tappe epiche in salita, di fughe solitarie sui valichi delle Alpi dove si era lasciato alle spalle il rivale di sempre, Gino Bartali. Sopra tutte, nella leggenda entrò la tappa Tra Cuneo e Pinerolo, dove l'"Airone" aveva staccato tutti e affrontato cinque valichi a un ritmo impressionante, dando più di 10 minuti al rivale di sempre, il "Ginaccio".

Neppure un mese dopo Coppi era nuovamente in gara per la maglia gialla, ancora contro i connazionali Bartali e Magni, ma anche i padroni di casa Jacques Marinelli e Jean Robic.

La prima parte del Tour, che per la prima volta avrebbe toccato altri quattro Paesi (Svizzera, Italia, Belgio e Spagna), fu magra di risultati per Fausto, tanto che la rivelazione d'oltralpe Marinelli terrà stretta la maglia gialla fino alla nona tappa, per poi cederla momentaneamente a Fiorenzo Magni, il "terzo uomo" tra Coppi e Bartali.

L"Airone" addirittura cade durante la quinta tappa, la Rouen-Saint-Malo, coinvolgendo durante una fuga il giovane Marinelli. Bartali lo aiuta a risalire in sella, ma l'atto di galanteria sportiva non basta: Coppi arriva in ritardo di 18 minuti al traguardo tagliato per primo dal campione svizzero Kubler. Fausto è talmente demoralizzato che la sera del 4 luglio pensa di ritirarsi. Lo convincerà il vecchio direttore tecnico Alfredo Binda durante la notte, consigliando Coppi di non fare come fece lui 20 anni prima quando decise di lasciare la gara.

I Francesi che si incazzano (cit. Paolo Conte). La tappa Briançon-Aosta

Quando pareva ormai lontanissimo l'obiettivo della maglia gialla, si presentarono le crono e le tappe di montagna. Lo scalatore e velocista più forte della Grand Boucle si faceva rivedere tre giorni dopo tagliando per primo il traguardo della cronografo individuale a La Rochelle, lasciandosi dietro l'astro nascente dei tifosi francesi, Jacques Marinelli.

Seguirà la fase di successi di Magni in maglia gialla, con la vittoria a Pau del 10 luglio. Bartali taglierà invece il traguardo nell'unica vittoria del Tour 1949 nella tappa da Cannes fino alle alture di Briançon, vestendo per la prima e unica volta la maglia gialla. Poi è tutto un crescendo per il "campionissimo". Lo confermerà la tappa del 19 luglio da Briançon ad Aosta, un percorso che passava quattro volte la frontiera Italia-Francia, lungo un percorso estremamente impervio in salita fino ad oltre 2.700 metri di quota. La tappa segnerà la svolta di quel Tour di settant'anni fa con Coppi a farla subito da padrone e Bartali a seguire. I Francesi Marinelli e Robic non reggono il ritmo, avendo speso tutte le energie fino al giorno precedente. Il teatro del trionfo del "campionissimo" era allora una zona di confine piena di tensioni (la guerra contro la Francia era stata dichiarata appena nove anni prima), con traguardo in una Valle D'Aosta carica dell'esplosivo della questione etnico-linguistica. Lungo la gara i tifosi offrono il peggio, insultano e sputano verso i corridori italiani. In Valle d'Aosta la situazione non cambia, e le scritte inneggiano ai ciclisti francesi. Ma Fausto non alza lo sguardo, il volto non tradisce l'emozione. Il "vecchiaccio" Gino Bartali lo segue, incurante degli improperi di cui era stato fatto oggetto già nel Tour del 1948, vinto proprio dal "toscanaccio".

Cronaca di una tappa epica

La cronaca della tappa è un pezzo di storia del ciclismo. Oltre 2.100 metri di dislivello, discese vertiginose dopo salite ripidissime su un terreno che definire accidentato è un eufemismo. Bartali cade, Coppi ricambia il favore al "vecchiaccio" aiutandolo a rialzarsi e perdendo a sua volta gli occhiali. Il rivale francese Robic indossa addirittura un casco da motociclista. Sui passi fa freddo e nevischia, e a bordo strada brillano i falò dei tifosi che cercano riparo dal gelo. I ciclisti ancora in gruppo cadono, forano e strappano i copertoni con i denti per guadagnare tempo. I colli del Monginevro, di Iseran, del Piccolo San Bernardo decimano i concorrenti. Il primo tentativo di fuga è dello svizzero Kubler, con Bartali a inseguire vestito per l'ultimo giorno con la maglia gialla. L'elvetico cede il passo al toscano sul Monginevro, mentre al terzo posto inizia a farsi sotto Coppi. I francesi Robic e Lazaridès faticano a tenere il passo per gli sforzi compiuti nella tappa del giorno prima. L'"Airone" passava all'attacco sul Col d'Iseran, segnando la sorte della tappa e del Tour edizione 1949. Sul piccolo San Bernardo, solo lui e il "Ginaccio"  in solitaria fuga. Poi a pochi chilometri dal valico, Bartali cade e Fausto lo passa ma rallentando il ritmo quasi ad attenderlo per l'ingresso trionfale ad Aosta.

Poco più tardi, gli occhi quasi assenti e il viso senza emozioni del "campionissimo" spuntavano dalle prime case di Aosta. I giochi erano ormai fatti e Fausto Coppi vestiva la maglia gialla che manterrà per le ultime tappe, costellate anch'esse da episodi di feroce ostilità da parte dei tifosi d'oltralpe: sputi, spintoni, addirittura una manciata di ghiaia in faccia ad una moto di servizio italiana nella Colmar-Nancy del 23 luglio, la cronografo vinta ancora da Coppi.

Il 24 luglio nella capitale francese i numeri parlano: Fausto Coppi percorreva i 4808 chilometri del Tour de France 1949 in 149 ore 40 minuti e 29 secondi, staccando il vecchio Bartali di 10 minuti e 55 secondi. Terzo il piccolo francese Jacques Marinelli, con 25 minuti e 13 secondi di distacco dal'"Airone".


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