Fabrizio Macchi, dal deferimento di Londra alla positività al doping

Il ciclista paralimpico ha fatto uso di fenoterolo. Un anno fa la rinuncia alle Olimpiadi e l’inchiesta di Panorama sulla frequentazione con Michele Ferrari

Fabrizio Macchi durante la gare che gli valse la medaglia di bronzo alle Paralimpiadi di Atene 2004 (Credits: Ansa)

Teobaldo Semoli

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Era lo scorso 23 agosto quando Panorama annunciava che Fabrizio Macchi aveva avuto una fitta frequentazione con il “medico del doping” Michele Ferrari e per questo era stato costretto a saltare le Olimpiadi di Londra. A distanza di un anno dal deferimento del Coni è arrivata la seconda doccia fredda per il ciclista paralimpico, medaglia di bronzo ad Atene 2004. Questa volta non c’è di mezzo nessuna frequentazione, ma il risultato di un controllo del 6 luglio che ha evidenziato la presenza nel sangue di Macchi di fenoterolo, farmaco broncodilatatore proibito nella pratica agonistica.

Due vicende di doping diverse ma in grado di gettare un’ombra pesante sulla carriera dell’atleta che corre con una sola gamba in seguito all'amputazione dovuta ad un tumore al ginocchio. Lo scorso anno, dopo l’inchiesta di Panorama sui suoi ripetuti contatti (dal 2007 al 2010) con Ferrari, Macchi si era giustificato dicendo che gli incontri erano dovuti al fatto che la figlia del medico stava preparando una tesi di laurea in scienze motorie sulla disabilità nello sport. Le giustificazioni dell'atleta, insieme ad alcune dichiarazioni contraddittorie, non avevano però convinto né il Coni, che lo costrinse a saltare l’Olimpiade (dove era dato tra i favoriti), né il Tas che di lì a poco lo avrebbe squalificato per quattro mesi. 

Allora non vi furono analisi a provare la correlazione tra il doping e il ciclista, che si era sempre difeso dichiarando (correttamente) di non essere mai risultato positivo a nessun controllo. E forse è proprio per questo che la notizia della positività al fenoterolo fa ancora più male. Questa volta la difesa di Macchi è stata che l’assunzione del farmaco gli sarebbe stata prescritta dal suo medico per curare una forma d’asma. Da qui la rinuncia dell'atleta alle controanalisi, un’ammissione di colpa che Macchi dovrà spiegare martedì 20 luglio nell’Ufficio di Procura Antidoping. E la speranza, per lui e per il movimento paralimpico, è che riesca a farlo in maniera più convincente di quanto accaduto nel 2012.

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