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Doping, la Russia cambia strategia: tante aperture e qualche ammissione

Dopo le prime reazioni di sdegno, Putin e federazione puntano sulla collaborazione. Che il Cio non vede l'ora di premiare...

Incassato il colpo del rapporto della Wada con l'accusa di aver messo in atto un vero e proprio "doping di Stato" come ai tempi della Cortina di Ferro, la Russia cambia strategia di reazione. Se "a caldo" era infatti stato bollato il tutto come un attacco politico nell'ambito della nuova "Guerra fredda 2.0", nel clima temperato di Sochi il presidente Vladimir Putin, nell'annunciare un'inchiesta interna "per liberarci da soli di questo problema", ha infatti anche chiesto a tutti i presidenti federali riuniti nella sede dei Giochi invernali 2014 ''la cooperazione più aperta e professionale con le autorità anti-doping''. Aggiungendo poi non senza polemica: ''Questo problema non esiste solo in Russia, ma se i nostri colleghi stranieri pongono delle questioni, dobbiamo dare loro delle risposte''.

Sì persino a uno straniero a Mosca
Subito dopo le dimissioni (di certo caldeggiate dall'alto) di Grigory Rodchenkov, direttore del Laboratorio anti-doping di Mosca indicato come "centrale del crimine" dal report della Wada, era stato il ministro dello sport russo Vitaly Mutko ad anticipare la linea governativa: "Abbiamo già il nuovo direttore del laboratorio anti-doping. Cosa dobbiamo fare? Mostrateci una 'roadmap' e posso assicurare che, agendo in cooperazione con le organizzazioni internazionali, siamo pronti a dare una nuova certificazione a tutti i nostri servizi anti-doping".

Addirittura la Russia ha dato la sua disponibilità a nominare uno specialista straniero, suggerito dal Comitato olimpico internazionale o dalla stessa Wada, a capo della struttura moscovita, ora affidata "ad interim" a Marina Dikunets, garantendo anche sanzioni severe qualora venissero provate le accuse della Wada nei confronti dei suoi atleti.

In più Vadim Zelicenok, presidente ad interim della Federazione di atletica leggera dopo aver preso il posto di Valentin Balakhnichev, invitato sempre dal Governo a lasciare la poltrona occupata da oltre vent'anni, ha immdiatamente ammesso qualche "falla" nel sistema rispetto alle accuse formulate dalla Wada: "Siamo d'accordo con alcune accuse nei nostri confronti, su altre no, mentre alcune mancanze non sono più attuali, perché sono già state corrette da tempo".

La fiducia (fin troppo immediata) del Cio
Che la linea morbida paghi, è già stato riscontrato dalla Russia prima ancora di metterla in atto: sono infatti bastate le parole di Putin e ministri, tutte all'insegna dell'apertura e della collaborazione, per far prendere una posizione più che distensiva al Comitato olimpico internazionale rispetto all'ammissione degli atleti russi ai Giochi 2016.

"Sono convinto che la Russia saprà adottare tutte le misure necessarie a garantire la conformità con le regole anti-doping in tempo per consentire ai suoi sportivi dell'atletica leggera di partecipare alle Olimpiadi di Rio", ha infatti subito dichiarato il tedesco Thomas Bach, presidente del Cio. Che ha poi aggiunto: "Siamo certi che Sebastian Coe, nuovo presidente della Iaaf (la Federazione internazionale di atletica, ndr), farà tutto il necessario e pensiamo anche che la Russia collaborerà per far sì che l'atletica russa sia conforme alle norme Wada e partecipi ai Giochi". In nome dei valori dello sport, ma anche del business, perché è impossibile negare che una squalifica di una delle nazionali di atletica più forti del mondo toglierebbe "appeal" (e fonti di business) alla manifestazione senza peraltro aggiungere più di tanto in credibilità a livello globale, come potete leggere anche qui.

Un dubbio e diversi sospetti
Chiamata a decidere del futuro della Russia nell'atletica, la Iaaf perde intanto il suo sponsor principale. Che manco a dirlo era la banca pubblica russa Vtb: "Il contratto era di cinque anni e per ora non abbiamo discusso la possibilità di prorogarlo. Riteniamo di aver raggiunto tutti gli obiettivi prestabiliti", ha affermato al proposito il direttore generale dell'istituto, Vasili Titov, che ha anche escluso qualsiasi collegamento con lo scandalo doping. Ma rimane il dubbio, per quanto malizioso, che la decisione non sia solo legata alle strategie di marketing...

Mentre invece sono concreti sospetti quelli che aleggiano intorno ad altre federazioni internazionali riguardo a un comportamento quanto meno "tollerante" riguardo i controlli: nel mirino ci sono soprattutto Kenya, Turchia, Etiopia e Marocco, con qualche ombra che si allunga anche sulla Gran Bretagna dello stesso n°1 della Iaaf Sebastian Coe. 

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