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Doping: così la Russia truccava i test secondo il rapporto della Wada

Un metodo messo a punto dai servizi segreti consentiva di aprire e richiudere le provette per renderle "pulite"

"The Disappearing Positive Methodology": potrebbe essere il titolo di un cervellotico libro di spionaggio, ma in realtà è quello della sezione dedicata ai diversi "trucchi" per far scomparire i casi di positività alle sostanze illegali del rapporto di 91 pagine in cui la Wada accusa la Russia di aver messo in atto un vero e proprio doping di Stato. E comunque c'entra pure lo spionaggio, visto che la Commissione presieduta dall'avvocato canadese Richard McLaren racconta tra le altre cose di una particolare tecnica messa a punto per i Giochi invernali di Sochi dagli agenti del Federal Security Services (eredi del KGB) per aprire "senza lasciare tracce visibili ad occhio inesperto" i tappi delle provette contenenti l'urina degli atleti russi dopati per sostituirla con campioni "puliti".

Una banca "pulita"
Assistita da esperti forensi, la Commissione ha raccolto una serie di prove che dimostrano "oltre ogni ragionevole dubbio" l'efficacia del metodo e il suo impiego non solo in occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi a febbraio 2014, ma anche nel dicembre successivo per coprire campioni compromettenti che l'Agenzia mondiale antidoping (Wada) aveva richiesto al laboratorio di Mosca per ulteriori analisi. E non è tutto: perché il sistema di apertura delle provette ideato dal FSB - sottolinea il rapporto - ha dato il via alla creazione di una vera e propria "banca delle urine pulite" dalla quale attingere i campioni da scambiare, con gli atleti che dovevano ovviamente raccogliere il liquido "pulito" lontano dai periodi di utilizzo delle sostanze dopanti.

Una volta completata la "banca", l'FSB si occupò poi di trasportarla in gran segreto da Mosca al congelatore sistemato nell'edificio della stessa agenzia a Sochi, con tutti i campioni pronti per essere usati al bisogno. In più, per essere certi che il peso specifico del campione "pulito" corrispondesse a quello dell'originale, riportato sul modulo di controllo, veniva aggiunto sale da cucina per aumentarne la densità o all'opposto acqua distillata per diluirlo.

O sale o acqua distillata
Particolari questi ultimi già svelati al New York Times da Grigory Rodchenkov, ex direttore del Laboratorio anti-doping di Mosca poi fuggito negli Usa dopo la morte sospetta di due suoi colleghi, e confermati dalle analisi forensi eseguite dal laboratorio Wada di Londra, che appunto in 6 casi ha rilevato quantità di sale incompatibili con l'urina di un soggetto sano.

Personaggio chiave del sistema, secondo il rapporto della Wada, era Irina Rodionova, attuale vice-direttore del Centro preparazione delle squadre nazionali russe, anche se la sua carica, stando a quanto dichiarato dal presidente russo Vladimir Putin all'agenzia Interfax, dovrebbe essere stata revocata al pari di quelle di tutti i dirigenti pubblici accusati dal rapporto Wada. L'impressione, tuttavia, è che la mossa non sarà sufficiente a escludere sanzioni che potrebbero addirittura portare all'esclusione della Russia dai Giochi di Rio 2016.

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