Cassani: “Io ct dell'Italia? Difficile dire di no”

Il telecronista Rai non esclude la possibilità di diventare presto o tardi il nuovo selezionatore degli azzurri del ciclismo, ma precisa: “Nessuna polemica con Bettini, oggi c'è lui”

Davide Cassani con Marco Pantani al Giro d'Italia del 1997 (Credits: PAL CARLO FERRARO / ANSA)

Dario Pelizzari

-

Davide Cassani, una vita per la bicicletta. Prima da gregario di lusso in alcune delle squadre più blasonate degli anni Ottanta e Novanta, poi da commentatore televisivo con i vessilli della Rai, voce autorevole e memoria storica delle avventure a due ruote dei tanti campioni che si sono sfidati sulle strade delle corse più belle del mondo. Ha vestito anche l'azzurro della Nazionale, Cassani, per dieci lunghi anni, dal 1985 al 1995. Uomo di fatica e di coraggio, ha lavorato al servizio di Moreno Argentin, Gianni Bugno, Claudio Chiappucci. Gli altri pedalavano, lui di più. Un mediano alla Oriali, per dirla con Ligabue, “con dei compiti precisi, a coprire certe zone, a giocare generosi”.

Qualche giorno fa sono andati in scena a Firenze i campionati del mondo. Gara da applausi, Vincenzo Nibali è arrivato quarto. Commissario tecnico degli azzurri, Paolo Bettini, in carica dal 2010, che oggi c'è ma domani chissà. Si dice infatti che prima o poi il ct potrebbe cedere alle lusinghe del pilota della Ferrari Fernando Alonso, che lo vorrebbe come direttore tecnico della sua nuova squadra di ciclismo. Dovesse accadere, partirebbe la caccia al successore di Bettini sul sellino più importante d'Italia. Tra i tanti nomi che sono già stati fatti, c'è anche il suo, quello dell'ex fenomeno dei team Carrera e Ariostea. La risposta? “Parliamone”.

Cassani, come giudica il Mondiale dell'Italia?
“Lo giudico all'altezza e sfortunato, perché a differenza di altre squadre gli azzurri hanno fatto la corsa. Di più. L'Italia ha dimostrato di essere una squadra. Cosa che non ha dimostrato di essere la Spagna, per esempio. Siamo stati sfortunati, perché senza quelle cadute sicuramente si poteva ottenere di più. Almeno a una medaglia, anche se poi al Mondiale l'importante è vincere”.

Per alcuni osservatori, lei sarebbe il sostituto ideale di Bettini al timone della Nazionale italiana.
(Risata) “Non spetta a me dirlo. Io posso dire che per il momento lavoro in Rai. Sto molto bene in Rai, ma allo stesso tempo non nascondo che la maglia azzurra è sempre stata il mio sogno da bambino. Il mio obiettivo era correre da protagonista almeno un Mondiale. E' andata molto meglio di quanto avrei potuto immaginare. Ho avuto l'onore di indossare la casacca dell'Italia per nove volte. Che dire, se fanno il mio nome non posso che esserne orgoglioso. Però, mi sembra che in questo momento ci sia Bettini e quindi bisogna rispettare ciò che ha fatto e ciò che potrà fare. Detto questo, dico la verità, se me lo chiedessero, valuterei molto attentamente la proposta, perché ripeto, il Mondiale è la mia corsa”.

Dovesse arrivare la chiamata del presidente Di Rocco, proverebbe a portare avanti i suoi propositi nel doppio ruolo di commentatore tv e di ct della Nazionale?
“Non credo che in Italia sia possibile fare le due cose assieme. Ciò detto, sarei ben felice di fare chiacchiere con Di Rocco. Anche se credo che tutto questo sia prematuro. Da quello che ho letto, infatti, Bettini è stato confermato. E io non ho alcuna intenzione di creare polemiche inutili, soprattutto nel rispetto del rapporto che ho con l'attuale ct”.

Il mese scorso ha preso parte a Firenze all'allenamento della Nazionale giovanile. Pare che sia stato prodigo di consigli per i giovani corridori azzurri.
“Chiariamo subito. Non ho guidato l'allenamento, diciamo che ho accompagnato i ragazzi perché ero curioso di capire come andavano le cose. Che effetto mi ha fatto pedalare con loro? Sono tornato indietro di diversi anni. E ho pensato a quando è nato il mio amore per il ciclismo. Mio padre mi portò a vedere il campionato del mondo di Imola nel '68. Quel giorno, decisi che da grande avrei fatto il corridore. A Firenze con i corridori della giovanile, mi sembrava di essere tornato bambino e ho provato a immaginare la loro emozione. In fondo, si trattava di giovani di 22-23 anni quasi tutti alla prima esperienza in un campionato del mondo”.

Le hanno chiesto di rivelare i suoi segreti di ex professionista?
“E' stato molto divertente quando a un tornante un tifoso ci ha incitato gridando “Alè, Davide”. Federico Di Lella si è voltato verso di me e mi ha detto: 'No, questo non era per me'. Io gli ho risposto: 'Vedrai che tra qualche anno saranno tutti tuoi' e lui ha sorriso”.
Cassani, facciamo un passo avanti. Se un giorno dovesse diventare selezionatore della Nazionale azzurra, quali sarebbero le prime cose che farebbe per migliorare il livello del ciclismo made in Italy?
“Andrei certamente a parlare con Alfredo (ndr, Martini, la bandiera del ciclismo di casa nostra, per vent'anni e più commissario tecnico della Nazionale italiana) e con Paolo (ndr, Bettini). Cercherei di incamerare più informazioni possibili per fare meglio il nuovo lavoro”.

Poi?
“Sono sempre stato un uomo squadra, un gregario, ho spesso corso al servizio di altri. E qualche volta la vittoria del capitano è arrivata per merito mio. Penso che il singolo sia importante, ma ancora più importante è la squadra che gli sta intorno. Credo che questo approccio si possa estendere anche a coloro che non sono sulla bicicletta, nella vita di tutti i giorni. Il lavoro di squadra è fondamentale. Lo sa bene anche Bettini, che si sta muovendo proprio in questa direzione”.

Cassani ct, dovesse mai accadere, nel segno della continuità.
“Diciamo che non mi sono mai posto il problema. Fino a oggi mi sono limitato a commentare le corse, facendo il possibile per rimanere un corridore. Sa com'è, serve molto, perché certe sensazioni vanno coltivate, altrimenti si rischia di perderle per strada”.

Bene, allora buona corsa.
“Grazie e mi raccomando, non mi faccia litigare con Bettini, che oggi è il commissario tecnico e continuerà a esserlo. Ci tengo, davvero”.

@dario_pelizzari

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Mondiali ciclismo su strada: i vincitori italiani

Da Alessandro Ballan ad Alfredo Binda, ecco i grandi protagonisti in maglia iridata della corsa in linea maschile

Commenti