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Running, Daniele Dorizzi: "Con il mio nuovo rene arrivo prima"

Corre anche alla Spoleto Country Half Marathon questo weekend l'atleta veronese che dopo il trapianto nel 2006 non si è più fermato

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Maddalena Bonaccorso

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La prima medaglia a un mondiale per atleti trapiantati, un bronzo nei 1500 metri di corsa, l'ha vinta in Australia il 28 agosto del 2009: esattamente nel terzo anniversario della morte del suo donatore, e quindi del suo trapianto di rene.

E anche a chi non crede ai segni del destino "viene sempre la pelle d'oca quando lo dico" racconta Daniele Dorizzi, 50 anni e ancora tanti chilometri da macinare nella mezza maratona, la sua vera e amata specialità.

Dorizzi, originario di Colà di Lazise (provincia di Verona), nonostante un unico rene ha già al suo attivo quattro campionati mondiali e due europei; e il 12 giugno correrà la Spoleto Country Half Marathon, corsa di 21 chilometri inserita nel programma del Running Festival che, grazie a un lungo percorso tra i boschi e i sentieri che circondano la città umbra, è senza dubbio tra le più affascinanti in Italia. "Sono felice di correre la Country Half, sarà una competizione molto suggestiva, ricca di atmosfera, di storia e di bellezze naturalistiche" aggiunge Daniele, che ha da poco partecipato ai campionati nazionali di atletica a Pineto, in Abruzzo.

"E poi gareggerò con gli atleti "normali", quindi sarà estremamente stimolante anche dal punto di vista agonistico". Sì, perché Dorizzi, che ha iniziato a correre nel 1977 quando aveva solo 11 anni e il rene policistico che nel 2004 l'ha condannato alla dialisi e poi al trapianto non si era ancora manifestato, non ci sta a sentirsi un atleta "diverso": "Perché dovrei? Spesso arrivo prima dei concorrenti sani, e quando dico che sono un trapiantato quasi non ci credono... E poi io sono sempre stato molto competitivo, mi piace lo sport e lo farei comunque anche a livello amatoriale; ma finché posso, gareggio e me la gioco alla pari con tutti".

Daniele Dorizzi Daniele Dorizzi, 50 anni

Nel suo desiderio di normalizzare il più possibile il percorso post-trapianto, Dorizzi è stato agevolato dal suo fisico atletico, abituato agli sforzi e agli allenamenti: tanto è vero che i medici non hanno mai cercato di frenare il suo desiderio di tornare al più presto a correre: "Dopo sei mesi dal trapianto" spiega con orgoglio "ho ripreso gli allenamenti, e dopo un anno mi sono voluto cimentare nella corsa delle Tre Cime di Lavaredo. Certo, non ho vinto, ma sono arrivato alla fine! Una grande soddisfazione, anche per i miei medici del reparto di nefrologia dell'ospedale Borgo Trento di Verona, che sono sempre stati al mio fianco, anche quando ricominciare a fare sport sembrava una pazzia".

Proprio per mandare un messaggio di speranza e di incoraggiamento ai malati che si trovano ad affrontare un trapianto, e per sensibilizzare la gente alla donazione degli organi, Daniele a Spoleto terrà anche un incontro pubblico per raccontare la sua storia: "Una storia più frequente di quanto si pensi, perché in Italia sono tanti i trapiantati che, come me, fanno sport a livello agonistico, grazie anche ad associazioni come l'Aned (associazione nazionale dializzati e trapiantati) che non mi stancherò mai di ringraziare per l'impegno che mette nel far sentire noi "malati" uguali a tutti gli altri".

Un'uguaglianza che Dorizzi ha fortemente voluto e inseguito, e che continua a testimoniare andando nelle scuole e nelle palestre a parlare ai ragazzi per spiegare l'importanza dello sport: "Io non so come sarebbe stata la mia vita da trapiantato se non avessi avuto lo sport: probabilmente una vita a metà. E invece la grande lezione che ho imparato da questi anni di sofferenza è proprio questa: bisogna trovare dentro di sé la forza di reagire, bisogna sempre credere nel recupero totale e non abbandonare mai i propri sogni. E soprattutto: bisogna avere in mente un traguardo". Magari, da raggiungere di corsa.

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