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Disgelo Cuba-Usa: all'Avana la partita di baseball che fa già storia

All'Estadio Latinoamericano va in scena l'amichevole tra la Nazionale di casa e i Tampa Bay Rays (Mlb). La storia di Varona, da traditore a idolo

Cuba-Usa

Dario Pelizzari

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Martedì 22 marzo 2016: sarà una data storica per il baseball, proprio come la visita all'Avana del presidente Barack Obama, la prima da quando è andato al potere Fidel Castro. "Storica" perché sul diamante dell'Estadio Latinoamericano si affronteranno i Tampa Bay Rays, franchigia della ricchissima Major League, e la Nazionale cubana, da sempre vetrina e manifesto per i migliori giocatori del pianeta. Un evento nell'evento: se infatti un presidente americano non metteva piede sull'isola da 88 anni, era dal 1999 che una squadra della MLB non giocava a Cuba. Allora toccò ai Baltimore Orioles, oggi ai Tampa Bay Rays.

 

"E' una grande opportunità per mostrare non soltanto la bellezza del gioco, ma il suo potere in termini di riunire culture e abbattere alcune barriere, come in questo caso", ha dichiarato Matt Silverman, general manager dei Rays. E ancora: "Il baseball sta aiutando a spianare la strada per alcuni cambiamenti e siamo entusiasti di essere parte di questo progetto". I Rays, estratti a sorte tra le franchigie che si erano proposte per il viaggio a Cuba, sono entusiasti del ruolo di ambasciatori che la Major League ha affidato loro con l'obiettivo dichiarato di mettere il cappello alle parole di distensione che Obama aveva diffuso in diretta televisiva nel dicembre 2014. Due i giocatori-simbolo della gara con la Nazionale di casa, il lanciatore Chris Archer, All Star 2015, e l'esterno cubano Dayron Varona, che l'anno scorso ha giocato in Doppio A con Montgomery.

Archer fa sul serio. "Voglio un'interazione autentica con la gente del posto. Questo è quello che faccio di solito quando sono in viaggio", ha confidato il pitcher 27enne originario del North Carolina all'edizione on line del quotidiano Usa Today. "Non sono un appassionato di souvenir. Sono interessato alle cose che non è possibile acquistare con il denaro, per aprire la mia mente e i miei occhi a ciò che è là fuori nel mondo". Una stella del baseball per rompere il muro di silenzio tra i due Paesi che dettano legge nel gioco del batti e corri dalla notte dei tempi.

Archer l'asso, Varona il comprimario. Nato all'Avana 28 anni fa, è fuggito da Cuba tre anni fa con la madre su una barca diretta ad Haiti. Ex giocatore del massimo campionato cubano, non ha tuttavia mai messo piede su un campo di Major League e non fa parte del roster allargato dei Rays. Come scrive Usa Today, è stato invitato a far parte della spedizione in quanto unico originario dell'isola caraibica. "Non riesco ancora a crederci", ha spiegato Varona al ritorno nella sua città. Chi meglio di lui conosce le esigenze degli appassionati di baseball cubani?

"Sono tutti uguali - spiega Varona - Vogliono che tu faccia tutto alla perfezione. Fanno il tifo per te quando fai bene, ma quando sbagli sono guai". Varona è soltanto uno degli ultimi esuli cubani a tentare fortuna negli States. E se fino a qualche anno fa gli atleti che scappavano da Cuba venivano considerati traditori della patria senza se e senza ma, ora non è più così. Al contrario. Chiedere per conferma ai tanti fuoriclasse del batti e corri che sono tornati all'Avana nei mesi scorsi tra gli applausi della folla in festa.

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