Alexander Megos, il fenomeno del climbing

19 anni, è considerato il migliore di tutti nell'arrampicata sportiva. Che sogna anche di notte, ma che non vuole diventi il suo lavoro

Martino De Mori

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In Grecia Alexander Megos ha appena stravinto la competizione maschile al The North Face Kalymnos Climbing Festival . Nel marzo scorso sulle rocce di Siurana, in Spagna ha invece realizzato un'impresa sportiva considerata pressoché impossibile: scalare una parete di difficoltà 9a "a vista", cioè affrontandola per la prima volta senza averla preparata prima. Il tutto a soli 19 anni

Tedesco di Erlangen, Megos è il nuovo fenomeno del climbing mondiale, uno spot vivente per uno sport in grande espansione. Basta guardarlo in azione, come abbiamo fatto noi a Kalymnos, per capire che ha qualcosa di diverso dalla maggior parte degli altri esseri umani e dei suoi avversari: è tutt'uno con la parete, ci scivola sopra con movenze precise ed essenziali che ricordano quelle di un gatto. Sembra che non faccia mai fatica, che sia nato per arrampicarsi su una parete di roccia.

Ora, dopo il podio più alto in Grecia e le mani un po' rotte, è ripartito per le falesie del Frankenjura ad allenarsi, poi si trasferirà in Spagna ad aprire qualche nuova via. Nonostante l'età, Megos ha una sorta di saggezza e di distacco da persona più matura, non si atteggia a star, prende lo sport, il successo e la vita così come vengono, non fa programmi e cerca di seguire l'istinto. Proprio come un felino. Di cui viene voglia di saperne di più... 

Sulle pareti di Kalymnos, così come su tutte le altre parerti d'arrampicata, chi è stato l'avversario più duro da affrontare?

"La mia testa, come sempre. Arrampicare è una sfida mentale. Gli altri non sono dei rivali, quanto piuttosto dei compagni di scalata e degli amici".

Quanto conta l'aspetto mentale nell'arrampicata sportiva?

"Moltissimo. Spesso è più difficile da affrontare la sfida mentale rispetto a quella fisica. Serve una mente libera per arrampicare al massimo. E serve motivazione. Se queste due cose funzionano, allora puoi spingere in avanti i tuoi limiti". 

Aprire nuove vie, trovare nuovi spot: c'è anche un po' di esplorazione nel vostro sport? 

"Sicuro! Climbing è esplorazione! Non necessariamente solo viaggiare, scoprire nuovi posti, incontrare di continuo nuove persone, ma anche un'esplorazione mentale e fisica di quello che puoi raggiungere". 

Tu, a soli 19 anni, di limiti ne hai superati: sei il primo al mondo ad avere scalato un 9a "a vista". Un'impresa impressionante che ti ha catapultato all'attenzione mediatica. 

"È stata la più grande sorpresa della mia carriera. Totalmente inaspettata e fatta senza preparazione. Non ero partito con l'idea di scalare tutta quella via a vista, ma con un'idea tipo 'vediamo fin dove arrivo'. Non osavo proprio pensare di riuscirci, dato che al massimo avevo fatto un 8b+ 'a vista'. Poi è successo". 

Un'emozione "casuale", ma unica...

"Ero chiaramente super felice, anche se ci ho messo un po' a realizzare cosa avevo fatto e i giorni successivi sono stati un po' stressanti per le continue interviste... Ora, a distanza, posso dire che quella scalata mi ha cambiato la vita".

Sei considerato il miglior climber sulla terra. Però hai dichiarato che non vuoi che il tuo sport diventi un lavoro: perché?

"Arrampicare è il massimo del divertimento se lo puoi fare quando vuoi e nel modo che vuoi. Se diventa la tua occupazione, allora sei costretto a scalare, ed è una cosa che non voglio. Preferisco avere la possibilità di decidere quando e come scalare".

Da dove arriva la tua passione?

"Da quando avevo 5 anni, dalla prima volta che mio padre - da sempre un climber - mi portò in parete".

Cosa regala il climbing a chi decide di provarlo?

"Ad esempio stimola la creatività: la varietà infinita dei movimenti, le molteplici vie che puoi scegliere per arrivare in cima, lo rendono uno degli sport più fantasiosi in assoluto. E impari ad affrontare la paura: quando scali, a volte diventa una compagna che ti aiuta a mantenerti concentrato e ad affrontare gli ostacoli".

Quanto e come ti alleni? 

"In estate e autunno mi arrampico tutto il giorno, finché il tempo tiene. In inverno faccio bouldering in palestra, sia perché nei dintorni di Norimberga non ci sono belle palestre di arrampicata, sia per migliorare i movimenti del bouldering e la tensione del corpo, i miei punti deboli. Poi scio e corro. Mi alleno duramente: le 24 ore non mi bastano mai". 

Le rocce fanno parte della tua vita. Che rapporto hai con loro? 

"A volte le insulto, quando sono arrabbiato. E poi le sogno, provo i movimenti mille volte, mi immagino mentre salgo in parete: ci sono dei 'progetti' che in effetti non mi fanno dormire la notte...".

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