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Ma perché Voigt tenta a 43 anni il record dell’ora di ciclismo?

Una vera ultima sfida o un’operazione per rilanciare un primato che avrà presto più quotati protagonisti impegnati ad abbattere il muro dei 50 km?

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Sergio Meda

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Nulla contro il tedesco Jens Voigt, che alle 19 di giovedì 18 settembre sulla pista del velodromo di Grenchen, in Svizzera, tenterà di entrare nella storia del ciclismo impadronendosi del record dell’ora di ciclismo attualmente in mano a Ondrej Sosenka (49.700 km). Ma una domanda sorge spontanea in chi non vive maniacalmente il ciclismo: chi è Voigt ? E soprattutto chi è Sosenka, il detentore del primato?

Partiamo dal primo: Jens Voigt, 43 anni proprio il giorno prima del tentativo (è infatti nato il 17 settembre 1971), è un ciclista tedesco che ha lasciato le corse su strada da meno di un mese, ancora accasato sino a fine stagione con il Team Trek Factory Racing. Ha frequentato onestamente il professionismo per 17 anni, distinguendosi per la tenacia nell’andare in fuga e ha vinto due tappe al Tour de France e una al Giro. Passista e cronomam, non ha mai brillato in salita e questo ne ha condizionato le ambizioni. Gli va riconosciuto di aver partecipato per 17 anni consecutivi al Tour de France e avrebbe potuto fare meglio se non fosse passato professionista a 26 anni, quando altri già pensano di smettere.

Ondrej Sosenka è invece un ceko, classe 1975, passista-veloce che ha nel palmares la Corsa della Pace vinta nel 2002, il Giro di Polonia (2001 e 2004) e una collezione di titoli nazionali a cronometro: campione ceko dal 1998 al 2006 con due sole interruzioni, nel 1999 e nel 2003. Deve la notorietà al solo record dell’ora, giusto perché ci ha provato e l’ha ottenuto. Se non ce l’avesse fatta, la sua fama sarebbe andata poco oltre la conoscenza della sua carriera ciclistica da parte di parenti e amici.

Veniamo ora al contesto, sempre per chiarire: il primato dell’ora non affascina più da quando tentano di conquistarlo solo i cosiddetti “comprimari”. Anche Voit lo è, senza volergliene. Cosa rischia il tedesco? Semplicemente di non farcela, con il solo fatto di provarci in età da pensionamento - o appena pensionato, come nel caso - che lo rende simpatico. Ma nel valutare il suo tentativo non si può prescindere da un dato di fatto: sono trascorsi nove anni dal record dell’ora di Sosenka e nessuno si è lamentato per il lungo passaggio a vuoto.

Detto questo, gli spettatori ci saranno: Eurosport dedicherà gran parte del suo palinsesto all’evento, lo trasmetterà in diretta in settanta Paesi, fra Europa e l’area Asia-Pacifico, con inizio della diretta alle 18.30, mezz’ora prima della prova cronometrata. Sapremo quindi tutto della preparazione di Voigt, della bici che utilizzerà, soprattutto rivivremo gli highlights di tutti i primati precedenti, inclusi quelli che non valgono più.

Un quesito, a questo punto: tra i “cronomen” più titolati ci sono due soggetti ben più accreditati del tedesco per una perfomance sull’ora. Parliamo di Tony Martin, tedesco lui pure, pluricampione del mondo a cronometro, e di Fabian Cancellara, svizzero campione olimpico a cronometro a Pechino 2008. Permettete quindi una riflessione maliziosa: Voigt potrebbe aggiungere un centinaio di metri al primanto di Sosenka, lasciando poi presto a Martin o Cancellara la possibilità di ritoccare in modo significativo la distanza andando oltre i 50 km in un’ora, quelli superati per primo da Francesco Moser nel 1984 per un record improvvisamente annullato al pari dei successivi nel 2000 dall’Unione Ciclistica Internazionale perché "ottenuti impiegando bici non convenzionali", con relativa decisione di ripartire da quello di Merck del 1972 (49.431 metri).

Insomma: che Voigt stia solo, per l’ultima volta, tirando la volata a qualcun’altro? Qualcuno per cui le Tv e gli sponsor si contenderebbero di certo l’esclusiva di un nuovo e più “succoso” evento in diretta con quel muro dei 50 km da abbattere.

Sergio Meda, autore di questo articolo, è direttore del sito SportivamenteMag: cliccate qui per altre storie e riflessioni sullo Sport.



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