Christophe Lemaitre, il bianco che sfida Bolt

Unico atleta non di colore a correre i 100 mt sotto i 10", il francese si racconta prima del duello in Diamond League contro il re della velocità

Christophe Lemaitre, 23 anni, campione in carica dei 200 mt piani (Credits: Asics Eu)

Cristina Marinoni

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Impossibile non notarlo, ai blocchi di partenza sulle piste d’atletica: la carnagione lattea di Christophe Lemaitre, francese, classe 1990, spicca accanto alla pelle scura dei fenomeni dei 100 e 200 mt piani come Usain Bolt, Justin Gatlin e Yohan Blake. Nel 2010 campione europeo della staffetta 4x100 mt dei 200 mt e dei 100 mt, titolo che ha rivinto nel 2012, bronzo ai Mondiali nel 2011, sabato 6 luglio per lo sprinter – unico bianco ad aver abbattuto il muro dei 10 secondi sui 100 metri piani – potrebbe essere il giorno più bello della vita. Battere nei 200 mt il "Fulmine" giamaicano sulla corsia di casa, allo Stade de France di Parigi, per la tappa transalpina della Diamond League.

L’aspetta l’ennesima sfida contro l'uomo più veloce del pianeta: gli invidia qualcosa?
«No, niente, sarebbe sbagliato. Bisogna essere se stessi, riconoscere i propri limiti e cercare di superarli, senza fare confronti con gli avversari. Se mi guardassi a destra e a sinistra prima della gara, farei meglio a tornare nello spogliatoio! Per dare il massimo, devo concentrarmi solo sull’obiettivo. La mente è tutta focalizzata sulla prestazione».

Nel video prodotto da Asics, mentre lei è impegnato in un allenamento, il suo coach Pierre Carraz dichiara che i dettagli fanno la differenza.
«Certo. Basti pensare che, nel mio sport, si vince per centesimi di secondo! Più il livello di competizione sale, più i particolari contano. Nulla è lasciato al caso».

Quali sono i dettagli che deve ancora perfezionare?
«La lista è lunga (ride,  ndr). Il primo, senza dubbio, è la tecnica di partenza: devo lavorare sul passo, trovare il movimento esatto per calpestare il terreno. È tutta questione di centesimi e millimetri. Dalle falcate iniziali si capisce come andrà la corsa: sbagliare lo start significa buttare all’aria mesi di preparazione, perché il risultato sarà di sicuro compromesso».

Com’è nata la sua passione per l’atletica?
«Per caso e, per di più, abbastanza tardi».

Racconti.
«Da piccolo giocavo a calcio, handball e rugby, erano questi gli sport che mi divertivano. Peccato che con la palla fossi alquanto imbranato e difficilmente sarei diventato un campione. Un giorno, a 15 anni, a una festa di paesea Belley, ho partecipato a una gara dei 50 mt. L’allenatore Jean-Pierre Nehr era lì ed è mi è venuto incontro: “Sei il ragazzo più veloce che abbia mai visto!” mi ha detto e mi ha chiesto di allenarmi con il club locale».

E poi?
«Sono passato all’As Aix-les-Bains, città dove sono nato, sotto la guida di Pierre (Carraz, ndr). In pochi mesi sono riuscito a correre i 100 mt in 11 secondi e 46 centesimi; l’anno successivo sono sceso a 10 secondi e 96».

Cinquanta centesimi sono un'eternità, su quella distanza: la sua disciplina è tutta questione di centesimi e millimetri, ha detto. Bisogna essere precisi, insomma. Lo è anche nella vita?
«No, non sono né un maniaco dell’ordine né super puntuale o pignolo. Quando sono in pista, invece, a meticolosità non ho rivali».

Chi è Christophe Lemaitre?
«Un tipo tranquillo: per lavoro sono sempre di corsa ma adoro la calma. Il massimo del relax? Una serata a casa, in compagnia di un bel film, oppure al ristorante con qualche amico. E timido. Però, rispetto a qualche anno fa, ho fatto passi da gigante».

Perché?
«Perché da bambino stavo spesso per conto mio e i compagni di scuola mi prendevano in giro. Siccome non reagivo, ci andavano ancora più pesante. Ho cominciato ad acquistare un po’ di fiducia e un po’ di grinta quando ho indossato le scarpette: sì, l’atletica mi ha fatto proprio bene, da questo punto di vista. Meno da quello della testardaggine perché mi accorgo di essere peggiorato col tempo. D’altronde, senza una volontà di ferro non si raggiunge nessun traguardo».

Un esempio della sua grande volontà?
«Mi alleno almeno tre ore al giorno, dal lunedì alla domenica, tutto l'anno. Nessuna pausa, specialmente in questo periodo. Dopo la Diamond League mi aspettano i Mondiali, in agosto».

Il rivale che teme di più?
«Il cronometro, il mio migliore amico quando le cose vanno bene, il mio peggiore nemico quando vanno male».

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