Jake LaMotta si è spento a 96 anni nella sua New York. Un monumento della boxe mondiale che ha ispirato anche Martin Scorsese, il regista che raccontò la sua vita nel film Toro Scatenato del 1980 con Robert De Niro, premiato con l'Oscar per la sua interpretazione del boxeur.

Da Messina alla vetta del mondo

LaMotta nasce in una famiglia originaria di Messina e trasferitasi a New York ad inizio 900 in cerca di fortuna. Padre italiano e madre di orgine ebrea, per questo il suo nome di battesimo è Jacob. Cresce in una Grande Mela difficile, tra violenza di strada e nomi grossi che vanno rispettati senza troppe domande. Jake è a suo agio, parla con i pugni e si fa strada nella boxe iniziando un percorso che troverà il suo apice il 16 giugno 1949 a Detroit, giorno della vittoria nel titolo mondiale dei pesi medi contro il francese Marcel Cerdan.

Il massacro di San Valentino

Dopo aver vinto il titolo Jake LaMotta lo difese in due occasioni, contro Tiberio Mitri e in seguito con Laurent Dauthuille, battendoli entrambi. Il 14 febbraio 1951 fu invece il giorno della sfida a Sugar Ray Robinson per uno degli incontri più avvincenti nella storia del pugilato, ribattezzato "il massacro di San Valentino". LaMotta crollò per ko tecnico al tredicesimo round lasciando così il titolo mondiale a Sugar Ray, colui che è considerato il più grande pugile americano di tutti i tempi.

La denuncia contro la Mafia

Nel 1960 Jake LaMotta scioccò il mondo dello sport americano testimoniando l'influenza della malavita negli incontri di boxe professionistici. Di fronte alla sottocommissione del Senato americano ammise di aver volontariamente perso il suo incontro contro Billy Fox nel 1947 su pressioni della Mafia in cambio della possibilità di essere nominato sfidante ufficiale di Cerdan per il titolo mondiale. La licenza gli fu anche ritirata ma restituita in tempo per vincere il titolo mondiale contro il francese.

Sei matrimoni e il ricovero per una polmonite

Dopo la sfida con Robinson del 1951 LaMotta non si riprese più per dare poi l'addio definitivo alla boxe nel 1954. Si sposò sei volte e nel 1961 ammise nuovamente la combine dell'incontro con Billy Fox. Era stato ricoverato per una polmonite ma nelle ultime ore il suo quadro clinico era precipitato fino all'annuncio della morte avvenuto su Facebook per mano della figlia Christi. Il Bronx piange uno dei suoi figli più cari, una leggenda che rivivrà in eterno grazie anche al tributo di Scorsese.


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