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Brasile, terra di Olimpiadi e di sportivi... da divano

Solo la metà della popolazione pratica un'attività fisica e in vista di Rio 2016 il governo pensa a un piano contro la sedentarietà

olimpiadi rio

Dario Pelizzari

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Dopo le polemiche per le acque inquinate di Rio e la preoccupazione sui tempi di realizzazione di impianti e infrastrutture, ecco la notizia che allarma davvero il governo brasiliano: in Brasile, sede dei Giochi 2016, si pratica sport con il contagocce. Lo certifica un'indagine effettuata dall'Istituto nazionale di geografia e statistica per conto appunto del Governo: uno su due, ecco il rapporto tra i brasiliani che sono davvero sportivi e quelli che invece si limitano a guardarlo seduti sul divano o magari su qualche spiaggia.

I risultati dell'indagine hanno sorpreso anche e soprattutto il ministro dello Sport Geroge Hilton, che in un'intervista rilasciata all'agenzia di stampa cinese Xinhua ha evidenziato i contorni di un problema di tutto rispetto. "Sono rimasto scioccato - ha dichiarato Hilton, in carica dal dicembre dello scorso anno - ma stiamo lavorando nella direzione giusta, perché in occasione delle Olimpiadi del 2016 stiamo costruendo numerose infrastrutture per incoraggiare la ripresa della pratica sportiva". 

Tutti coinvolti, nessuno escluso. Per il numero uno dello sport brasiliano, i quattro miliardi di reais (che equivalgono a circa un miliardo di euro) investiti per la creazione e il consolidamento di una rete nazionale di formazione andranno a beneficio di tutti i brasiliani, ovunque essi vivano, nelle grandi città oppure nelle zone rurali del Paese. L'obiettivo dichiarato, incentivare all'esercizio fisico i sedentari ma anche contribuire in modo diretto allo sviluppo di nuove generazioni di atleti. Perché vincere fa bene a tutti, anche alla politica. "Oltre agli investimenti pubblici - ha aggiunto Hilton - daremo il via a partnership con il settore privato. Esiste già una legge in merito". E la scuola avrà come sempre in questi casi un ruolo di primo piano. Per seminare nuove idee e produrre talento. Lo dice l'indagine, sarà come iniziare da zero. Il 70% delle persone che non praticano più alcuna attività sportiva hanno appeso al chiodo la tuta tra i 16 e i 24 anni a causa di impegni diversi (lavoro, famiglia, studio). Tutto da rifare, insomma.

Il Brasile vuole tornare a fare la voce grossa nello sport internazionale. Perché oltre il calcio c'è di più. Spiega Hilton: "Alle prossime Olimpiadi vogliamo chiudere nei primi dieci posti del medagliere. Abbiamo investito tanto per recuperare il tempo perduto e ora vogliamo raccogliere i frutti del nostro lavoro". Traguardo più che ambizioso considerando che a Londra la bandiera brasiliana ha fatto capolino sul podio soltanto in 17 occasioni, spesso dopo le altre (3 ori e 22° posto nel medagliere). Già, ma da dove arriva il denaro che è stato pompato nel serbatoio dello sport nazionale? La trasparenza, prima di tutto. "Il 60% degli investimenti per Rio 2016 arriva dai privati - assicura Hilton - Non abbiamo tagliato fondi destinati ad altri settori". Insomma, niente proteste questa volta. Al contrario di quanto è avvenuto per i Mondiali di calcio dello scorso anno, il Brasile non ha cambiato destinazione a ingenti risorse per farcire la torta del pallone.

Ecco, il pallone, da un guaio all'altro. Dopo la batosta rimediata dalla Nazionale di casa al cospetto di una Germania meravigliosa (1-7 il risultato finale), la Federcalcio brasiliana è stata coinvolta da capo a piedi nello scandalo che ha costretto alla resa il presidente della Fifa, Joseph Blatter. Secondo le autorità svizzere e statunitensi, ci sarebbe infatti anche il vicepresidente federale José Maria Marin tra coloro che avrebbero ricevuto mazzette in cambio di favori da distribuire al miglior offerente. Il Governo di Rio ha le idee chiare. "Seguiamo da vicino le indagini, i colpevoli saranno puniti di conseguenza", la promessa del ministro dello Sport, che ha confermato alla Xinhua che presto il calcio brasiliano ricomincerà a sfornare fenomeni. "Il presidente Dilma Rousseff ha inviato in approvazione al Congresso una legge che prevede che il 20% degli investimenti di tutti i club vadano verso lo sviluppo dei giovani e del calcio femminile. Dobbiamo produrre più Neymar". Brasile 2.0, la rifondazione.

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