Boston, la maratona simbolo nata con le Olimpiadi

E' la più antica e celebre del mondo. Nell'albo d'oro il nostro Bordin. Quando le donne correvano di nascosto - video 2 - le foto - gli aggiornamenti con TgCom 24 (live) -

Il fermo immagine del momento dell'esplosione sulla retta finale della maratona di Boston – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Chi ha messo gli ordigni che hanno seminato morte e panico a Copley Square, sulla retta finale della maratona di Boston, ha profanato uno dei simboli dello sport mondiale, una festa popolare e un evento agonistico antichissimo e conosciuto ovunque. Non sono solo i suoi 42 chilometri e 195 metri ricchi di fascino che ogni anno attirano migliaia di atleti da tutto il mondo. Boston è un rito che si ripete dal 1897, antico quasi come i Giochi Olimpici che ne hanno preceduto la nascita di pochi mesi.

E proprio alle Olimpiadi e al successo della prima edizione del '96 si deve la prima edizione vinta da un americano, John McDermott, e corsa con spirito pioneristico. A volerla fu John Graham di ritorno da Atene, entusiasta per lo spirito respirato nella capitale ellenica. All'inizio furono 39,5 chilometri e per arrivare ai fatidici 42 chilometri si dovette attendere il 1927.

Nel suo albo d'oro figurano i nomi dei migliori maratoneti di tutti i tempi e anche di un italiano: Gelindo Bordin, trionfatore nel 1990. Una maratona che a lungo non ha assegnato premi e che solo nel 1986 si è dotata di un vero montepremi in denaro. Adorata per il fascino del suo percorso da Hopkinton, Massacchssets, fino a Boston e celebrata come tradizione nel terzo lunedì di aprile in concomitanza con il Patriot's Day, festa che ricorda l'inizio della guerra di indipendenza americana.

Il suo cuore è Heartbreak Hill, quarta e ultima delle salite disseminate lungo il percorso. Arriva al 32° chilometro quando la gara si comincia a decidere ed è entrata nella storia col suo nome di 'spaccacuore' nel 1936 quando su teatro de duello John Kelley e Ellison Brown con sorpasso, pacca sulla spalla e inseguimento fino al traguardo da parte del secondo.

Ma le storie che hanno accompagnato la vicenda della maratona di Boston sono tantissime. Dall'uomo che ne ha corse 61 (John Kelley) arrivando 58 al traguardo e vincendo in due occasioni, a Roberta Gibb che tra il 1966 e il 1968 prese parte a tre edizioni partendo nascosta tra i cespugli perché la manifestazione era preclusa alle donne, e Katherine Switzer che lo fece sotto false generalità rifiutandosi poi di lasciare il percorso. O ancora la prima partecipazione al mondo di un atleta disabile: 1975, Bob Hall capace di completare la maratona in meno di tre ore sulla sua sedia a rotelle

La maratona di Boston è un obiettivo importante per i maratoneti professionisti. Negli ultimi vent'anni è stata praticamente monopolizzata dagli atleti keniani, veri padroni della disciplina. Le iscrizioni, però, sono aperte a tutti a patto di essere (seppure a livello amatoriale) dei veri maratoneti capaci di correre sotto tempi minimi di tutto rispetto. E' una sfida che attira circa 20mila persone ogni anno.

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