Giorgio Rocca
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Bormio senza Coppa del Mondo. L’opinione di Giorgio Rocca

L'ex campione di sci, testimonial alla presentazione della stagione in Trentino, dice la sua sul "no" della Valtellina alla mitica gara della pista Stelvio

La notizia è ufficiale ormai da qualche settimana ma per gli appassionati di sci ci vorrà del tempo per abituarsi all’idea che da quest’anno Bormio non ospiterà – ed è la prima volta da quasi 30 anni a questa parte – la gara di Coppa del Mondo di discesa libera.

La decisione della località sciistica valtellinese di rinunciare alla mitica gara sulla pista Stelvio – che si sarebbe dovuta disputare il 28 dicembre e che è stata “dirottata” sull’impianto di Santa Caterina Valfurva – è arrivata principalmente su pressione dei gestori degli impianti di risalita (SIB), convinti che chiudere le piste nei giorni di maggiore affluenza di turisti avrebbe fatto perdere loro troppo denaro. 

Leggi l'articolo: "No di Bormio alla Coppa del Mondo di sci. Meglio gli ski pass"

Intanto, mentre la Lombardia rischia di lasciarsi sfuggire una tappa ambitissima della Coppa del Mondo (per la quale Austria e Svizzera sarebbero già in coda), il Trentino ha annunciato con orgoglio, in un evento di presentazione al Four Season di Milano, il sodalizio con la World Cup attraverso la tappa di Madonna di Campiglio. A presenziare all’evento c’era anche Giorgio Rocca, ex campionissimo dello sci azzurro e oggi testimonial per il Trentino, che però è anche valtellinese di nascita. A lui abbiamo chiesto la soluzione per fare in modo che Bormio possa riavere la sua storica discesa…

Giorgio Rocca, qual è il “problema” tra Bormio e la Coppa del Mondo di sci?

“Il fatto è che purtroppo, come accade in tante località italiane (non in quelle straniere, nda) a Bormio gli albergatori non sono proprietari di quote della società di impianti. In questo modo quest’ultime temono di perdere denaro a causa delle piste chiuse, non potendo usufruire dei guadagni degli albergatori che al contrario smaniano per ospitare la gara”.

Perché in Trentino, che ospita la tappa di Madonna di Campiglio, questo problema sembra non esserci?

“Perché in Trentino i proprietario degli alberghi sono anche proprietari di impianti, e quindi l’interesse è comune. In sostanza si è creata una rete, non solo tra i gestori delle strutture ma anche tra gli organizzatori di eventi, che è tipica del comarketing”.

Come funziona?

“Al di là della parola inglese non è nulla di complicato. Semplicemente vuol dire che se tu produci o offri un bene o un servizio che  può essere complementare al mio, mettendoci d’accordo possiamo contenere i costi e migliorare la qualità del servizio. E quindi anche la soddisfazione del cliente”.

E funziona davvero?

“Da imprenditore posso dire di sì. D’altra parte sarebbe sbagliato pretendere che una famiglia spenda 200 euro al giorno e poi non possa sciare su gran parte delle piste. Le vacanze sono sempre più corte, insieme ai budget sempre più ridotti e quindi bisogna prestare ancora più attenzione alle esigenze degli sciatori”.

Come?

“Faccio un esempio. Lavorando a St. Moritz ho visto che sono stati creati dei tunnel appositi che passano sotto le piste, per fare in modo che i turisti possano scegliere se vedere la gara oppure sciare sulle tante piste aperte”.

Secondo te a Bormio c’è ancora la passione di un tempo per lo sci della Coppa del Mondo?

“Assolutamente. Quella di Bormio è una tappa storica e ambita anche dal punto di vista del periodo (fine dicembre, ndr), tant’è che ci sono Austria e Svizzera che premono per portarcela via. Quello che dovrebbero fare in Valtellina è pensare a costruire eventi collaterali alla gara per arricchire l’esperienza dei visitatori. Servono idee e sapere pensare in grande. Cosa che noi italiani, se vogliamo, siamo capaci di fare come pochi altri".

 

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