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“Becker-Djokovic? Una coppia per far soldi”

Per Jacopo Lo Monaco, voce di Eurosport, la scelta del n°2 Atp di avere il tedesco come allenatore è più business che ricerca di un tennis di qualità

Laureus World Sports Awards 2012: Becker premia Djokovic – Credits: Ian Walton/Getty Images for Laureus

“Boom boom Becker”, il tedesco d'oro del tennis mondiale, un asso nel far viaggiare la palla veloce come un fulmine, un atleta dalla struttura muscolare dirompente, capace di dare spettacolo come pochissimi altri prima e dopo di lui, insieme con uno dei protagonisti indiscussi dell'ultimo lustro della racchetta internazionale, sei volte sul gradino più alto nei tornei del Grande Slam (il bottino dice quattro volte numero uno agli Australian Open), un maestro per efficacia, stile e personalità. Boris Becker e Novak Djokovic hanno deciso di unire le forze per riscrivere le logiche del tennis di ogni tempo. Il campione di Leimen ha risposto presente alla chiamata del numero 2 al mondo. Entrerà a breve a far parte dello storico staff del tennista serbo, che si è già detto “entusiasta di poter lavorare con una vera leggenda”. Come se Fernando Alonso decidesse di bussare alla porta di Michael Schumacher per strappargli gli ultimi segreti del mestiere. Un incontro di fuoriclasse che convince alcuni e fa drizzare le orecchie ad altri. Tra questi ultimi, c'è Jacopo Lo Monaco, una delle voci più autorevoli e appassionate del tennis di Eurosport.

“E' una scelta che mi lascia un po' perplesso – spiega Lo Monaco a panorama.it - Becker è sempre stato molto concentrato su se stesso e fare l'allenatore di un giocatore vuol dire invece mettersi da parte e porre la persona che alleni al primo posto della tua vita. La giornata deve ruotare intorno ai bisogni del tuo giocatore. Per intendersi, se gioca il primo match della giornata, devi svegliarti presto e andare in campo per seguirlo. Significa organizzargli gli allenamenti e non solo, seguirlo in tutto, anche nelle piccole cose. Il campione tedesco mi è sempre sembrato una persona estremamente disordinata in questo”.

Dunque, quale la ragione di questo incontro?

“Mi pare una scelta che ha a che fare molto con il business. Può tornare utile a Djokovic, perché può sfruttare la popolarità di Becker per aumentare la propria e giocare dei match di esibizione in Germania e fare entrare degli sponsor tedeschi. Nello stesso tempo, a Becker l'operazione può fare bene dal punto di vista dell'immagine. Sarà inquadrato in continuazione dalle telecamere durante i tornei e fioccheranno le interviste”.

Dai microfoni alla racchetta: cosa può insegnare il campione tedesco al numero 2 al mondo?

“Potrebbe sicuramente fargli capire meglio come posizionarsi a rete e magari potrebbe spingerlo a essere più istintivo, ammesso che sia possibile. Però cos'altro potrebbe fare? Djokovic non è reduce da una stagione fallimentare, anzi. Ha chiuso vincendo 24 partite di fila. Ha vinto uno Slam. A New York, per una parte del match ha sicuramente dominato Nadal. Insomma, non sarà semplice aggiungere qualcosa a un giocatore così. E poi, cosa manca a Djokovic in termini di vittorie? Parigi. E non mi pare che sia il torneo per il quale Becker possa dargli i migliori suggerimenti”.

Da un campione all'altro. In queste ore sembrerebbe in fase di definizione l'accordo tra Roger Federer e un altro grande ex dal passato ricco di lustrini: Stefan Edberg, sei tornei del Grande Slam nel cassetto e un servizio da applausi.

“Qui siamo di fronte a un discorso un po' diverso. Magari Federer vuole tornare a giocare un po' più in maniera offensiva perché da dietro si rende conto di non essere più così brillante com'era qualche anno fa. E in ogni caso, Edberg è un altro tipo di persona fuori del campo rispetto a Becker. Ti dà l'idea di maggiore serietà, disciplina e serenità”.

Becker come Connors, Lendl, Courier e Chang: il campo chiama e la stella risponde. Tutto torna?

“Dipende chiaramente da giocatore a giocatore. Lendl ha aiutato tantissimo Murray. Probabilmente, se non ci fosse stato Lendl, Murray non avrebbe vinto tutti i tornei che ha vinto, Olimpiadi comprese. Ma Lendl è sempre stata una persona molto metodica. In più, da quando aveva smesso non aveva allenato mai nessuno e nel momento in cui ha deciso di dire sì a Murray a mio parere ci ha pensato cento volte e lo ha fatto perché credeva davvero di potergli dare una mano, ha visto un obiettivo possibile. La scelta di Connors mi ha lasciato molto perplesso. Nonostante le parole dei giorni scorsi della Sharapova, che in parte ha difeso l'operato dell'ex tennista statunitense (ndr, licenziato dopo una sola partita). Chang con Nishikori potrebbe fare qualcosina. Courier? Non credo che sia un coach interessante. Per certi versi, per lui vale il discorso che farei per McEnroe. Non mi pare un'iniziativa possibile”.

Tuttavia, non si può negare che sarebbe molto divertente vedere McEnroe nelle vesti di allenatore.

“Sì, molto. Ma dovrebbe scegliere un giocatore molto tranquillo, perché altrimenti altro che guai. Battute a parte, ci sono giocatori che hanno costruito la loro carriera su giocate molto istintive. Come si fa a insegnare l'istinto?”.

“Brad Gilbert mi ha insegnato come si gioca una partita a tennis. E' il miglior allenatore della storia”. André Agassi si appoggiò a un ex numero 4 al mondo per scalare i vertici dell'Atp e il tentativo riuscì a meraviglia. Quale la discriminante per diventare un ottimo insegnante dopo aver raggiunto grandi risultati da professionista della racchetta?

“Penso dipenda molto dal tipo di gioco che l'allenatore in questione seguiva quando era in campo. E a quanto tempo ci ha messo per svilupparlo. Per esempio, non vedrei Federer nei panni del coach. Forse farebbe bene Nadal. Perché oltre alle capacità tecniche bisogna considerare anche a quanto succede a gara finita. Se sei egocentrico, è difficile che ti possa abituare bene a rimanere dietro le quinte”.

Tra i migliori venti al mondo dell'ultima classifica Atp, chi ha i numeri per diventare un buon coach?

“Direi Gilles Simon (ndr, francese, numero 19 del ranking), perché è un giocatore che pensa tanto e che sa come sfruttare le debolezze dell'avversario. Ma non mi dispiacerebbe nemmeno David Ferrer”.

Twitter: @dario_pelizzari

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