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Bolt e l'ultima gara senza vittoria: ecco perché non ha deluso

Battuto da Gatlin nei 100 metri mondiali di Londra, ma merita applausi. Senza di lui atletica a caccia di un nuovo protagonista

Usain Bolt ultima gara londra mondiali sconfitta

Giovanni Capuano

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L'ultima recita senza vittoria per Usain Bolt apre il dibattito. Ha sbagliato il giamaicano, leggenda dello sprint su pista, ad accettare il Mondiale di Londra come ribalta l'addio a coronamento di una carriera da urlo? Poteva (doveva) fermarsi prima? O il bronzo conquistato alle spalle di Gatlin e Coleman è comunque una medaglia da aggiungere alla straordinaria collezione senza indulgere nel rimpianto?

Se si mettono in fila i successi di un decennio da dominatore la risposta è semplice: Bolt ha perso un'imbattibilità che tra Mondiale e Olimpiadi durava dal 2007, anno del ko nella finale dei 200 metri contro Tyson Gay. Nel 2011 a Daegu era stato messo fuori dalla squalifica per falsa partenza nei 100 e l'oro della staffetta olimpica di Pechino 2008 gli è stato tolto per la positività del compagno di squadra Carter.

Perchè Bolt ha perso contro Gatlin

A Londra Bolt ha perso perché non è mai stato nel pieno della condizione. Lo si era intuito nella marcia di avvicinamento al Mondiale e lo si è capito nel corso dei turni preliminari che lo stesso giamaicano ha attraversato senza entusismarsi. Non solo una questione di tempi.

Nella finale è partito come tradizione più lentamente degli avversari e a differenza di tante altre volte gli è mancato lo spunto da subito per risucchiarli anche se l'oro è rimasto distante di soli 3 centesimi di secondo. A quasi 31 anni non c'è da stupisri, anche se il nuovo campione del mondo Gatlin ha vinto a 35 anni 176 giorni come nessuno mai prima di lui. Però Bolt è parso meno fulmine di sempre.

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Poteva evitare l'ultima sfida?

Bolt poteva vincere ma anche perdere, come poi è accaduto. Poteva anche scegliere di fermarsi prima, alle Olimpiadi di Rio de Janiero e all'ultima magnifica tripletta (100, 200 e staffetta) come a Pechino (poi tolto l'oro della 4x100) e Londra. Poteva ma non l'ha fatto e ha reso un grande servizio all'atletica leggera mondiale e allo sport in generale.

In un'epoca di scandali, doping ed esclusioni che hanno amputato le grandi manifestazioni, è stato lui a reggere il cartellone. Personaggio istrionico, fuoriclasse assoluto in pista, mattatore fuori: il volto pulito in un mondo che ha via via perso i suoi punti di riferimento. Ecco perché anche l'ultima recita era doverosa. L'atletica aveva bisogno ancora di Bolt e lui ha risposto presente.

La prova? Il gelo e i fischi con cui Londra ha accolto l'oro di un personaggio dal passato equivoco come Gatlin, considerato quasi un usurpatore mentre invece, come tanti altri, è semplicemente un atleta rientrato dopo lunga squalifica. Dunque grazie Bolt, anche di essersi scoperto umano nell'ultima notte in pista. Chiuderà con la staffetta, ma il peso dell'eredità che lascia è molto più grande della semplice contabilità dei titoli. Dopo Londra nasce una nuova era. Cercasi protagonista.

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