Playoff basket: 7 gare sono troppe. Per il pubblico

In Italia 48 ore bastano ai giocatori per ricaricarsi, ma non agli spettatori per darsi una calmata. Una riflessione alla vigilia di gara 5 tra Roma e Siena

La lotta tra Daniel Hackett (Siena) e Gigi Datome (Roma), entrambi classe '87: da sempre avversari, da sempre rispettosi l'uno dell'altro. (Credits: Alessia Bruchi / dailybasket.it)

Paolo Corio

-

Dai microfoni di Radio 24, il "basta" del presidente della Fip Giovanni Petrucci è riecheggiato in tutte le stanze della nostra pallacanestro. Un "basta" alle continue proteste e lamentele dei dirigenti durante questi combattutissimi playoff, i primi al meglio delle 7 gare a partire già dai quarti.

Aveva iniziato durante le semifinali Francesco Vescovi, presidente della Cimberio Varese, a far squillare il cellulare del n°1 del basket italiano per denunciare una a suo avviso scomposta esultanza del procuratore federale Roberto Alabiso fuori dagli spogliatoi di Siena e insinuare di riflesso il dubbio che ci fosse un condizionamento arbitrale a favore dei pluricampioni in carica; poi ha richiamato il presidente della Virtus Roma, Claudio Toti, per lamentarsi dell'arbitraggio (sempre a suo avviso e sempre a favore di Siena) durante la serie di finale, la cui gara 5 di questa sera al PalaTiziano vale un match-ball scudetto per Hackett e compagni (tra i quali, giusto per non far calare la tensione, un David Moss che proprio ieri ha visto riaperta dalla Cassazione un'accusa per stupro risalente al 2010 e per la quale era stato in precedenza prosciolto).

Come già dichiarato proprio a Panorama.it (leggi qui ), anche durante la trasmissione "Tutti convocati" Gianni Petrucci è stato categorico sulla posizione propria e della Federazione, invitando i dirigenti a rispettare il risultato del campo e aggiungendo: "Si deve avere un'etica e una cultura sapendo che si può anche perdere. Il clima caldo dei palazzetti è anche nelle menti di tanti dirigenti".

Dirigenti e palazzetti, appunto: oltre alla telefonate di protesta dei presidenti, questi playoff hanno fatto registrare diverse intemperanze di troppo sul campo di Cantù (con multa di 12 mila euro dopo gara 6) durante i quarti di finale poi vinti contro Sassari; la squalifica di tre giornate del campo di Varese (più 3 mila euro di multa) dopo l'eliminazione in semifinale a opera della Montepaschi; gli insulti e gli sputi al presidente Claudio Toti che lunedì scorso (proprio prima della telefonata a Petrucci) ha dovuto abbandonare la tribuna di Siena. Il tutto mentre su tutti i campi le squadre hanno dato il massimo, regalando spettacolo e duelli senza esclusioni di colpi ma sempre all'insegna del massimo rispetto, a partire da quello tra gli azzurri Daniel Hackett e Gigi Datome, nati nell'87 a meno di un mese di distanza l'uno dall'altro e da sempre avversari.

E allora? Allora l'impressione è che questi playoff al meglio delle 7 partite (resesi necessarie, escludendo la finale in corso, ben 5 volte su 6 serie) siano assolutamente a misura di testa e muscoli dei giocatori, ma non dei nervi e della sportività del pubblico italiano. 48 ore tra una gara e l'altra sono abbastanza per smaltire le tossine, ma troppo poche per eliminare i fumi del tifo e rasserenare gli ambienti in vista della sfida successiva. La soluzione, come ben sa anche il presidente Petrucci, sta in una rivoluzione culturale che nel nostro sport continua però a non arrivare. Nell'attesa, possiamo sempre accendere la Tv venerdì notte e seguire le Finals NBA tra Miami e San Antonio, giunte - manco a dirlo - a gara 7. Ma in tutto un altro clima.

Si ringrazia per le immagini il sito dailybasket.it .

© Riproduzione Riservata

Commenti