Basket - Quelli che le Final 8: Ariadna Romero

Per la modella e attrice cubana, madrina delle Finali di Coppa Italia, la pallacanestro è davvero una questione di famiglia - i pronostici - le foto di Ariadna -

La bella cubana Ariadna Romero è la madrina delle "Final 8" che assegnerrano domenica la Coppa Italia del basket. (Rcs Sport)

Paolo Corio

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Gli "scout" più attenti l'avevano già notata nello spot di un noto brandy, tutti gli altri l'hanno scoperta quando si è materializzata sul grande schermo nei panni dell'affascinante sorellastra di Leonardo Pieraccioni nel film "Finalmente la felicità". Ma il più rapido di tutti ad attirare a sua volta in Italia l'attenzione di Ariadna Romero, ventiseienne modella e attrice cubana, è stato Lorenzo Gergati, cestista con un passato nella Cimberio Varese di serie A e un presente nella Zerouno Torino di B1, che l'ha condotta all'altare lo scorso dicembre. Ed è anche e soprattutto per questa familiarità che la bella Ariadna si è subito sentita a suo agio in qualità di madrina ufficiale delle "Final 8" in programma fino a domenica al Forum di Assago per assegnare la Coppa Italia del basket.

Ariadna, ma la passione per il basket è stata una causa o la conseguenza dell'aver conosciuto Lorenzo?

«Ammetto che è stata una conseguenza. Anche perché da ragazzina non ero una grande sportiva: quando stavo a Cuba, mi costringevano a fare attività fisica sotto il sole a picco e quindi erano più le volte che presentavo il certificato medico di quelle che mi allenavo... Poi, una volta in Italia, anche per motivi professionali (è stata una "schedina" a Quelli che il calcio e conduttrice del programma Jukebox su Milan Channel, ndr) mi sono avvicinata allo sport, capendone l'importanza che ha in questo Paese. E con l'amore per Lorenzo è nato anche quello per la pallacanestro, di cui apprezzo i continui ribaltamenti di fronte e il risultato sempre in altalena».

Il basket è anche sport complicato, nelle regole come negli schemi di gioco...

«Vero, ma proprio l'entusiasmo che suscita ti spinge a volerlo conoscere sempre di più, o almeno è quello che è successo a me. E ora mi capita anche di seguire Lorenzo al campetto per fare due tiri a canestro: lui continua a prendermi in giro, ma io me la cavo sempre meglio».

Hai pensato anche a come cavartela nelle serate milanesi delle "Final 8"?

«Con la consapevolezza che il pubblico del basket è molto esigente, nel senso che non accetta strafalcioni sull'argomento, e soprattutto che per i tifosi non si tratta di uno spettacolo di intrattenimento, ma di un evento sportivo della massima importanza. Mi auguro allora di riuscire a contribuire a rilassare l'ambiente, ma nel pieno rispetto della tensione agonistica di chi si trova in tribuna a soffrire per la sua squadra: da moglie di un giocatore, so bene quali sensazioni si provano anche durante i time-out...».

Al proposito, per chi fai il tifo?

«Non nego la mia forte simpatia per Varese, visto che mio marito ci ha anche giocato. Ma qualsiasi squadra vinca, sarò onorata di consegnare la Coppa al suo capitano, così come lo sono stata nell'essere scelta per fare da madrina della manifestazione».

Il personaggio del basket che sinora più ti ha colpito?

«Gianmarco Pozzecco, per le giocate che inventava sul parquet e per la simpatia fuori dal campo: personaggi come lui fanno solo bene al loro sport».

I tuoi impegni futuri nello spettacolo?

«Sarò impegnata in una trasmissione televisiva, ma non posso dire di più: solo che è una sfida che mi attira molto, uno stimolo a migliorarmi».

Non ti senti dunque "arrivata" dopo il film con Pieraccioni?

«Tutt'altro, anche perché quello semmai è stato il punto di partenza: era la prima volta che partecipavo a un provino e sono stata scelta... un vero colpo di fortuna, che mi ha regalato un'esperienza bellissima e mi ha spinto a prendere lezioni di recitazione per imparare davvero il mestiere dell'attrice. Un impegno che porto avanti ogni giorno esattamente come un giocatore che si allena con metodo per farsi trovare sempre più pronto alla partita successiva».

Nello spettacolo però non sempre valgono le regole dello sport...

«È proprio questo il problema e forse anche per questo - come mi ripete sempre il mio maestro di recitazione - gli attori sono spesso dei presuntuosi che pensano di avere il dono della scena, senza bisogno di lavorare sulle loro doti. Io però in questo sono una vera sportiva».

Le partite: Acea Roma e Cimberio Varese in semifinale

Già corsara in Campionato due settimane fa in Brianza, l'Acea Roma bissa l'impresa al Forum di Assago superando una Foxtown Cantù priva sotto canestro dell'esplosività di Tyus ma anche e soprattutto di quella reattività a rimbalzo e sulle palle vaganti che risulta determinante in partite "senza ritorno" come questa. A lungo in svantaggio in doppia cifra, gli uomini di Trinchieri riescono nell'ultimo quarto a rifarsi sotto sino all'85-86 con una tripla di tabella di Tabu (top-scorer del match con 24 punti) a 21" dalla sirena, ma Roma riesce a portare in porto una meritatissima vittoria con la replica da oltre l'arco di un ottimo Datome (22 punti, migliore dei suoi) e con un libero di Jones. 89-85 è così il finale per i capitolini, in cui brillano anche il saltatore Laval (17) e il sorprendente Czyz (19).

Meno combattuto il derby tra l'EA7 Milano e l'attuale capolista del Campionato Cimberio Varese. Trascinati da Mike Green (23 punti e 10 assist in 36' sul parquet), i primi della classe vanno subito in fuga (46-29 all'intervallo) e - dopo aver rintuzzato una velleitaria rimonta dei padrondi di casa nel terzo quarto - chiudono con un perentorio 92-74 grazie anche alle prove balistiche di Polonara (16 punti, con 4/5 nelle triple) ed Ere (17). Dall'altra parte brilla invece il tabellino del solo Langford (23), anche se la squadra di coach Scariolo sconcerta non tanto per le percentuali al tiro quanto per l'assoluta assenza di gioco.  

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