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Basket: coach Finelli: 'La mia Virtus'

Gigli e Poeta, i giovani e gli americani. Nuova proprietà (una fondazione) e primato in classifica

Alessandro Finelli, bolognese di nascita, è allenatore della Virtus dalla stagione 2011-2012 (Credits: Gianfilippo Oggioni / LaPresse).

"La Virtus di quest'anno è una squadra istintiva, che gioca a viso aperto, a tutto campo..la sfida con Varese sarà uno spot per il nostro basket".

Chissà se qualche settimana fa il coach delle "V nere" Alessandro Finelli si sarebbe aspettato di ritrovarsi a presentare la sfida al vertice contro Varese, squadra che con i bolognesi condivide (a sorpresa) l'imbattibilità dopo tre giornate di campionato. Certo, non possiamo chiamare "cenerentole" due società che insieme vantano 25 scudetti ma onestamente in pochi avrebbero scommesso sulla partenza a razzo di una Virtus con un nuovo assetto societario (ora la proprietà è di una fondazione) e con dieci nuovi giocatori, di cui tre al di sotto dei 21 anni. Per questo motivo è bene chiedere qualche "spiegazione" a coach Finelli.

Coach, gli addeti ai lavori parlano di Milano, Siena e Cantù. Davanti però ci sono Sassari, Varese e la sua Virtus...

"Dopo tre giornate è prematuro dire qualsiasi cosa ma la sensazione è che quest'anno ci sia veramente un equilibrio totale tra le 16 squadre. Il vantaggio per noi è che i tre team che hanno un budget più elevato, e quindi un roster più profondo, sono però anche quelli che fanno l'Eurolega. Un doppio impegno al quale per Siena si è aggiunta la tournè americana, per Cantù il round di qualificazione di Eurolega e per Milano la sfida con i Celtics".

D'altra parte, Milano esclusa, la crisi sembra aver colpito un pò tutti e per rimanere ai vertici bisogna ingegnarsi...

"La Virtus è appena diventata la prima società professionistica in Italia di proprietà di una fondazione (con 12 soci ndr). Questo garantisce grande solidità ed è dimostrazione della voglia di guardare al futuro".

Dunque il modello con un solo grande "proprietario-main sponsor" si può considerare superato...

"In questo momento ci vogliono le idee. La Virtus, oltre a cercare nuove strade organizzative, ha creato un sistema di giovanili grazie al quale oggi su 12 giocatori della prima squadra ben 6 sono cresciuti nel vivaio".

La fine del dominio di Siena riporterà maggiore interesse, anche televisivo, sul campionato di basket?

"E' inutile girarci intorno, la cosa è evidente. Un campionato che parte con un vincitore annunciato non può avere lo stesso appeal di uno incerto in cui, ad oggi, non ci sono favoriti".

Parliamo della sua squadra. Cos'è cambiato rispetto allo scorso anno?

"L'anno scorso si è chiuso un ciclo: siamo arrivati ad un soffio dalla semifinale e poi sono andati via giocatori importanti come Koponen e Sanikidze che sono saliti di livello, il che significa che abbiamo fatto un buon lavoro. Quest'anno siamo ripartiti con 10 giocatori nuovi con i soli Poeta e Gigli a rappresentare una continuità, comunque importante, col passato".

I due azzurri sembrano essere tornati rigenerati dall'esperienza in nazionale...

"Devo dire che li ho visti veramente sicuri dei loro mezzi, anche perchè con la nazionale hanno giocato contro gente di alto livello dimostrando tutto il loro valore. In più qui a Bologna li aspettava una squadra che ha investito molto su di loro e che, con tanti stranieri in giro, ha deciso di affidargli l'asse play-pivot. E poi sono due persone che danno veramente un valore aggiunto a livello morale. Sono ragazzi super".

Quindi la formula vincente è quella di un mix tra italiani con esperienza, americani di livello e giovani da crescere...

"In un certo senso... Oltre a Gigli e Poeta, aggiungerei Mason Rocca che è in grado di garantirci una certa dose di solidità, umana e tecnica. In pratica sono loro che ci permettono di creare le basi per inserire i giovani e gli americani".

In passato la Virtus è stata spesso "sfortunata" con gli atleti d'oltreoceano (l'anno scorso Jared Oman venne "tagliato" per aver tirato un pugno proprio a Coach Finelli ndr). Come vede gli americani di quest'anno?

"Devo dire che oltre ad essere tre ottimi giocatori dal punto di vista tecnico, Smith, Hasbrouck e Minard sono anche tre persone di livello, intendo in senso umano, e questo ha facilitato il loro inserimento nel gruppo".

I giovani, in particolare Moraschini, Imbrò e Gaddefors, stanno trovando molto spazio. Cosa gli dice per migliorare?

"Niente in particolare. Cerco semplicemente di essere sempre attento a trasmettergli fiducia così che in campo si sentano sereni, senza paura di sbagliare. Allo stesso tempo però esigo che diano sempre il massimo nel quotidiano, portando in palestra la testa e rimanendo sempre concentrati".

Cosa manca ancora per rilanciare definitivamente il movimento? Serve un regola per far giocare gli italiani?

"Il discorso è veramente complesso. Personalmente sono convinto del fatto che i regolamenti contino poco. Come allenatore mi sento in dovere di creare lo spazio per i giovani i quali, se hanno talento, saranno poi in grado da soli di guadagnarsi i loro minuti, regole o non regole".

Però la Russia, dove in campionato le squadre hanno l'obbigo di tenere due giocatori nazionali sempre in campo, continua a sfornare talenti...

"Addottando il regolamento russo potrebbe succedere che le società scelgano di prendere giocatori italiani over 30. Non ci sono garanzie. Insomma, il problema non è legato a quando i giovani arrivano in prima squadra. In Italia dovremmo avere più cura nella formazione dei giocatori tra i 14 e i 18 anni. E' quelle la fase in cui bisognerebbe lavorare con maggiore professionalità per creare ragazzi, anzi uomini, che una volta usciti dall'under 19 siano già pronti per affrontare la sfida con i senior".

Se dovesse chiedere un regalo al Presidente, che giocatore vorrebbe?

"Sto bene coi miei giocatori. Quelli che volevo sono stati presi e quindi non mi serve altro".

Qual'è il suo rapporto con un ex-presidente, ora amministratore delegato, "sanguigno" come Sabatini?

"Mi trovo molto bene. Sabatini è una persona con idee chiare, sincera e con grande passione. Forse per questo può sembrare, a volte, un pò irascibile ma solo perchè pretende il massimo da se stesso e dagli altri".

Sull'altra sponda di Bologna la Eagles (quello che resta della Fortitudo) è stata acquistata da Giulio Romagnoli con l'intento di riportare il derby a Bologna...

"Sono nato a Bologna, ho allenato la Fortitudo, quindi credo che la città e i tifosi meritino di rivedere il derby di quella che una volta veniva chiamata basket city. Putroppo non è sufficiente acquistare il nome. Serve qualcuno che investa soldi e risorse inun progetto di ricostruzione, come a suo tempo fece Sabatini con la Virtus".

In estate Mancinelli ha rifiutato di venire alla Virtus proprio per i suoi trascorsi in Fortitudo. Lei invece è uno di quelli che il passaggio lo ha fatto. Cosa ne pensa della decisione del "Mancio"?

"Le scelte vanno sempre rispettate per cui non mi permetto di giudicare. Se ha deciso così evidentemente aveva le sue buone motivazioni, e se non se la sentiva ha fatto bene a non tornare a Bologna".

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