Chiara Degl'Innocenti

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Sono giovani, non temono la morte e hanno migliaia di fan tra i follower sui social e gli appassionati che li seguono direttamente durante le loro avventure in aria. Ma tante sono le imprese finite male dei base jumper. E nel 2016 la Base Jumping Fatality List, una sorta di cimitero on line degli Icaro della montagna che ne onora la memoria, ha pubblicato le ultime 37 vittime di questo sport che in totale sono arrivate a 311 in 35 anni

Le ultime quelle del russo Ratmir Nagimyanov, 35 anni, che ha perso la vita schiantandosi contro una casa dopo un lancio dall’Aiguille du Midi, Chamonix, a quota 3.800 metri, e quella del turista canadese , 47, morto nella zona del Passo Pordoi, in provincia di Trento, dopo un tragico salto.

Due vite spezzate tra fine settembre e ottobre, precedute da quella Armin Schmieder, 28 anni, che si è schiantato sull'Alpschelehubel, montagna sopra Kandersteg nel Cantone di Berna e il cui video ha fatto il giro del web. Ad agosto l'altoatesino si era collegato a Facebook prima del suo lancio con la tuta alare postando un saluto: "Oggi volate con me, ma sentirete solo qualcosa. Ciao, ciao". Poi, mettendo lo smartphone in tasca si era lanciato nel vuoto. E il telefono ha registrato tutto: il sibilo del vento, l'urlo dei base jumper forse quando si rende conto dell'imminente impatto, il suo schianto a terra e poi il silenzio interrotto dal suono del campanaccio delle mucche che pascolavano nei prati dove si è schiantato Schmieder.

Simile la fine Alexander Polli, 31 anni, il cui motto era: "Non fissate mai dei limiti alle vostre capacità". L'italo-norvegese è stata la penultima vittima del base jumping, lo sport estremo che ha visto perdere la vita una settimana prima anche di un altro italiano, il sudtirolese Uli Emanuale, 29 anni, sulle Alpi al confine tra Austria e Svizzera.

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Adrenalina allo stato puro, senso di libertà assoluta e desiderio di poter controllare tutto ciò che sta al confine con la morte. Gli "uccelli" del base jumping si tuffano nel vuoto gettandosi da un punto d'appoggio fisso, come rilievi naturali, edifici o ponti, per poi planare a terra con l'aiuto di un paracadute o di una tuta alare. È una sfida continua contro il proprio limite fisico e il proprio coraggio.

Da quando questo sport è stato introdotto, circa 30 anni fa, ha visto innalzarsi l'indice di sostenitori e appassionati che su You Tube seguono le imprese mirabolanti dei base jumper oltre che piangerne le decine di morti.

Proprio così. Perché dopo il sudtirolese, dal 1989 ad oggi tra coloro che hanno spiccato il volo dalla parete di Muerren per poi morire schiantati al suolo o sulle rocce sono 40. Per la Svizzera l'anno più tragico è stato il 2011 con sei morti, quindi il 2013 con cinque, il 2012 con quattro, tre nel 2015 e due nel 2014. Troppi. Solo considerando un'area limitata come quella del Paese dei cantoni. In Italia gli appassionati della tuta alare che non ce l'hanno fatta, dal 1981 a oggi, sono invece oltre 270.

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Alexander Polli era noto nell'ambiente degli sport estremi anche grazie al suo gruppo i 'Morals Arrivederci', di cui l'italo-norvegese era il fondatore. Lui, star italiana del cielo, morto invece nei pressi di Chamonix (Francia), era l'autore grazie alla sua GoPro di impressionanti filmati, seguitissimi su internet, che documentano i vertiginosi lanci nel vuoto, veri e propri voli eseguiti a centinaia di chilometri all'ora planando sul mondo e che ora resteranno come testimonianza di uno spettacolo unico visto dall'alto filmato da pochi, goduto da tanti.

Una tra le tante performance più famose di Alexader Polli resta quella del 2013: un lancio adrenalinico da un elicottero che lo ha portato a centrare l'apertura della Roca Forada sulla montagna del Montserrat in Spagna. Un'impresa mirabolante.

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