Andrea Bargnani: con Toronto ai playoff!

Alla sua settima stagione nell'Nba, il lungo romano vuole far tornare protagonisti i suoi Raptors. E guarda con preoccupazione al basket di casa nostra

Andrea Bargnani contro i New York Knicks in pre-season: la forma c'è, la grinta pure. (AP Photo/The Canadian Press, Graham Hughes)

Paolo Corio

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28 giugno 2006: meno di una settimana dopo aver contribuito al 5° scudetto della Benetton Treviso, Andrea Bargnani è il primo giocatore europeo di basket a essere chiamato come prima scelta assoluta nel Draft Nba. Nessuno ha dubbi sulle qualità tecniche e sulle doti fisiche del non ancora ventunenne romano (è nato nella capitale il 26 ottobre 1985), ma i punti interrogativi non mancano: riuscirà Andrea ad ambientarsi in un basket completamente diverso da quello del vecchio continente? Sarà capace di reggere mentalmente prima ancora che fisicamente il confronto con i "pro" americani o tornerà presto a casa come già successo ad altri prima di lui? Oggi la risposta è certa: Bargnani non solo si è perfettamente integrato nell'Nba, ma è ormai il leader dei canadesi Toronto Raptors, la stessa franchigia che a suo tempo aveva scommesso su di lui.

Andrea, dove vuoi portare i tuoi Raptors alla fine di quella che sta per iniziare e che sarà la tua settima stagione NBA?

"Nessun dubbio in proposito: ormai a posto dopo il mirato lavoro estivo per recuperare dall'infortunio che mi ha tanto limitato nello scorso torneo, voglio dare il massimo per aiutare la mia squadra a ritrovare un posto nei playoff. Sono quattro stagioni che non ci arriviamo e conquistarli è quindi diventata una priorità assoluta per l'ambiente dei Raptors, oltre che un obiettivo raggiungibile".

Senti pressione a livello individuale?

"La pressione c'è sempre, ma è buona e anche dovuta. Per quanto mi riguarda il problema sarebbe se non ci fosse: la pressione - per come la intendo io - è infatti lo stimolo a cercare sempre di migliorarti, a lavorare sui dettagli per essere ancora più utile alla tua squadra. E per continuare a essere protagonista nell'NBA".

A proposito di protagonisti, come vedi la lotta per l'anello 2013?

"Miami è una squadra talentuosa e, da campione in carica, può anche essere accreditata per il bis. Come dimostra la storia recente, nell'Nba ogni anno è però ormai una battaglia a sé, dove non c'è nulla di scontato e men che meno di facile. Tra l'altro tutte le squadre si sono potenziate per battere LeBron e compagni, a partire ovviamente dai Los Angeles Lakers. Ma, lo ripeto, ogni stagione ha la sua sorpresa, ha nuovi forti giocatori che vengono alla ribalta, ed è anche questo che rende l'NBA così affascinante per il pubblico di tutto il mondo".

Affrontato da vicino, chi ti ha più impressionato in queste stagioni tra i pro?

"Sicuramente Tim Duncan, ma anche LeBron James e Kobe Bryant. E sicuramente mi sto dimenticando qualcuno, perché nell'Nba i fuoriclasse sono davvero tanti, motivo per cui scopri subito che non ti sono mai permesse distrazioni, che devi sempre lavorare per avere anche tu un posto sul parquet".

Altre scoperte interessanti?

"In campo, il fatto di sentirmi ogni giorno più soddisfatto di essere lì, di poter continuare a confrontarmi con i migliori giocatori del mondo. Fuori, invece, il poter vivere in Canada: un paese bellissimo, dove mi trovo splendidamente".

Riattraversiamo l'oceano: la "tua" Treviso è scomparsa dalla serie A e il basket italiano in generale non se la passa benissimo. Il tuo commento?

"Purtroppo vedo una situazione di crisi economica e di idee che non mi fa felice, essendo cresciuto in Italia e continuando a seguire con interesse la nostra pallacanestro. Il problema a mio avviso sta anche e soprattutto in una scarsa esposizione mediatica del Campionato, con gli sponsor che se ne vanno e la gente che perde interesse: la realtà è questa e, se continua così, è destinata ad andare sempre peggio...".

Nessuna possibilità di salvezza?

"Occorre cambiare rotta alla svelta, ricominciare a coinvolgere i giovani tanto nei palazzetti quanto a livello di basket giocato, mettendo in evidenza il divertimento che può dare uno sport come il basket: per me era questo l'aspetto fondamentale, il resto è venuto dopo ma non era la mia priorità da ragazzino. E per quanto riguarda la promozione, occorre prendere spunto da sport come ad esempio il rugby, capace negli ultimi anni di fare un incredibile salto di qualità nell'interesse del grande pubblico".

La crisi del movimento ha avuto negli ultimi anni una ripercussione anche sui risultati della Nazionale...

"Vero, ma non è invece vero che la maglia azzurra non sia importante per tutti noi, così come la maglia della propria nazionale per tutti gli altri giocatori europei impegnati nell'Nba: penso ad esempio a Dirk Nowitzki o a Tony Parker. Io stesso mi sono sempre messo a disposizione: la scorsa estate ero infortunato e la cosa strana sarebbe stata andare in ritiro con la Nazionale impegnata per le qualificazioni agli Europei in quelle condizioni, non il rifiutare la chiamata. In futuro sarò però di nuovo pronto a dare il mio contributo, a meno che coach Pianigiani non cambi idea sul mio conto".

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