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Australian Open, Federer in finale: il segreto di un campione senza tempo

Jacopo Lo Monaco, voce tecnica di Eurosport, analizza il tennis del fuoriclasse svizzero, ancora protagonista di uno Slam a 35 anni

TENNIS-AUS-OPEN

Teobaldo Semoli

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Bentornato “Roger”: ci eri mancato. Eri mancato a tutti quelli che, tifosi o meno, amano il tennis nella sua essenza; e per questo sarebbe stato sufficiente anche solo rivederti in campo a macinare highlights ogni 2, massimo 3, palline colpite. E invece Federer, ritornato a giocare un torneo dello Slam dopo oltre 6 mesi, è arrivato fino alla finale dell’Australian Open, dove aspetta di sapere se incontrerà Dimitrov o il rivale di sempre Nadal

Non sarebbe un fatto assurdo rivedere lo svizzero in una finale di uno slam, non fosse altro che a forza di ammirare i suoi colpi potremmo esserci perderci il ‘dettaglio’ che il prossimo 8 agosto il fenomeno di Basilea compirà 36 anni, 19 dei quali passati da tennista professionista. Per questo non possiamo considerare la rinascita australiana del ‘vecchio’ Roger una cosa normale: i motivi abbiamo provato a farceli spiegare da Jacopo Lo Monaco, che sta raccontando il torneo dalla cabina di commento di Eurosport.

Lo Monaco, Federer di nuovo in finale in uno slam. Come te lo spieghi?

“La sua immensa classe e un pizzico di complicità del suo avversario. Nel quinto set aveva praticamente perso, ma Wavrinka ha buttato via due palle break, in particolare quella sul 2-2, cercando colpi difficili in un momento in cui Federer andava assolutamente fatto giocare”.

C’è anche un pizzico di fortuna quindi?

“In un match equilibrato servire per primo nell’ultimo set è un enorme vantaggio. Lo svizzero è stato pronto, e cinico per una volta, a sfruttare queste occasioni nonostante fosse stanco e dolorante all’inguine..”.

Aiutato anche da un pubblico tutto dalla sua parte.

“Lui è l’unico tennista, forse sportivo, al mondo che ha il 90% del pubblico sempre dalla sua. Perché da un punto di vista estetico è il più bello da vedere, si è sempre comportato ‘bene’ in campo e non è mai stato uno che ha giocato sleale, ad esempio chiedendo un ‘medical time-out’ in momenti chiave di un match: forse lo ha fatto per la prima volta in questa semifinale”.

Qual è allora il motivo dell’exploit dello svizzero?

“Sicuramente i 6 mesi di stop gli hanno permesso di ricaricare le batterie, e di ritrovare una voglia di giocare risultata decisiva. Un vantaggio che Murray e Djokovic, per fare un esempio, non possono avere”.

Quante chance ci sono ora, per Federer, in una finale contro Dimitrov o Nadal? 

“Se in finale ci arriva Dimitrov, Federer ha grandi possibilità di vincere. Con Nadal sarebbe difficile: quello che gli succede con lo spagnolo è che nel primo set trova bene la palla per poi perdere lentamente fiducia nei colpi, in particolare nel rovescio, arretrando di quel metro dalla linea di fondo che fa tutta la differenza. In ogni caso, per quanto ancora dei fuoriclasse, sia Federer che lo spagnolo non saranno più quelli delle sfide degli anni 2000”. 

Se non sono i giocatori di un tempo, perché i due ‘vecchi’ rivali sono ancora lì, in finale?

“Perché Murray ha pagato, forse, la rincorsa al numero uno e probabilmente ha sottovalutato Zverev, mentre Djokovic, dopo Parigi, è entrato in un trend negativo, soprattutto dal punto di vista emotivo. Non dico che da un po’ di tempo a questa parte non gli faccia male perdere, ma poco ci manca…”. 

Demerito degli altri, quindi? 

“Assolutamente no. Non dimentichiamoci che Federer ha battuto tre top ten nel suo percorso verso la finale: Berdich, numero 10, Nishikori, numero 5, e Wavrinka, numero 3. Il suo segreto è quello di essersi sempre saputo gestire, programmando bene i suoi incontri e la sua carriera, giocando il minimo indispensabile, soprattutto da giovane. E poi il resto lo hanno fatto il suo talento e la sua intelligenza…”.

In che senso?

“Il tennis di Federer è uno dei più ‘leggeri’ che si siano mai visti: colpisce sempre in decontrazione e questo è un enorme vantaggio rispetto, ad esempio, a giocatori come Nadal. Inoltre, con il passare degli anni, ha saputo cambiare tatticamente il suo gioco affidandosi ad allenatori che gli facessero accorciare gli scambi”.

Cosa vedi ora nel futuro del ‘vecchio’ Roger?

“Non penso che questi Open siano il suo canto del cigno, anzi: non dovesse vincere in Australia Federer potrebbe comunque vincere un altro slam, proprio perché i suoi 35 anni sono diversi da quelli degli altri”. 

Resta il fatto che con lui il tennis viene percepito, e visto, in modo diverso… 

“Ho sempre pensato che Tomba sia stato per lo sci italiano quello che Federer è stato ed è per il tennis mondiale. Quando smetterà ci saranno milioni di vedove che piangeranno la sua mancanza”.

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