Armstrong: tutte le carte contro di lui

Ecco il documento integrale con cui l'Usada ricostruisce l'utilizzo di doping del 7 volte vincitore del Tour

Il 7 volte vincitore del Tour, Lance Armstrong (credits: AP Photo/Alessandro Trovati)

Gianluca Ferraris

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Un sistema “sofisticato, professionale e di evidente successo”. O, se preferite, “il miglior programma di doping che lo sport abbia mai conosciuto”. Non ha usato giri di parole Travis Tygart, numero uno dell’Usada, l’agenzia antidoping americana, nella lettera con cui annuncia l'invio delle conclusioni sul caso di Lance Armstrong e di tutte le informazioni di supporto all'Unione ciclistica internazionale.

Una volta ricevuto il dossier, l'Uci dovra' esprimersi sulla radiazione del texano e sulla cancellazione dei sette titoli che ha vinto al Tour de France: tecnicamente l’ex ciclista ha ancora la possibilità di difendersi dalle accuse, ma come comunicato lo scorso agosto ha deciso di non avvalersene. Inevitabile, dunque, la conferma della squalificaq a vita che potrebbe scattare già la prossima settimana.

Secondo il documento la prove contro la Us Postal, l’ex squadra di Armstrong, sono “schiaccianti” e avvalorate da 26 testimonianze, la metà delle quali fornite da corridori che militavano nella stessa squadra all’epoca dei fatti (per quelli ancora in attività è stata proposta una pena più mite). Armstrong, inoltre, informato del fatto che alcuni dei suoi gregari stavano collaborando avrebbe “cercato in ogni modo di nascondere la verità”.

Il dossier inviato all'Uci comprende anche documenti di natura finanziaria e prove di pagamenti, e-mail, dati clinici e risultati dei test di laboratorio che dimostrano ulteriormente l'uso, il possesso e la distribuzione di sostanze dopanti da parte di Lance Armstrong e dell'Us Postal, anche grazie all’aiuto del dottor Michele Ferrari, il controverso medico sportivo italiano già finito al centro dei casi Schwazer, Pozzato e Macchi.

Ferrari e un altro consulente del team statunitense, Garcia Del Moral, sono stati squalificati a vita. Johan Bruyneel, ex direttore sportivo dell'Us Postal, il medico della squadra Pedro Celaya e l'allenatore José Martì hanno invece deciso di contestare le accuse e di andare all'arbitrato: saranno ascoltati sotto giuramento in un procedimento davanti a giudici indipendenti.

“Le prove dimostrano che il muro di omertà sul doping nel ciclismo è stato squarciato, ma molto ancora c'è da fare” si legge nelle conclusioni dell’indagine. “Dal primo giorno l’Usada ha sempre sperato che questa indagine potesse chiudere un capitolo inquietante della storia del ciclismo e oggi si augura che lo sport userà questa tragedia per evitare di ripetere l’esperienza".

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