A Imola con Melandri e Davies: la Superpole vista "da dentro"

Una giornata all'interno del box BMW, tra Melandri e Davies, nel giorno delle qualifiche

Luciano Lombardi

-

Quella della Superpole è una giornata-chiave. Sempre e comunque. Ma qui a Imola, ha un retrogusto ancora più piccante, perché in una pista così stretta, così tortuosa, dove i sorpassi sono una questione molto complicata, partire davanti vuol dire tanto, tantissimo.

Eccoci allora qui, tra il 33 e il 19, tra Marco Melandri e Chaz Davies, in un centinaio di metri quadrati affollati di tecnici e gommisti, con il marchio dell'Elica circondato dal bianco, giallo e blu della scuderia Gold Bet.

Arriviamo nei box che l'ultimo turno delle prove libere è appena cominciato. Marco è già dentro e il monitor che abbiamo di fronte agli occhi indica che il suo è il settimo tempo. Chaz ha appena finito di chiacchierare con il suo capotecnico. La sua BMW S1000R già lo aspetta in pit lane. Ha già il casco indossato, si alza e tirando su la cerniera della tuta, la raggiunge.

Dopo il giro di warm-up e quello di lancio, stampa il decimo tempo. Intanto Marco è rientrato. Un meccanico dà da bere al serbatoio della sua moto, un altro cambia il posteriore. Lui si siede un attimo, accanto a sé la sua Manuela. Non abbassa neppure la visiera che è già di nuovo in sella. Noi, il rombo del quadricilindrico teutonico lo conosciamo bene, lo abbiamo sentito in ogni intonazione sulle piste di tutta Europa, di serie, preparato, preparatissimo. Ma questo qui ha un timbro completamente differente, cupo, gutturale, assordante.

Poco prima della fine del turno, Marco perde l'anteriore e scivola. Poco dopo è già nella sua postazione. Comprensibilmente c'è un po' di tensione. Arriva anche Sykes, in sella alla sua verdona, nel box accanto. Si fionda dentro alla velocità della luce, con le pastiglie anteriori che fischiano. Ed ecco anche Davies.

Fine delle trasmissioni, per ora. A più tardi, per il momento clou dell'inizio vero e proprio della Superpole.

Dopo il debriefing tra tecnici e piloti, ritorniamo al nostro punto di osservazione. Impossibile non fare a meno di notare come quello che ci troviamo di fronte sia un ecosistema perfetto, una sala operatoria dove ciascuno ha il suo ruolo e i suoi compiti che deve necessariamente svolgere con una precisione chirurgica, e dove le cose, qualsiasi operazione sulla moto, accadono molto più velocemente del normale.

SI ENTRA NEL VIVO - Tre turni, quindici rider al via. Dopo il primo ne resteranno dodici, poi via altri tre e l'ultimo stint decreterà la griglia di partenza finale. Tutto è pronto perché i due alfieri Bmw entrino in pista.

Trascorrono 10' e Davies è il primo a rientrare. E' il momento del cambio gomma, che - neanche a dirlo - avviene a una velocità che ha del sovrumano. Da lì a poco arriva anche Melandri. Che neppure scende dalla moto. Due meccanici lo raggiungono in pit lane. Uno smonta l'altro rimonta. E anche in questo caso, il gommone Pirelli da 200 è al suo posto in un nonnulla. Via dentro.

Il timer che segna la fine del primo stint si avvicina allo zero. Melandri ha il secondo tempo, a soli sei decimi dal capolista Sykes. Davis, più attardato, lotta per non uscire dal gruppo che parteciperà al secondo round. Ce la farà, per un soffio: undicesimo tempo per lui.

Non appena i due rientrano nelle rispettive "arnie", i meccanici scattano di nuovo all'opera. Smontano, rimontano, si occupano del refill della benzina. Sul serbatoio della moto di Marco, il tecnico deputato all'elettronica appoggia il pc e lo collega allo spinotto della centralina. C'è da capire, ancora una volta, a che cosa si debba il chattering, il solito spauracchio. Si consulta con Andrea Dosoli, il team manager. Il pilota, intanto, cerca nel vuoto la concentrazione. Fa caldo e nel mentre pesca dalla cannuccia i sali contenuti nella sua borraccia.

Le cose non vanno come dovrebbero, per tutti e due: Melandri scivola in ottava posizione. Davies è fuori dai giochi. Si riparte per il terzo e ultimo round, ma dopo due giri, la moto di Baz scivola e carambola. Sull'asfalto rimane dello sporco. Bandiera rossa. Il tempo di ripulire il manto e le danze riprendono. Melandri partirà sulla settima casella in griglia, Davies decimo.

Mentre i tecnici smontano, controllano e preparano le moto per la gara, troviamo il tempo di fare due chiacchiere con il pilota ravennate. "Abbiamo fatto il massimo - spiega Melandri - ma ancora non abbiamo trovato la quadra. La moto è ancora troppo dura nei cambi di direzione e se a questo sommiamo il maledetto chattering, è comprensibile come su un tracciato come questo sia difficile lottare ad armi pari con i primi".

© Riproduzione Riservata

Commenti