Il whisky giapponese alla conquista del mondo

Single malt o blended, è sofisticato e originale e sta seducendo gli amanti del whisky di classe

whisky giapponesi yamazaki

Uno Yamazaki 12 anni – Credits: legacy_bp5_20gt via Flickr

Filippo Ferrari

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"È tempo di relax, è tempo di Suntory": lo diceva Bill Murray in Lost in Translation, sorseggiando un bicchiere di whisky giapponese con sguardo a metà fra il marpione e il perplesso. Lo spettatore, smarrito tanto quanto il protagonista, probabilmente si sarà domandato quale infima brodaglia fosse capitata a Bill.

E lo spettatore sbagliava: da ormai una decina d'anni, e oggi con fama sempre più stabile, il whisky giapponese ha fatto il suo trionfale ingresso nei circoli degli estimatori più raffinati, capace di conquistare anche i palati scettici e conservatori. Perché non è un prodotto senz'anima, inventato a tavolino da qualche industriale del Sol Levante, ma ha una lunga tradizione e un carattere unico.

 

La prima distilleria fu aperta nel 1923 da Shinjiro Torii, fondatore della Suntory, nella vallata di Yamazaki vicino a Kyoto, nota per la purezza delle sue acque. Combattendo contro l'incredulità della sua stessa azienda, Torii si dedicò a produrre un whisky giapponese per i giapponesi. Fu fondamentale la collaborazione di Masataka Taketsuru, che aveva appreso l'arte della distillazione direttamente dai maestri scozzesi; Taketsuru avrebbe poi avviato una compagnia tutta sua, Nikka, che oggi è il miglior marchio nipponico insieme a quello di Suntory.

I single malt Yamazaki, il 12 anni e il 18 anni in particolare, dal 2003 hanno cominciato a vincere medaglie d'oro su medaglie d'oro ai principali concorsi internazionali, come l'International Spirits Challenge e la San Francisco Spirits Competition, mentre l'Hibiki 21 anni (sempre di Suntory) è ormai considerato uno dei migliori blended del mondo.
 
Delizie pregiate, insomma, all'altezza dei nettari prodotti nelle Highlands o nello Speyside, ma con caratteristiche peculiari che le distinguono dai lontani avi di Scozia: i giapponesi sono infatti abituati ad accompagnare il consumo di alcol al cibo, ed ecco perché i loro whisky sono più morbidi e armoniosi, di facile bevibilità, ma non per questo meno complessi e gratificanti per l'olfatto e il palato.

Se volete esplorare nuovi orizzonti nel mondo del malto distillato, e magari anche fare colpo sui vostri invitati con qualcosa di davvero speciale, aggiungete un single malt Yamazaki o un Nikka Yoichi 20 anni nel bar di casa.

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