Vietato l'ingresso a...
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Società

Vietato l'ingresso a...

Un ristorante romano vieta l'ingresso ai bambini sotto i 5 anni. La rete si indigna. Ma siamo sicuri che sia davvero un male?

Non ci si capisce più niente: il Papa ammonisce i cattolici che "figliano come conigli" gli Stati laici incentivano le nascite a suon di bonus.

Natalità e mortalità sono il ricambio cellulare di una specie in sempiterna evoluzione, impegnata nella vigorosa lotta di evitare l’estinzione (secondo Stephen Hawking tutt'altro che improbabile, specie nella prospettiva dell'autoestinzione)

Da un punto di vista biologico e filosofico c’è poco da discutere: il nostro scopo su questa terra è quello di riprodurci, restiamo in vita per andare e moltiplicarci.

Strani animali

Ma l’uomo è una bestia strana, diversa dalle altre. Pensa troppo, poiché intrattiene un rapporto col suo ambiente senza eguali con nessuna altra specie: non un rapporto subalterno, ma dialettico, tanto che oramai faticheremmo a scindere quel che dalla natura ci modifica da quel che modifichiamo della natura.

Ed eccoci a guardare i cuccioli della nostra specie - seppur riconoscendone il ruolo cruciale, e perfino, in generale, sentendoci emotivamente inteneriti al pensiero dei neonati presi d’insieme – condiffidenza, incertezza, perfino repulsione.

Forse evolutivamente possiamo permettercelo, o forse serve un qualche massacro di massa, stile guerre moondiali, per farci innamorare di nuovo della vita. Fattostà che molti di noi non sopportano i bambini.

Vietato entrare


È un fatto. Tutti, o quasi, proviamo un senso di fastidio ogni volta che ne sentiamo uno piangere. L’idea di averli tra i piedi atterrisce, la loro presenza preoccupa molto più di quanto entusiasma, praticamente in ogni circostanza sociale.

Così, stupiscono le reazioni indignate di fronte al cartello Vietato l’ingresso ai bambini, con relativa raffigurazione grafica con sbarra rossa su bebè in lacrime, apparso qualche giorno fa al ristorante romano La Fraschetta del pesce.

Le famiglie, iprocrite, protestano, denunciando una gravissima discriminazione ai loro danni, come se i loro componenti non fossero i primi che, pur di non aver un nucleo equivalente accanto, pagherebbero volentieri un conto più salato.


Il ristorante precisa: “A causa di episodi spiacevoli dovuti alla mancanza di educazione, in questo locale non è gradita la presenza di bambini minori di anni 5 nonché l’ingresso di passeggini e seggioloni per motivi di spazio. Certi della vostra comprensione si ringrazia la clientela”.

Moral Advisor

Su internet, i moralismi si sprecano, anche quelli coadiuvati da inoppugnabile presenza di spirito e di pregnanza scientifica:
 
“Un divieto pseudo razzista esposto con sfrontata evidenza, anacronistico e inconcepibile perché rivolto al fior fiore dell’umanità, all’anima della nostra specie” (Trip Advisor).

Bah.

Sono convinto che l’impopolarità tra gli strilloni indignati verrà pienamente compensata dalla gratitudine dei razionali, l’ipocrisia smascherata dall’empirismo. In buona sostanza, che all’indignazione non conseguirà una diserzione dei clienti dal locale, anzi.

Perché i bambini, al ristorante come in aereo, o in spiaggia, o – temo – ovunque, rappresentano uno dei principali incubi di ogni essere umano, quantomeno occidentale.

Il pianto di un bambino, ma anche le sue grida, le sue lagne, le sue manifestazioni, soprattutto sonore, in generale, sono quel genere di fastidio insopprimibile eppure non consoderato degno d’esser condiviso o lamentato.

Sono la sabbia nel costume di ognuno di noi, qualcosa di non sufficientemente grave o doloroso da giustificare reazioni scomposte da parte di chi la subisce o di solidarietà da parte di chi viene messo a parte del problema senza esserne afflitto, eppure qualcosa di irreversibilmente fatale, capace di minare qualsiasi buonumore.

Bambini, cani e non solo

Così i bambini, esattamente come i cani: se dite che non li volete intorno, passate per mostri, ma la loro presenza, potete fingere quanto volete che non sia così, vi costringe dentro di voi a sperimentare sentimenti stragisti mai sperimentati prima, pensieri apocalittici indicibili ad alta voce, spaventosi, eccessivi.

Che sia un’assoluta insensatezza, non ci piove. I bambini sono il nostro futuro, W i bambini!

Eppure, sa Dio quanto vorremmo poter sparare sulle piccole e rosee creature, a ogni squittio che ci manda di traverso la cena, che ci costringe a serrare le mascelle mentre cerchiamo di addormentarci in aereo, che ci fa digrignare i denti quando leggiamo il giornale sulla sdraio davanti al mare.

Piantiamola di fare le anime candide e smettiamola di considerare le discriminazione una pratica unicamente negativa.

Discriminare è quel che facciamo, necessariamente, per vivere, pena l’impazzimento.

Dobbiamo basarci su pregiudizi, visto che siamo impossibilitati a conoscere tutto e non possiamo che restare vittime dell’immobilismo se non accettiamo di scegliere, sulla base di cateogorizzazioni precostituite, quel che vogliamo da quel che non vogliamo.

Siamo umani, quindi anche antiumani, proprio perché ci conosciamo così bene (o forse perché ci conosciamo troppo).

Quindi, W i locali che invece di includere, escludono, selezionano, targettizzano!

W le discriminazioni e i divieti. Ci sono locali per tutti (purtroppo) e se non siete persone gradite in un posto, non vi merita, andate in un altro, oppure statevene  a casa vostra (coi vostri bambini, magari).

Spero che ne sorgano a valanghe di locali (all'estero è pieno di cartelli del genere nei ristoranti) vietati a diverse categorie nello Stivale.

Io, per esempio, non mi limiterei ai bambini, o ai cani...

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