Venezia, il Festival e il miraggio della mondanità - Day 2.1
Venezia, il Festival e il miraggio della mondanità - Day 2.1
Società

Venezia, il Festival e il miraggio della mondanità - Day 2.1

La kermesse, i suoi personaggi e tutto quello che ci sta intorno. Vista con gli occhi di uno scrittore - Day 1  - Day 2 - Le madrine  - Le immagini  - Le immagini 2

Bene. Non sono riuscito a vedere neanche un vip. Nel primo giorno vero di Festival, nonostante non mancassero le folle urlanti verso bersagli semoventi, non ho visto neanche un vip. A meno che Emma Dante non sia una vip. Nel qual caso, l’ho vista sul red carpet. Ma non mi sono emozionato. Credo di aver incrociato anche Giuliano Montaldo. Credo fosse lui, perché ero al telefono. Ma sembrava lui, con quell’aria elegante, tutto vestito di bianco, gli occhi profondi e regali.

Ora dirò una bestemmia. Perché è sempre bello vedere questo genovese superbo. Però mi ha fatto rimpiangere la mia prima mostra del cinema qui a Venezia, nel 2007, quando mi imbattei in un altro grande vecchio del cinema italiano, Tinto Brass. Ancora in forma, immancabile sigaro in bocca, passeggiava con due signore non troppo discrete, entrambe molto più alte di lui.

Sembrava Boss Hogg, l’antagonista di dei due cugini Duke protagonisti del telefilm Hazzard. Venerdì 30, dopo le 17, dovrebbe esserci un documentario su di lui, che adesso è a casa malato e pensa più ai romanzi che al cinema (ma nel mezzo ci stanno sempre i culi, come ricorda in una sua recente intervista a Panorama ).

Per il resto, sempre si possano definire vip, ho visto Lillo, senza Greg. Un bottino un po’ magro. Soprattutto se aggiungiamo che dopo questa passeggiata infruttuosa (non solo non ho beccato neanche un vip che si rispetti, ma non ho neanche trovato un panino decente, cioè il vero motivo della passeggiata) mi sono buttato a vedere il film delle 19.00.

Non è facile reggere a stomaco vuoto un film tedesco. Di tre ore. Diviso in 59 capitoli. Su (credo) la violenza domestica. E dire che mi avevano detto che era bello. Credo di aver anche anticipato a un’amica la sua godibilità, per  fare quello che la sapeva lunga. Risultato, durante la proiezione, ho ricevuto diversi messaggi di insulti. La sala, dopo la seconda ora, respirava come in un conto alla rovescia, sperando che ogni “capitolo” fosse l’unico. Non so con quale coraggio (durante un film del genere, non per l’atto in sé) due maschere, non ho capito se di sesso opposto o medesimo, pomiciavano appartate vicino alla tenda che impedisce alla luce di entrare.

Di per sé, una scena cinematografica molto più rilevante di quelle sullo schermo. Rispetto alla maggior parte dei cinema normali, questi enormi schermi dentro enormi sale non impediscono che in certi momenti il buio in sala sia quasi assoluto.  Non so se sia solo un’impressione. In ogni caso è divertente arrivare in ritardo e sbattere contro una piccola controcorrente di gente non ancora seduta, che vaga nell’oscurità cercando un appiglio. Ancora più divertente è guardare di sbieco le giravolte di qualche giornalista che tenta di prendere appunti (dettagliati) durante la proiezione. Un’opera di contorsionismo alla ricerca della più piccola bava di luce. I più previdenti e organizzati, infatti, si portano un piletta, che non disturba e serve allo scopo di memorizzare pochi, essenziali punti.

Quando finalmente il film è finito mi abbandono al flusso di gente che va verso i vaporetti, piuttosto provato. Non ho capito se ci sarà una festa da qualche parte. Un messaggio che non riesco a decifrare mi parla di “una bella festa nel circuito off”. Ma probabilmente è nei prossimi giorni. E visto che so come finirà (ubriaco, su un vaporetto, a immaginarmi perduto nel Bosforo, tra la sponda europea e la sponda asiatica di Istanbul) non mi documento più di tanto. Anche perché domani c’è Lindsay Lohan in conferenza stampa, per The Canyons, film cosceneggiato da Brett Easton Ellis incentrato su Sesso, amore e stravizi nella Los Angeles del nulla assoluto, una città senza cuore (tanto quanto Venezia) che lo scrittore ha già descritto in molti dei suoi romanzi più riusciti.

Mentre rinuncio alla corsetta sul canale per manifesta stanchezza (recupererò alle 6 di domani mattina) con lo stomaco vuoto e il morale a terra per il drappello di hippy asserragliati davanti all’ingresso dell’ostello, mi consolo pensando che domani, beccata Lindsay, avrò la prima vip di cui parlare in questo resoconto della settantesima mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

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