Surf giù dal vulcano

Nato pochi anni fa in Nicaragua, è uno degli sport estremi più assurdi e divertenti

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– Credits: Facebook/Bigfoot Hostel and Volcano Boarding

Martino De Mori

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Fare surf sull'acqua o sulla neve o sulla sabbia è una cosa da tutti. Farlo giù da un vulcano, no: è roba per gente con gli attributi. Da qualche anno il volcano boarding viene considerato fra gli sport più estremi, da praticare in località altrettanto estreme. Tipo il Cerro Negro, 728 metri di cratere sempre fumante che sorge in Nicaragua, uno dei primi paesi a puntare su questa disciplina a partire dal 2005.

Il volcano surfing, detto anche volcano boarding o ash boarding (scivolamento sulle ceneri), ha un po' gli stessi principi del freeride. Si sale sulla vetta a piedi con l'attrezzatura in spalla, poi ci si lancia giù in piedi su una tavola tipo quelle da snowboard o seduti su una costruita in compensato, metallo e formica, da guidare come una slitta. Giù per pendii di 40° e oltre, si raggiungono velocità anche di 80 km/h.

Che sia roba per gente corazzata e sprezzante del pericolo lo dimostra il fatto che, per affrontare queste discese, bisogna essere consapevoli che una caduta significa escoriazioni pesanti su tutto il corpo. Non perché si scivoli sulla lava ardente (è vietato, a meno che non siate dei pazzi fuorilegge suicidi), ma perché lo si fa sul sottile strato di cenere indurita, che ha una forte abrasività.

Se poi ci aggiungiamo il brivido della possibile eruzione, è facile capire come il surf sul vulcano sia considerato uno degli sport estremi più eccitanti del mondo.

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