GIULIO BERRUTI
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GIULIO BERRUTI
Società

Il terzo grado - Giulio Berruti

L'attore romano si racconta e rivela lati inediti di sé e della sua vita privata

NOME: Giulio Berruti

CHI È: attore

COSA FA: ha recitato in diversi film e in molte fiction di successo, da La freccia nera a I segreti di Borgo Larici. È uno dei protagonisti di Ballando con le stelle 10.

DICE DI SÉ: “Sono umile, mi piace sporcarmi le mani. Ho imparato che con la volontà si possono fare cose che apparentemente ci sembrano impossibili: la distanza tra noi e una cosa fatta con successo, sono le scuse che ci mettiamo in mezzo”. 

In quali attività diresti di avere talento, e in quali diresti di non averne affatto?

Credo di avere talento in tutto quello che ha a che fare con la creatività: sono un discreto generatore d’idee, mi piace dedicarmi alla scrittura e all’arte. Sicuramente non ho mai avuto talento nel ballo: infatti considero Ballando con le stelle un’esperienza per sopperire a questa mancanza di talento e direi che fino ad ora sta andando bene.

Se potessi scegliere un’attività per la quale non hai talento e venirne magicamente e generosamente dotato, quale attività sceglieresti?

Il ballo, appunto. Confesso ho detto no molte altre volte a Ballando ma quest’anno ho accettato perché era il momento più opportuno: per decidere cosa fare ho scritto su un foglio bianco pro e contro e tra i contro a un certo punto ho scritto “Ho paura”. Avevo paura e siccome la paura senza il coraggio è nulla, ho deciso di affrontare questa sfida. Non sarò Fred Astaire ma almeno mi metto in gioco.

Ti piace quando ti cantano “Tanti auguri”?

Mi mette in imbarazzo, mi sento scemo.

Al cinema piangi quando dovresti piangere, al momento sbagliato o non piangi affatto?

Piango quando dovrei e anche quando non dovrei. Per anni non l'ho fatto perché ero convinto che fosse una cosa anomala. Poi una volta sono andato a vedere Hachiko, un film con Richard Gere in cui il suo fedele amico era un cane: è stato tremendo perché sono scoppiato a piangere, singhiozzando fino alla fine del film. Penso sia stata in qualche modo la liberazione dal maschio alfa. È bello mostrare le proprie emozioni, perché ci guidano nella vita, ascoltare la pancia è importante anche se le emozioni spesso sono difficili da metabolizzare.

Hai ancora qualcuna delle tue vecchie pagelle o dei tuoi trofei sportivi d’infanzia?

Le pagelle no perché erano impietose, ma ho delle coppe di quando giocavo a calcio e tennis. Considero però un vero trofeo, un orologio di mio nonno, un oggetto importantissimo per me.

C’è da fidarsi di più o di meno di chi mangia cibo insapore rispetto a un buongustaio raffinato?

Di nessuno dei due. Un buongustaio mi sa di snob, quello che mangia cibo insapore di uno che non sa apprezzare il sapore e le sfumature dei piatti. Non mi fido di nessuno dei due.

Puoi dire con certezza di aver amato?

Sì, assolutamente.

Ti chiedi più spesso che ne è stato della gente normale che hai conosciuto o degli strambi che hai conosciuto?

Degli strambi, li adoro.

Sai mentire?

Abbastanza bene. Penso sia una cosa legata al fatto di essere stato un bambino molto paraculo: inventavo un sacco di bugie, ho fatto un buon training.

Gli sport per te sono qualcosa da fare, guardare o ignorare del tutto?

Da fare e da guardare. Mi è sempre piaciuto fare sport e continuo anche adesso nonostante gli impegni: mi piacciono molto le discipline orientali, in particolare le arti marziali e la thai boxe.

Quando il gioco si fa duro, sei uno dei duri che cominciano a giocare?

Non so se sono duro, ma mi butto nella mischia. Il Cuore lo getto sempre oltre l’ostacolo, non mi tiro indietro.

Qual è la tua torta preferita?

Crema e pinoli, imbattibile. Con sette chili e mezzo di zucchero a velo (dice ridendo).

Ti definiresti un buon archivista, rispetto alla tua memoria, o un cattivo archivista?

Un archivista emozionale. Ricordo le emozioni: se una persona mi colpisce per qualcosa, è difficile che me ne scordi.

Quest’anno farai viaggi significativi?

Due. L’8 dicembre sarò in Messico per un lavoro: starò lì circa dieci giorni poi mi raggiungerà una carissima amica – con cui sono cresciuto – e insieme andremo alla scoperta della costa da Tulum alle rovine Maya. Poi mi sposterò a Panama perché parteciperò alla Regata transoceanica Panerai, su un’imbarcazione di professionisti: salvo impegni lavorativi, starò via circa un mese e mezzo. Lo considero un bel modo per festeggiare i miei trent’anni.

Sarai più felice in futuro?

Me lo auguro. Credo fortemente che la felicità si costruisca con la volontà e che non arrivi stando in casa e aspettando che citofoni. Ho scelto di non aspettare che la vita mi passi sotto i piedi. Mi auguro di avere volontà e la forza di essere felice, di essere mentalmente positivo. La realtà è modificabile, si può cercare di cambiarla: anche solo provarci, ci fa stare meglio.

*domande estratte da Interrogative Mood (Guanda editore)

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