Shopping natalizio: se non puoi batterlo, cavalcalo
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Shopping natalizio: se non puoi batterlo, cavalcalo
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Shopping natalizio: se non puoi batterlo, cavalcalo

Il maschio medio e la frenesia dei regali sotto l'albero

Dopo l’8 dicembre inizia il countdown: “Quanto manca a Natale?”

Come se non bastasse il pranzo coi parenti, vera roulette russa delle relazioni umane (“litigheremo anche quest’anno?”), c’è la faccenda dei regali.

L’anno scorso vi eravate ripromessi: il prossimo Natale mi organizzo per tempo.

Ma non l’avete fatto.

E adesso?

Non fare nessun regalo sarebbe la soluzione più sana per chi, come me, soffre le festività e vive con ansia ogni occasione di divertimento obbligato (il compleanno rappresenta il picco massimo del disappunto: come si possa festeggiare un altro tassello che ci avvicina alla morte è qualcosa che non saprò mai spiegarmi).

Ma, come ogni buon misantropo all’acqua di rose sa, la misantropia pura è solo un’utopia.

Per sopravvivere abbiamo bisogno degli altri.

E gli altri, a quanto pare, hanno bisogno dei nostri regali.

La Crisi poteva darci una mano: negozianti in lutto, partite iva allo sbando, cassintegrati, esodati, prepensionati, disoccupati occupano titoli di giornali e telegiornali.

Quindi, strade deserte?

Guardatevi intorno.

Neanche in The Walking dead si vedono folle di zombie più popolose e inferocite.

La gente i soldi ce li ha.

O comunque ha tutta l’intenzione di spenderli.

Il maschio sano (leggi: odia pacchetti e pacchettini) che speri di uscirne illeso è un illuso.

Se poi ha la fortuna/sfortuna (né con loro, né senza di loro) di avere amiche, zie, mamme, sorelle, cognate che non vedono l’ora che venga la neve e trillano tutte in preda alla magia del Natale, non ha scampo: deve comprar loro dei regali.

Resistere non serve a niente (il loro ottimismo è quasi inscalfibile e, anche qualora doveste riuscire a piegarlo, una volta che avrete smontato pezzo a pezzo le loro ciribiricoccole a colpi di bambini che muoiono di fame e consumismo imperante, piangenti come fontane, saranno loro a piegare la vostra insensibilità, e otterranno comunque quello che vogliono, a colpi di sensi di colpa).

E, visto che non potete batterle, unitevi a loro.

Affidatevi a queste figure demoniacosalvifiche e seguitele nella frenetica impresa di trovare un regalo adatto per tutti.

È il male minore.

 

Dopo che avrete stanziato il budget dovrebbero pensare a tutto loro. A chi il pigiama, a chi le mutande, a chi un libro, a chi un “È un ammmoooooore” qualsiasi, nove su dieci uno di quegli stramaledetti oggetti che riempiono negozi come Tiger, una di quelle cose che fanno sentire furbissimo chi le compra appena le compra e che poi lo fanno sentire un completo imbecille una volta a casa, per l’evidente inutilità della trovata (gli unici furbi sono i produttori di chincaglierie, che generano in voi un bisogno ambiguo: voi pensate sia quell’oggetto basculante, in realtà avete solo bisogno di bere).

Per evitare tutto questo bastava muoversi per tempo, comprare cose (comunque inutili) a un prezzo più ragionevole senza affrontare la folla, e tenerle nell’armadio ad ammuffire fino al momento di tirarle fuori, regalandovi quello che desiderate da sempre dal Natale: il pacifico accumularsi del niente da fare che agognate da 12 mesi.

Ma non l’abbiamo fatto, e anche quest’anno è tardi per organizzarsi.

Ci tocca la nostra dose di shopping natalizio.

Poi, passato il calvario, come ogni anno, da anni, torneremo a ripeterci “Il prossimo Natale…”

 

 

 

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