San Valentino: cinque cliché (più uno) da evitare

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Barbara Pepi

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Premesso che, come diceva Woody Allen, se esiste un cliché forse è perchè rappresenta il modo migliore di dire quella determinata cosa, esiste una buona fetta di popolazione che si definisce allergica ad ogni luogo comune, lontana dalla massa e attenta a tenere alto il baluardo dell'originalità. Per queste persone che sia Natale o San Valentino, Pasqua o Ferragosto, la parola d'ordine è: non omologarsi

A San Valentino, poi, essere speciali e non scontati per l'amata/o è essenziale, ma per niente facile. In un tripudio di menù di coppia a prezzo fisso, orsetti sorridenti con enormi cuori in mano, rose rosse e cioccolatini, lo slalom tra i cliché è complesso.

Le alternative, a questo punto, sono tre: accettare l'essenza pop della festa e onorare uno per uno tutti i cliché ad essa connessi (cenetta a lume di candela con rose e cioccolatino alla quale segue proposta di matrimonio), ignorare del tutto l'occorrenza (niente di meglio per il più conformista degli anticonformisti) o spremersi le meningi e trovare il modo per declinare le usanze di San Valentino in chiave personale. Ecco, allora, quali sono i temibili clichè della festa degli innamorati che i romantici creativi si preparano a sfidare.

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