Dating online: è Tinder la nuova frontiera

Algoritmi futuristici? No, per fare colpo via web serve giusto qualche bella foto

– Credits: MarkKoeber / Flickr

Davide Decaroli

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Mentre sciami di analisti si scervellano per capire quale sia il modo migliore per trovare l'anima gemella via Internet, nel variegato universo del dating online si sta facendo largo un'applicazione mobile che fa della semplicità – o se preferite della superficialità – il proprio cavallo di battaglia. Il suo nome è Tinder e negli USA, dove è un cult soprattutto tra gli studenti universitari, qualcuno parla già del fenomeno in termini patologici: la cosiddetta "tinderite".

Nato lo scorso ottobre per mano di Hatch Labs, Tinder è un'app per iPhone che si basa su due principi: individuare i cuori solitari grazie a un sistema di geolocalizzazione e mettere in contatto due single solo se c'è gradimento reciproco. Il meccanismo è quanto mai intuitivo: si entra con l'account Facebook e, senza bisogno di fornire valanghe di dati sulla propria vita (basta indicare l'orientamento sessuale e postare una manciata di foto), si inizia a navigare in modo anonimo tra i profili degli altri utenti. Da qui in poi si tratta solo di dire "mi piaci" (clic sul cuore), o "non fai per me" (casella con la X). Se la stima è contraccambiata si ha il permesso di chattare con il potenziale partner, dando il così via al profluvio di messaggini.

Nonostante gli ideatori preferiscano non sbottonarsi troppo, AppData ha stimato che su Tinder ci siano circa mezzo milione di utenti attivi al mese. Il co-fondatore Justin Mateen si è limitato ad affermare che l'applicazione vanta circa 20mila download giornalieri e che il 60% dei fruitori del servizio consulta Tinder cinque o sei volte nell'arco delle 24 ore.

Secondo gli osservatori il segreto di Tinder (3 miliardi di interconnessioni nel giro di sei mesi) sta nel fatto che la gente lo tratta come se fosse un gioco: è rapido, discreto, intuitivo e divertente, ma soprattutto gratifica l'ego in modo spaventoso. Utilizzarlo equivale a entrare a un party affollato scoprendo istantaneamente chi ci trova carini e attraenti. E se non andiamo a genio a qualcuno, pazienza, nessuno verrà mai a spifferarcelo, risparmiandoci così lo smacco del rigetto.

Ma in molti salotti buoni americani l'eccessiva spartaneria di questa app ha suscitato più di una perplessità. Oltre a creare una presunta forma di dipendenza (parole del New York Times), Tinder incarnerebbe la massima espressione della cultura della superficialità, del giudizio affrettato, in cui basta fare una X per toglierci di mezzo chiunque non risponda ai nostri canoni estetici. Tutto ruota intorno all'aspetto fisico e alla perenne ossessione di ricevere l'approvazione di chi ci sta intorno.

Anche se poi, fanno notare alcuni studenti intercettati dall'Huffington Post, il meccanismo non è molto diverso da quello che si innesca durante un gioco di sguardi al pub o in discoteca. Insomma, si tratterebbe solo di uno "strumento per rompere il ghiaccio" e nulla più.

Al momento non ci è dato di sapere quanti dei contatti si trasformino in appuntamenti veri e propri. La sua efficacia per il dating risulta dunque tutta da dimostrare. Rimane il fatto che, nonostante molte critiche vadano prese con le pinze, Tinder appare la dimostrazione lampante della nostra inesauribile sete di pollici in su, retweet e cuoricini accesi. Sebbene questo non ci aiuti necessariamente ad avere una vita appagante dal punto di vista sentimentale.

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