Adottaunragazzo.it. La mia settimana da uomo oggetto

Adottaunragazzo.it è un sito di appuntamenti nel quale i maschi vengono trattati come merce e sono le donne a scegliere. Per questa inchiesta di Panorama un giornalista ha provato a offrirsi. Ecco il resoconto (senza censure) di quello che è successo

Credits: Getty Images

Gabriele Madala

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Appuntamento alle 20, aperitivo in centro. Lei ha 23 anni, studia lettere moderne ed è più in carne di quanto sembrasse nella foto, ma non ci posso fare niente: è stata lei a mettermi nel carrello. Mi ha "comprato" su Adottaunragazzo.it , il sito di incontri dove gli uomini vengono considerati un prodotto, ragazzi-oggetto messi in vetrina, in bella vista per le clienti. Non si tratta di prostituzione online ma del social network di incontri più famoso di Francia.

Il sito, nato dalla mente di Florent Steiner e Manuel Conejo, esiste Oltralpe da quattro anni e ha 5,7 milioni di iscritti. Quasi un francese su 10 si è registrato e ha dovuto scegliere tra "sono un prodotto" (uomo) oppure "sono una cliente" (donna). In Italia (il sito è attivo da poco più di un mese) gli iscritti al negozio online sono 6 mila e quasi tutti piuttosto giovani: la fascia d’età più rappresentata è quella tra i 18 e i 35 anni.

La ragazza che ho di fronte e che sorseggia un bicchiere di vino bianco è una di loro. "Ho visto un banner su Facebook" racconta "e ho creato un account per curiosità". D’altra parte, racconta, il suo primo fidanzato l’ha conosciuto su un forum di Naruto, un cartone animato giapponese. È stata lei a decidere di darmi la parola dopo aver guardato una mia foto e analizzato la mia "scheda tecnica". Nel sito, infatti, solo le donne hanno la possibilità di cominciare a chattare. Nel momento in cui ci si registra si sceglie un nickname ed è necessario fornire una valanga di dati: più se ne mettono, maggiore è la probabilità di avere successo. Così sono costretto a elencare le mie qualità come fossi un aspirapolvere e allora scelgo "cucina" perché rispetto ai bicipiti di Rocky, trentenne palestrato di Torino, non posso competere. Fra le scelte possibili ci sono anche "spirito paterno", "bisessualità" e "broncio mattutino", ma io scelgo "ballo", sperando così di sbaragliare l’agguerritissima concorrenza. Quanto al grado di villosità (che, peraltro, è necessario specificare) ho scritto "quanto basta", ben lontano dalla categoria "orso" dei veri uomini rudi.

All’appuntamento parliamo e beviamo, il solito copione. È una ragazza brillante e devo esserle piaciuto anche se tra le preferenze, sul mio profilo, c’è scritto che cerco "una ragazza che non telefoni chiedendo: 'Mi racconti qualcosa?'". Offro io i primi due giri, farei a meno del terzo ma lei insiste e mi ordina un birra. Tra il secondo e il terzo bicchiere vado all’attacco. Voglio scoprire quanto è profonda la tana del Bianconiglio e le chiedo cosa stia cercando: l’uomo di una notte, il ragazzo per l’estate o il fidanzato? Lei fa un po’ di resistenza ma poi cede e scopro che è alla ricerca di una relazione. E meno male che sul suo profilo aveva scritto "birichina e audace".

"Che tipo di relazione vuoi?" è la domanda clou, quella che, di solito, mette un maschio di fronte a tutta la sua vita precaria. La domanda che a un certo punto, in ogni relazione, salta fuori e che non puoi aggirare. Se si accetta di giocare, però, bisogna rispettare le regole e allora mi ritrovo a scegliere il tipo di "contratto che mi legherà alla cliente". Ho tre opzioni: tempo indeterminato (relazione seria)tempo determinato (amicizia intima) e a chiamata (one shot). Io scelgo la seconda pensando che, per l’estate, l’ideale sia un ragazzo per passare il weekend senza annoiarsi, ma che non rompa le scatole se lei decide di andare in vacanza a Ibiza con le amiche.

All’appuntamento io sono arrivato a piedi, lei in macchina e propone di riaccompagnarmi a casa. Una volta arrivati capisco che vorrebbe testare il prodotto ma io mi limito al bacio sulla guancia e me ne vado con la consapevolezza che un vero playboy avrebbe fatto diversamente.

"Oggi le donne vogliono poter fare il primo passo senza essere considerate facili" sostengono i fondatori del sito. Ecco svelata anche la chiave di un successo che in Francia si traduce in un giro d’affari da 15 milioni di euro solo nel 2012 (da pubblicità: l’account sul sito è gratuito). Ovviamente l’anonimato online è sacro e quasi tutti gli iscritti usano un nome falso. Io, che esco con una ragazza per poi scriverci un articolo, prendo una precauzione ulteriore e, quando lei mi rivela il suo nome, mento sul mio. Temendo di incontrare una potenziale stalker mi equipaggio anche di un nuovo numero di telefono. Peccato che durante l’incontro lei mi metta sotto torchio, mi tempesti di domande e io mi senta come all’esame di maturità. Risultato: raggiungo il limite e ben presto cedo come un pivello rivelando il mio vero nome. Lei sgrana gli occhi ma dopo un paio di battutine la conversazione riprende. Passano due giorni e nella mia casella di posta appare un suo messaggio: "Pensavo di scriverti un sms, ma poi mi è venuto il dubbio che anche il tuo numero fosse falso...".

Ci deve essere qualcosa sulla mia pagina che ha attratto diverse "clienti" perché nel giro di un paio di settimane i contatti raggiungono quota 15 e io faccio fatica a tenere in piedi tante conversazioni. E, nonostante la gaffe con la fanciulla in carne, viaggio alla media di un appuntamento la settimana. Sono in parecchie a scrivermi e mi sento un vero latin lover. Poi capisco che è anche frutto del meccanismo: più ragazze mi mettono nel carrello, più il mio punteggio sale. E con l’aumentare del punteggio aumenta anche la mia visibilità. Insomma, si attiva quella dinamica per cui una donna che entra in un negozio di scarpe sente l’insopprimibile desiderio di avere il paio che sta già provando la cliente di fianco.

La seconda ragazza con cui esco è quella che mi ha scritto: "Mi riconoscerai: sarò la più bella della piazza". Si capisce che è una tipa diretta già dalla sua "lista della spesa" dove fa un elenco delle caratteristiche che deve avere il suo prodotto ideale: "Alti... i nani da giardino non sono accettati. La discriminazione in questo caso ha una ragion d’essere". La incontro per un gelato, sul sito diceva di essere golosa, però non riesco a coinvolgerla come vorrei nella conversazione. Passa meno di un’ora e riceve una telefonata che sembra molto importante. Si allontana per rispondere e quando torna mi dice: "Scusa, devo proprio scappare". E così mi abbandona con il vecchio trucco dell’amica complice che a un certo momento fa squillare il cellulare. Forse avrei dovuto capire che sarebbe finita così. Io non sono un grande esperto di rap, mentre lei si sarebbe sciroppata centinaia di chilometri per sentire un concerto di Fabri Fibra.

Mi contatta anche "Superfaiga" ("È autoironia" dice lei). Non perde tempo e mi mette subito nel carrello: tutto merito dalla mia "confezione digitale". Ha 19 anni e per descriversi cita il poeta francese Jacques Prévert: "Je suis comme je suis; Je suis faite comme ça; Que voulez-vous de plus; Que voulez-vous de moi", per la serie: "Chi mi ama mi segua". Poi, alla voce "cosa si nasconde sotto", scrive: "pizzo, autoreggenti, reggicalze, perizoma" e, dulcis in fundo, "tutta nuda sotto il maglione". Mi sembra una buona descrizione, così anche io decido di non perdere tempo e le chiedo perché si sia registrata. La risposta è di quelle che non ti aspetti su un sito di incontri: "Perché mi piacerebbe trovare un bravo ragazzo. Qualcosa di serio". Io provo a giocare e le scrivo che sono un cattivo ragazzo, poi le strizzo l’occhio come si fa in rete e con gli sms: ;-). La sua risposta non lascia adito a dubbi: "Adieu".

Insomma, mi tratta come una scatola di piselli ammaccata che, prima di arrivare alla cassa, si "rimette nello scaffale": è proprio questo il termine che mi appare scritto alla fine della conversazione in chat.

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