Società

Saturnino: "Ogni oggetto di casa è uno strumento"

Nei giorni del Salone del Mobile abbiamo incontrato il musicista e compositore, in casa sua, dove gli oggetti suonano

Saturnino

Antonella Matarrese

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calinata in marmo verde, muri decorati nelle tonalità dell’écru e del salvia, pomelli dorati tirati a lucido: si percepisce tutto il fascino borghese della Milano novecentesca in questo palazzo non lontano dall’Arco della Pace. Silenzio e ordine da soggezione fino al terzo piano, cioè fino a quando la porta si spalanca su un corridoio zeppo di ogni cosa: libri, quadri, fotografie, mini istallazioni, cuccia e giocattoli per il cane, l’affettuosa bulldog francese di nome Olivia. Il tutto avvolto dalla musica a «palla», ma virtuosamente modulata, nei toni bassi e alti, grazie al potere della tecnologia delle casse McIntosh.

Benvenuti a casa Saturnino, anzi Celani. Sì, proprio lui, il bassista che poi è anche polistrumentista, perno portante della band di Jovanotti.

Un covo interessante per la sedimentazione di ricordi e di citazioni, per la raccolta di cimeli e di feticci pop, ma soprattutto un interno milanese dove i pezzi di design, non solo non sono esibiti ma spesso, al contrario, sono occultati da altri oggetti se non addirittura abbandonati, come nel caso di un meraviglioso vaso in poliuretano giallo di Gaetano Pesce. «Avevo dimenticato di averlo, eppure mi piace molto» si scusa Saturnino, cercando di nascondere la coltre di polvere accumulata all’interno del vaso.

Cominciamo dalla camera, a parte il letto sfatto ci vuole segnalare qualche pezzo importante?

Il letto è sfatto, ma le lenzuola hanno il mio logo (un ovale con gli occhi, come il brand di Saturnino eyewear, ndr) e poi c’è il materasso, grande, comodo, americano, costoso. Situazionistico. C’è chi spende un sacco di soldi per tutto quello che sta intorno al letto e poi risparmia sul materasso. Com’è possibile?

La mega tv occupa tutta la camera...

Tutti hanno il televisore in salotto, io in camera. Al buio mi sento come al cinema, in attesa di comprare un mega schermo di quelli che si srotolano, il nuovo della LG, per intenderci. Quello lo metterò davanti al divano.

Insomma, la tecnologia le piace molto?

In casa c’è casino, non c’è dubbio, sembra che siano passati i ladri, ma è anche vero che c’è una concentrazione altissima di tecnologia per metro quadro da fare invidia a un Nerd incallito. Il mio rapporto con l’hi-tech, come con il design, è però funzionale e lo si capisce dalla scelta della «ciabatta» per le prese elettriche, super professional, fatta arrivare dalla Danimarca.

Tavolini, una sedia, una consolle tutto in plexiglass, le piace la trasparenza?

Sì, soprattutto quella delle persone. A parte questo, mi piacciono le cose che fa il mio papà che nelle Marche, ad Ascoli Piceno, lavora appunto il plexiglass. Molte delle cose presenti in casa le abbiamo disegnate insieme.

Tra la camera e il salotto, la stanza degli ospiti
è la più, diciamo, confusa.

È la stanza di mezzo, detta anche terra di mezzo. C’è di tutto, sembra un deposito, molte cose sono qui tempoaneamente. Andranno via quando la mia ex passerà a riprendersele.

Cioè mi sta dicendo che in un futuro non ben definito ci sarà ordine in casa?

L’ordine è un concetto che non amo molto, ma sistemerò diverse cose come, per esempio, la libreria che ora ha i volumi organizzati in base  al colore delle copertine, oppure gli specchi che a me piacciono messi per terra e non appesi. In sostanza farò una nuova riappropriazione dei miei spazi. Essendo ritornato single.

Appenderà la marea di opere pittoriche e fotografiche che ora affastellano il suo corridoio?

Non ho spazio e non mi piacciono i muri carichi. Poi soffro di pigrizia congenita, in una forma molto grave. Le foto ora appese sono quelle dei musicisti che stimo, da Lou Reed a Marilyn Manson a David Bowie ritratto insieme a William Burroughs. Sono scatti di maestri, comprati in diverse situazioni e ogni acquisto ha dietro una storia.

Per il resto, farò invece un’asta e metterò in vendita le opere per beneficenza. L’ho già fatto qualche anno fa. Un giorno mi chiamò mio cugino, un ragazzo diversamente abile, disperato perché si era rotto il furgoncino che portava in giro i suoi amici della comunità. Ho messo in vendita due strumenti e abbiamo ricomprato il pulmino. E in quel caso ho scoperto la folle tassazione sulla beneficenza, una cosa incredibile che rasenta la follia e non ci pensa nessuno. In quel caso sì che ti vengono gli istinti omicidi.

Com’era la casa dove ha vissuto da bambino?

Era la casa dei miei nonni, sempre ad Ascoli, che a un certo punto mio padre ha deciso di allargare solo che né io, né mia sorella siamo rimasti lì ad abitare. C’è sempre questo concetto che la famiglia debba rimanere unita, invece spesso non è così. Quando mio padre ha capito, ha interrotto i lavori.

Quanto tempo trascorre in casa?

Abbastanza, mi piace starci. Ascolto musica, suono, leggo e cerco di riordinare le idee. Anche se ultimamente trascorro molto tempo in showroom, in piazza della Repubblica, dove mi occupo del mio brand di occhiali.

Si ritiene un buon lettore?

No mediocre, ma quando leggo cerco di essere molto concentrato e di assimilare i concetti. Non lo considero un semplice passatempo.

Tornando al nostro argomento principale, il design...

Gli altri hanno un rapporto con il design, io invece, sono fortunato perché ho un rapporto privilegiato con i designer, vado direttamente alla fonte. Per esempio, ho due amici architetti che hanno disegnato due strumenti per me e sono Lorenzo Palmeri e Fabio Novembre. Anzi Fabio l’ha fatto realizzare, di nascosto, per regalarmelo. Anche Barnaba Fornasetti è un amico, diverse cose che sono in casa sono di suo padre e me le ha regalate.

Riceve molti doni?

Sì, moltissimi. Alcuni non mi corrispondono, altri mi lusingano. Io comunque tengo tutto. E si vede.

Basta essere famosi per meritare tanti regali?

Io credo che rientri nella sfera di generosità reciproca. A parte gli estranei, i regali degli amici penso di meritarmeli un po’. Cosa do io in cambio? Il mio tempo. Lo condivido con loro, perché l’amicizia si basa sulla frequentazione e quindi sul tempo dello stare insieme.

E qual è la storia dell’importante divano bianco che troneggia in salotto?

È di De Padova, più che la storia sono belle le cose successe, negli anni, su questo divano. Troppo personali, però, per raccontarle.

Ma lei ci andrà in giro durante la Design week?

Sì, ma non sono tra quelli che si compra lo scooter per correre da una parte all’altra a fare foto da postare su Instagram. Vedrò con piacevole lentezza qualcosa qua e là.                            

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