Profumi delicati per vini estremi

Credits: Ufficio Stampa

di Luca Martini
Miglior sommelier Wsa 2013

Le parole di Salvatore Quasimodo nell’Elogio di Amalfi trasmettono l’unicità di questa terra, dei suoi colori. Sulle balze di tre sottozone, Tramonti, Ravello e Furore, si coltivano vini estremi. Estremi come le condizioni, dure e faticose, in cui si lavora, sono il frutto di terre impervie e dell’alchimia prodotta dal rapporto magico fra la natura e le persone che curano queste viti secolari, che richiedono sapienza ed esperienza. Grappoli piccoli e rese bassissime rendono la viticoltura una sfida. Unico e ineguagliabile per colori, profumi e personalità, il Fiorduva di Marisa Cuomo viene prodotto da uve Fenile, Ripoli e Ginestra, è un vino di grande impatto, con gusto pieno e avvolgente: nel 2006 vinse l’Oscar di migliore bianco d’Italia (in enoteca a 38 euro).

Ma i vini estremi non sono un’esclusiva della Costiera. In Valle d’Aosta, a 1.200 metri di quota, nasce il Blanc De Morgex et De La Salle, Extreme cave du vin blanc da uve Prié Blanc su piede franco, ovvero non innestato su vite americana. Anche questo è un vino di impatto stupefacente, con una nota minerale e un gusto di mela (15 euro).

Tra i vini estremi c’è anche una perla dolce: lo Sciacchetrà delle Cinqueterre - Forlini Cappellini (80 euro), prodotto da uve Bosco, Vermentino e Albarola, ha una produzione molto limitata. Nel suo bouquet si riconoscono uva passa, note saline, miele millefiori e un gusto equilibrato. La vena acida che scorre su note di albicocca e mango è la cifra di questo nettare. Quasi un monito, che ricorda la durezza di queste terrazze a strapiombo sul mare delle Cinqueterre.

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