Peta, il nuovo spot che fa discutere
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Peta, il nuovo spot che fa discutere
Società

Peta, il nuovo spot fa discutere

E' giusto paragonare lo stupro che subiscono le donne alla violenza vissuta dagli animali?

Fa discutere il nuovo spot animalista di Peta, l'associazione che difende i diritti degli animali nota per le sue campagne choc. Questa volta, però, Peta pare essersi superata paragonando mucche, galline e maiali alle vittime degli stupri.

Secondo Peta anche gli animali vengono stuprati ai fine della riproduzione e per potenziare l'allevamento intensivo e l'organizzazione lascia intendere che le bestie possono vivere sentimenti e situazioni analoghi a quelli delle donne.

Per questo lo spot, in bianco e nero, utilizza primi piani di donne che raccontano la propria esperienza di violenza con frasi del tipo: "Mi tenevano ferma"; "Mi sono venuti sopra in due"; "Io gridavo"; "Mi hanno messa incinta"; "Io per loro sono solo un oggetto".

Le testimonial, dopo i primi 30 secondi di spot prendono in mano la foto di un animale in gabbia e sostengono che anche mucche e pecore abbiano vissuto la stessa esperienza e chiedono agli utenti di non essere complici di una simile pratica e quindi di sposare la causa vegata. La rete è insorta in maniera abbastanza compatta.

"Come osate paragonare le donne stuprate agli animali?" scrive qualcuno e un altro aggiunge: "Sfruttate ai vostri fini propagandistici la sofferenza delle vittime di violenza" e un terzo rincara: "Siete riusciti a disumanizzare lo stupro, come se le donne fossero animali".

Da parte sua Peta non fa marcia indietro e tramite la sua Presidente Ingrid Newkirk sottolinea come: "Viene considerato stupro quando qualcuno viola gli organi sessuali di un altro senza il suo permesso. Gli animali in gabbia subiscono ogni giorno questo trattamento e quindi vengono stuprati. Chiunque non accetta lo stupro sulle donne deve fare lo stesso con gli animali".


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