Alessandro Milan
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Wondy è... Chi non si arrende

Era il soprannome di Francesca del Rosso, morta di tumore un anno fa. Il marito ha fondato l'associazione dedicata a quelli che resistono

Chiudo gli occhi, mi concentro, ma non riesco a ricordare le ultime parole che mi ha detto mia moglie, prima di morire. Ricordo però una delle sue ultime frasi: "Spero solo di lasciare in te, e nei bambini, un bel ricordo".

Alla dottoressa che il venerdì le aveva detto "Ci vediamo lunedì", Francesca aveva risposto, con un filo di voce: "Io lunedì non ci sarò". È morta l'11 dicembre 2016. Domenica, alle 23,56.

Per me è stato come essere catapultato ai piedi del Nanga Parbat, senza preparazione specifica, senza attrezzatura. Solo, di fronte a un colosso di pietra e neve. "Avanti, scala". Ma non mi muovevo. "Su, incamminati". Niente, la paura era troppa. Non conoscevo i sentieri, le insidie,i crepacci.

Ho chiuso gli occhi, li ho riaperti. Speravo che il Nanga Parbat fosse scomparso. Ma era ancora lì. Allora, ho scelto di camminare. Senza sapere dove andare e con la possibilità di finire in un dirupo. Io, il dolore, ho iniziato a attraversarlo muovendomi.

Per questo ho creato un'associazione culturale. L'ho chiamata Wondy Sono Io (ci si può associare qui). Wondy era il soprannome con cui molti conoscevano Francesca Del Rosso.

Se lo portava dietro dai tempi dell'università e lo aveva rispolverato nel 2010, quando le trovarono due tumori al seno. Con quel nomignolo voleva dire che per affrontare le difficoltà della vita bisogna essere dei piccoli supereroi, nello specifico una Wonder Woman. Lei in questo è stata coerente: nonostante sei anni costellati da decine di operazioni, due chemioterapie, una radioterapia, controlli ogni tre settimane e Dio solo sa quante violazioni del corpo, non ha mai perso il sorriso.

Per Francesca la vita era un bicchiere sempre mezzo pieno, meglio se di mojito. Per lei, ogni giorno era buono per festeggiare o per viaggiare. Era giornalista e scrittrice.

 

Dopo Wondy, memoir best seller, due mesi prima di morire ha pubblicato il primo romanzo Mondadori, Breve storia di due amiche per sempre.

Un mese prima di morire progettava un nuovo libro, "Vedrai che figata!".

Venti giorni prima di andarsene ha chiamato la sua agente, Silvia Donzelli, per accelerare il sogno di una fiction tv sulla sua storia. Wondy Sono Io è nata per portare avanti il suo messaggio, che racchiudo in una parola: resilienza.

È la filosofia che vogliamo diffondere in nome di Francesca .È la capacità di affrontare le difficoltà trasformandole in nuove opportunità.

L'associazione ha realizzato una mostra fotografica, In viaggio con Wondy, che sta girando per l'Italia. Con lo stesso spirito è nato un premio letterario, il Premio Wondy, dedicato alla letteratura resiliente,e il 5 marzo 2018 verrà proclamato il primo vincitore.

Francesca non tornerà, ma il suo ottimismo, la sua vitalità, la sua energia non si spegneranno mai. Noi di Wondy Sono Io saremo i suoi occhie le sue gambe. Io, che sto per pubblicare un libro su questa pagina di vita, sarò anche, spero, la sua penna.

La mostra è stata allestita nel ristorante di Filippo La Mantia, e sarà poi ospitata a Milano nella sede de Il Sole 24 Ore.

Ad accogliere i tanti amici di Francesca il marito Alessandro Milan con le altre due fondatrici dell’associazione Francesca Ravelli e Alessandra Tedesco.

Presenti numerose firme del giornalismo come Sebastiano Barisoni, Giorgio Mulè, Fabio Tamburini, Oscar Giannino, Luca Dini, Umberto Brindani, Massimo De Manzoni, Gianluigi Nuzzi e il direttore di Rete 4 Sebastiano Lombardi.

Altri amici come Matteo Lunelli, patron delle Cantine Ferrari, la senologa Maria Giovanna Luini e il direttore del Teatro Manzoni Alessandro Arnone, che ospiterà il 5 marzo 2018  la serata finale del premio letterario Wondy.

“Una grande serata per Wondy Sono Io. – commenta Milan - Una serata con amici cari, generosi, importanti, vicini a tutti noi. Tra questi, grande onore, il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Ha visitato la mostra, ha voluto sapere tutto di Francesca, ha detto parole importanti e profonde. Ha ragione lui: questa è vita!”.

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