Redazione

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Il mondo da oggi non sarà più lo stesso. Sì perché messa da parte la morale, il buoncostume e il puritanesimo, è indubbio che Hugh Hefner abbia costruito un colosso, un marchio unico e inconfondibile che ha incarnato la rivoluzione sessuale degli anni '50.

Oggi, all'età di 91 anni, è morto nella sua casa di Los Angeles per cause naturali, in quella Playboy Mansion a Beverly Hills dove viveva con la famiglia.

Lo ha reso noto la casa editrice di Playboy, a cui fa capo un vero e proprio impero fatto di "playmate", le provocanti "conigliette" nate dalla fantasia di Hefner per raggiungere quella di milioni di uomini.

La storia

Il 27enne Hefner fondò Playboy nel 1953 abbracciando la sfida della rivoluzione sessuale. Così  donne graziose, sorridenti e poco vestite sfidavano il puritanesimo americano.

La rivista divenne dunque un punto fermo nella vita degli uomini americani, e non solo.

Criticata e osteggiata, celebrata e osannata è a tutti gli effetti il simbolo di un pensiero geniale, trasformatosi poi in una macchina da soldi. Playboy voleva offrire il sogno di cui Hefner fu testimonial tanto quanto le sue playmate.

Playboy, dal mito a Internet

Dalle foto patinate alle "Playboy Mansion", dalla carta al video, gli show, i gadget, la presenza di Hefner costante con le sue vestaglie di seta e la pipa Hefner ha squarciato un velo e si è inserito nelle case, sotto i letti e tra le lenzuola degli americani prima e del resto del mondo poi.

Nella prima edizione di Playboy comparivano foto di una giovane Marilyn Monroe senza veli (erano state scattate alcuni anni prima) insieme con la promessa di "umorismo, sofisticatezza e pepe". In un anno la tiratura della rivista raggiunse quasi le 200 mila copie, diventate un milione in cinque anni; negli anni '70 i lettori erano sette milioni mentre aveva già ispirato prodotti simili, da Penthouse ad Hustler.

Poi la crisi con l'avvento di Internet. Le copie sono scese a meno di tre milioni e nel 2015 Playboy ha smesso di pubblicare foto di donne nude proprio in risposta alla diffusione di tali immagini in rete per poi fare un passo indietro nel 2017.

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