Juli Briskman ha perso il lavoro per aver mostrato il dito medio al Presidente Donald Trump
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Mostra il dito medio a Trump e viene licenziata: è giusto?

Sta facendo il giro del mondo la storia della donna che ha perso il lavoro per aver insultato il Presidente Usa

Nel più occidentale dei Paesi Occidentali, paladino della libertà d'opinione e della libera circolazione delle idee è giusto che una donna perda il suo posto di lavoro per aver espresso (in maniera volgare) il suo legittimo diritto al dissenso?

Il caso Briskman

E' quello su cui s'interrogano oggi i media Usa che riportano la storia di Juli Briskman, una donna della Virginia del Nord che il giorno di Halloween, per una sfortunata coincidenza, mentre girava per le strade con la sua bicicletta privata, ha incrociato il corteo del Presidente Donald Trump che portava il Capo della Casa Bianca a giocare a golf in uno dei campi di sua proprietà nella zona.

Juli, in evidente dissenso con la politica del tycon, ha levato il dito medio in direzione delle vetture nell'attimo esatto in cui il fotografo della Casa Bianca scattava le immagini del corteo.

Licenziata in tronco

La foto della donna è in breve diventata virale finendo sotto gli occhi del suo datore di lavoro. Si tratta della Akima LLC, un'azienda che partecipa alle gare d'appalto del Governo che non ha apprezzato il gesto e l'ha licenziata, sostenendo che quella foto violava la politica aziendale sui social media, che proibisce la pubblicazione di immagini oscene sugli account privati dei propri dipendenti.

"Non ero neanche al lavoro quando l'ho fatto", ha protestato Briskman al Washington Post

E' giusto?

La decisione dell'azienda sta facendo discutere sui limiti dell'ingerenza della vita professionale in quella privata moltiplicata dalla presenza dei social network. La donna, ripresa di spalle, non si trovava in ufficio e non si è certo espressa a nome dell'azienda. Ha utilizzato un gesto di certo volgare, ma a tal punto inopportuno da costarle il posto di lavoro?

Tra gli osservatori c'è chi ritiene questo un precedente pericoloso che potrebbe mettere a rischio il concetto stesso di libertà d'espressione e chi, al contrario, plaude a una decisione che responsabilizza il singolo circa i suoi comportamenti in un contesto pubblico.

La Briskman, dal canto suo, non sembra pentita di quello che ha fatto e, anzi, ha utilizzato la "foto della vergogna" come immagine dei suoi profili social ripetendo: "Se mi capitasse di nuovo a tiro, lo rifarei". Gli anti-Trump hanno una nuova paladina.

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