Fausto Brizzi
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Molestie sessuali nel cinema italiano: cosa si sa sul caso Brizzi

Dopo l'inchiesta firmata da "Le Iene" che scenari si aprono e cosa potrebbe succedere nelle prossime settimane

Un modus operandi seriale, la promessa di contratti di lavoro e il peso che fama, potere e successo avrebbero sulle giovani menti delle aspiranti attrici.

Sarebbero questi i tratti comuni alle dieci testimonianze raccolte da la trasmissione Mediaset Le Iene che ieri sera ha mandato in onda un pesante atto d'accusa nei confronti del regista Fausto Brizzi che sarebbe responsabile di decine di casi di molestia sessuale a danni di altrettante attrici e modelle protagoniste di provini non proprio professionali.


A firmare l'inchiesta è stato la Iena Dino Giarrusso che, all'indomani della messa in onda, su Facebook scrive: "Felice di aver dato voce a ragazze che mi han raccontato di aver vissuto un inferno, un'esperienza orribile. Dopo che la stampa ha fatto il nome di Fausto Brizzi, ecco alcune delle testimonianze raccolte su di lui, nel servizio appena andato in onda a Le Iene". 

Le premesse

L'inchiesta parte già due settimane fa quando Le Iene mandano in onda un servizio in cui si parla di "Un regista romano ultraquarantenne responsabile di decine di atti di molestia". Viene citato il caso Weinstein e si sostiene che il vaso di Pandora del cinema italiano sia pronto per essere scoperchiato.

Giarrusso ha raccolto numerose e-mail, un terzo delle quali dirigevano le accuse di violenze e molestie contro Brizzi. Da qui la scelta di porre il focus del reportage proprio sulla firma di tante commedie di successo.

Solo l'ex Miss Italia 2014 Clarissa Marchese e la modella Alessandra Giulia Bassi hanno deciso di parlare a volto scoperto, le altre lo hanno fatto con voce contraffatta e viso oscurato.

Perché le testimoni parlano a viso coperto

Il perché lo spiegano le stesse donne ai microfoni de Le Iene. "La mia agente mi ha consigliato di tenere la bocca chiusa" ha dichiarato una di loro mentre un'altra ha aggiunto: "Non avevamo i soldi per affrontare una causa" oppure "Mi hanno detto che la mia carriera sarebbe finita" per concludere con il più diffuso dei sentimenti: "Mi vergognavo".

La presunta strategia d'azione di Brizzi la raccontano sempre le ragazze che - secondo quanto sostengono Le Iene - non si conoscono tra di loro.

Dal massaggio alla molestia

Il regista invitava le aspiranti attrici nel suo studio loft romano dotato anche di "Sauna e idromassaggio in salotto". Poi Brizzi si offriva di fare un massaggio rilassante al collo delle giovani.

Già a questo punto diverse ragazze raccontano di aver capito che c'era qualcosa di sbagliato in quello che stava per succedere. Dopo il massaggio il regista avrebbe invitato le donne a provare delle scene iniziando da improvvisazioni proprio con lui.

A questo punto tutte le testimoni parlano di "Occhi cattivi", "Espressione da pazzo", "Occhi rossi e vene gonfie sulla fronte".

Brizzi, che sarebbe stato non curante del terrore vissuto dalle vittime, avrebbe finito per mettersi nudo masturbandosi davanti alle ragazze terrorizzate.

In un caso Brizzi sarebbe arrivato a consumare un rapporto completo con una delle attrici che ha deciso di parlare a Le Iene. La Iena Giarrusso sostiene di aver cercato di contattare invano Brizzi atteso per la sua replica. 

La replica di Brizzi

Il regista di Maschi contro femmine e Notte prima degli esami non ha replicato di persona, ma, tramite i suoi legali, ha fatto sapere di "Essere pronto a difendersi nelle sedi più opportune". "Per il momento Brizzi - riportava una nota - ha sospeso ogni attività lavorativa".

Il processo sui social network

E mentre lo scandalo italiano sembra essere solo all'inizio sul web è già iniziata la caccia alle streghe con i consueti processi sommari a vittime e carnefici. In testa alla crociata social Asia Argento, tra le grandi accusatrici del produttore USA Harvey Weinstein che, sul caso Brizzi, dice: "Querelaci a tutte! Non ci fai paura".

Il padre di Asia, il regista Dario Argento, a Domenica In ha dichiarato: "Ora Asia ha paura, ma non è pentita". E rispetto ai molestatori ha poi aggiunto: "Stanno insieme a una ragazza e poi gli scatta il cervello, la pazzia del sesso, diventano serial killer del sesso. È una sorta di patologia. Infatti Harvey Weinstein sta in clinica".

Ciò nonostante, ha precisato l'autore di Suspiria e tanti classici dell'horror: "Sono sicuro - riferito a Weinstein - che lui andrà in galera, finirà in prigione. La riabilitazione non è sufficiente".

Intanto l'arena social e l'opinione pubblica da bar hanno già emesso la sentenza: "L'aspetto più spaventoso della frase 'Fausto Brizzi è il Weinstein italiano' è che in questo scenario le Iene sarebbero il nostro New York Times"; oppure "Facciamo un affare: diamo agli americani Fausto Brizzi e prendiamoci Kevin Spacey". Chiacchiericcio social cui si uniscono voci che la prendono più seriamente come chi sottolinea: "Se avesse commesso queste cose, sarebbe da arrestare immediatamente. Però io non sono giudice, e non faccio processi come si usa in Italia. Aspettiamo", mentre qualcun altro lancia un nuovo sasso rincarando la dose: "Nell'ambiente si sapeva da tempo cosa facesse Fausto Brizzi. C'è stata anche un'omertà spaventosa da parte di chi sapeva".

A difesa di Brizzi

Prendono le difese di Brizzi colleghe quali Nancy Brilli o Cristiana Capotondi che proprio al regista deve fama e successo (L'ha diretta in Notte prima degli esami ed Ex). La Capotondi scrive: "Assisto con dolore alle accuse che stanno rivolgendo in queste ore a Fausto Brizzi. Con me si è sempre comportato da vero gentiluomo. Ti voglio bene signor F".

Mentre Nancy Brilli sottolinea "Lo conosco come una persona corretta, un bravo regista e produttore, un amico che si è sempre comportato in modo impeccabile, nessuna si è mai lamentata". E aggiunge: "Se si fa una denuncia deve essere con nome e cognome e circostanziata, altrimenti tutti possono dire male di tutti e non ne abbiamo bisogno".

Proprio su questo tema si inscrive il filone dei perplessi, di coloro che si chiedono perché in America attrici dello spessore di Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, ma anche Ashley Judd, Rose McGowan e tante altre hanno il coraggio (anche a tanti anni di distanza) di metterci la faccia e il nome, mentre in Italia la tecnica del gettare il sasso e nascondere la mano va per la maggiore? Questione di codardia, scarsa fiducia nella giustizia o confidenza con un sistema confuso in cui vittime e carnefici spesso si mischiano tra le due trincee dei processi sommari che si consumano tra tv e social network.

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