Lunga, corta, al sugo, in bianco, al forno o declinata nelle infinite sfumature che la mente umana può concepire.

La versatilità della pasta è senza dubbio uno degli elementi che ha trasformato il simbolo stesso del made in Italy in un cibo d'esportazione che compare sulle tavole di tutto il mondo: dalla Russia (dove il consumo in 20 anni è raddoppiato) all'America passando per Polonia, Brasile, Turchia, Giappone e Australia.

Una passione mondiale che oggi, 25 ottobre, viene festeggiata con il #WorldPastaDay che, nel 2016, compie 18 anni.

Una passione internazionale

E se l'Italia rivendica con orgoglio e legittimità la ricetta originale per preparare spaghetti e maccheroni non mancano i tentativi d'imitazione più o meno riusciti nelle case di tutto il mondo basti pensare che su Google il termine "pasta" è il più cliccato tra i cibi, superando carne, sushi, pesce o empanada.

Per chi non vuole cimentarsi con pentole d'acqua bollente, sale grosso e pomodoro fresco nel mondo esistono milioni di ristoranti che vantano la presenza nel menù di primi piatti italiani.

E se dietro alcuni fornelli la presenza di chef connazionali (o che hanno studiato in Italia) garantisce standard di qualità adeguati, molto spesso il primo piatto per antonomasia viene stuprato da cotture improbabili, sughi immondi e accompagnamenti impensabili per un italiano (La pasta, ad esempio, in Germania è un contorno al pari di piselli e carote).

Pasta goes to Hollywood

A tentare di esportare la cultura culinaria made in Italy oltroceano sono spesso stati artisti, attori, registi o cantanti dalle origini italiche che, tra un set e un concerto hanno ben pensato di reinvestire parte del proprio guadagno nella gastronomia.

Il gastro esportatore per antonomasia resta Joe Bastianich che ha fatto conoscere l'alta cucina italiana a fruitori seriali di hot dog e pollo fritto, ma non è il solo.

Italiani nel mondo

Robert De Niro, ad esempio, da tempo unisce al cinema la passione per penne e rigatoni. Dopo aver aperto il ristorante Ago di Los Angeles diretto dallo chef Agostino Sciendri in comproprietà con Ridley Scott, Robert De Niro di recente ha inaugurato un nuovo locale italiano, la Locanda Verde, a New York. Inoltre con lo chef numero uno al mondo Massimo Bottura sta lavorando al progetto per l'apertura di un refettorio francescano nel Bronx sul modello di quello che ha funzionato molto bene durante Expo.

Anche Lady Gaga ha omaggiato le sue origini facendo aprire al padre la trattoria Joanne a New York nella zona dell'Upper West Side, su Columbus Avenue. Tanti primi piatti, pizza e la speranza che la Germanotta faccia un salto a salutare i genitori in cucina.

Dopo il business Planet Hollywood degli anni '80, '90, la figura dell'attore-imprenditore ha capito che la gastro cultura rende di più del fast food. Ecco che allora anche Sylvester Stallone, Danny De Vito e Charlie Sheen hanno lasciato la catena di franchising per dedicarsi alla vera ristorazione.

De Vito si è messo a produrre limoncello, mentre Stallone ha finanziato il ristorante Buca di Beppo in California: generose porzioni di spaghetti with meatball che tanto piacciono al pubblico Usa.

Anche Hulk Hogan ha più tenuto in conto il gusto degli americani che le ricette italiane nella sua PastaMania, una sorta di fast food degli spaghetti la cui sola idea fa irrigidire i gourmet, ma che piace all'estero. PastaMania si trova anche a Singapore, Malaysia, Indonesia, India e Medio Oriente.

Infine Francis Ford Coppola che a San Francisco insegna i sapori dei suoi avi al Café Zoetrope dove vengono serviti primi piatti italiani di tutto rispetto e dal sapore squisitamente europeo.

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