Barbara Massaro

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Prima del 1985 le donne di potere giravano in pantaloni, scimmiottavano lo stile da uomo e comparivano alle riunioni con camicie dal taglio maschile e giacche oversize; poi è arrivata Donna Karan e tutto è cambiato. A lei si deve la declinazione glamour e chic della leader contemporanea, di quella donna di potere e successo che non dimentica di essere "donna". Ora, dopo 30 anni, Donna Karan ha deciso di dire addio al brand che porta il suo nome.

Dietro l'addio e la fine di una pagina di storia della moda Usa le voci di attriti con il colosso del lusso LVMH che nel 2001 acquistò il marchio permettendole di diventare un brand globale.

La Karan resterà come consulente di Donna Karan International ma dedicherà più tempo a iniziative di filantropia e alla sua nuova linea Urban Zen, fondata sul wellness e prodotti artigianali pregiati. 

A lei si deve l'introduzione del nero come colore indice di eleganza da indossare da colazione a notte inoltrata con tutte le sue sfumature di stile e la teoria dei sette capi indispensabili intorno ai quali costruire il guardaroba. Alle sfilate tra la fine degli anni '90 e i primi 2000 c'era il ghota della gente che conta: da Demi Moore a Susan Saradon, da Maryl Streep a Uma Thurman.

Dal 1985 ad oggi la donna americana di successo ha vestito Donna Karan, ma il suo stile, negli ultimi anni, era stato sostituito dalla preferenza per marchi più giovani come Tory Burch, Alexander Wang, Rag & Bone.

DKNY ha annunciato che il ruolo della Karan non verrà ricoperto da nessun altro e che da oggi il brand si concentrerà su linee più giovani e cool.

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