Chef Rubio
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Chef Rubio, non sono solo tatuaggi

Il protagonista della terza stagione di Unti e Bisunti in tour con Fiammetta Cicogna

Da due anni è conosciuto in tv come Chef Rubio grazie al format di Dmax Unti e Bisunti, arrivato alla terza edizione. Eppure lui, Gabriele Rubini classe ‘83 ex rugbista di Frascati è molto di più di un personaggio televisivo.

Stimato nei mercati rionali che frequenta per motivi di scena ma anche perché lavorare in cucina è la sua vera professione da dieci anni, tra le sue caratteristiche principali c’è la spontaneità (a tal proposito in quest’intervista sono state omesse molte sue espressioni colorite che di certo avrebbero reso meglio l’idea di cosa gli passi per la testa).

Innegabile una certa soggezione. Al primo sguardo saltano agli occhi i tanti tatuaggi che ha addosso che lui definisce ricordi dei viaggi fatti, incluse esperienze dietro ai fornelli in Nuova Zelanda e Korea, tanto per citarne alcune. Amato dagli ospiti in cucina, dal pubblico in tv e ora anche dai brand, Rubio è reduce da un fine settimana in Sicilia con Fiammetta Cicogna per un progetto internazionale di Timberland.

 Partiamo dal rugby, sua grande passione: qual è la qualità di questo sport che ha portato in cucina?

Spirito di sacrificio e fratellanza. Sono uno chef indipendente, in cucina lavoro spesso con un team che non conosco e per questo ho imparato a mettermi al servizio degli altri. Nel rugby è lo stesso. Devi rischiare per il team.

L’ingrediente che più ama?

La curiosità, mi piace andare oltre il limite e col programma Unti e Bisunti devo dire che ne ho provate molte. Quando sono in cucina invece per me conta la musica, che varia a seconda del mio umore.

E l’ingrediente che fa più fatica a digerire?

L’arroganza, e nello specifico della categoria degli chef, prendersi troppo sul serio. Chef Rubio non potrebbe esistere senza l’ironia.

Che cosa la infastidisce di più al ristorante?

Quante ore ha? Ci sono una marea di cose che mi innervosiscono ma la peggiore riguarda gli ospiti che vengono a cena e sezionano i piatti senza godersi l’esperienza. Non ho mai fatto il cameriere perché non sopporto la maleducazione. E in certi casi avrei rischiato qualche querela.

 

Ha fatto molti viaggi intorno al mondo. Qual è il biglietto da visita che custodisce con la massima cura?

Ho avversione per le cose materiali, appena ricevo un biglietto da visita è come se si volatilizzasse, sono come un buco nero per loro. Di certo mi ha colpito la gentilezza dei giapponesi nel consegnarmelo.

Piatto a quattro mani: con chi?

Sono stati tanti i compagni in cucina. Ma dico Alessandro Breda (patron del ristorante stellato Gellius a Oderzo, nel trevigiano). Ho iniziato con lui e spero che le nostre strade si rincontrino presto.

Fiammetta Cicogna era nel viaggio con lei in Sicilia per Timberland: cosa ha apprezzato di lei che non sapeva?

Non la conoscevo e non sapevo neppure che fosse un personaggio della tv. Poi ho scoperto che è una ragazza alla mano che fa mille cose, una tranquillissima insomma. E meno male, sennò sarebbe stato un incubo per lei

Qual è la miglior dote di un compagno di viaggio?

Il silenzio.

E il difetto?

L’incapacità di cogliere dettagli che a me piacciono. Non andare allo stesso passo mi rende nervoso.

E che succede poi?

Usando un eufemismo, perdo la pazienza.

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